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Note da uno spettacolo in romanesco

Seguiamo la genesi di “Tanino e Tanotto – Romani de Roma”, la novella rivista dalla studentessa Esmeralda Moretti, 17 anni, dell’I.I.S. “Eliano Luzzatti” di Palestrina. Una piccola storia di osservazione, un processo utile per approcciare un autore immortale e riconoscerlo. Quest’intuizione, l’uso del linguaggio conviviale, con risvolti di grande ironia, non è passata inosservata, tanto che il testo ha avuto un riconoscimento, Il Premio speciale per l’Innovazione.

Abbiamo incontrato Esmeralda per il nostro “Dietro le quinte…”

“A me Pirandello è sempre piaciuto tantissimo, appena ho saputo del concorso mi sono subito interessata, tanino e Tanotto è una di quella vicende, moderne e contemporanee, il divorzio, la separazione dei genitori, il rapporto genitori figlio che diventa sempre più complesso, difficile con l’adolescenza – ci spiega Esmeralda –. L’umanità alla fine non cambia mai. La nota di amaro, il retrogusto che invita a riflettere. Non è una cosa che adesso non ritrovi, il fine di Pirandello è sempre didattico e pedagogico, per questo l’ho riportata a una realtà a me vicina, e ho lavorato al dialetto romanesco, che si presta bene, è comprensibile, è un po’ il dialetto d’Italia.

La resa è simpatica, volevo una forte introspezione psicologia, sembrano stereotipi ma sono bene caratterizzati. Mi sono ispirata a gente incontrata davvero”

Sì ci sono presenze che tutti riconosciamo: il tabaccaio, l’estetista, il fattorino Amazon, trasposto in un mondo moderno, a cui siamo abituati

“Il mio intento era arrivare a una conclusione che lasciasse una nota di amaro e ti invitasse a dire ‘ci voglio pensare ancora’”.

Gli studenti di Palestrina con il coordinatore di classe Lavinio del Monaco, docente di latino e greco
Gli studenti di Palestrina con il coordinatore di classe Lavinio del Monaco, docente di latino e greco

Quali sono state le reazioni davanti a questa scelta così originale?

“Quando ho portato il copione alle mie professoresse, quella d’Italiano, Barbara Russo e quella professoressa di storia dell’arte Paola Torniai, mi hanno dato una mano anche ad adattare il romanesco in alcuni passaggi (la mia famiglia è milanese), mi hanno appoggiato. Un po’ sorprese, ma piacevolmente”.

Cosa lascia un lavoro del genere nella vita di una studentessa?

“Innanzitutto mette la persona che ci lavora (in questo caso io e tutti gli altri) in un’ottica diversa: devi interpretare un pensiero quindi devi cercare una conoscenza del tema, approfondirla. Non ti puoi limitare a leggere una sola novella. Più che studiare Pirandello, è stato proprio farlo nostro, riconoscere l’anima innovativa e portarla avanti per quella che è. Come ascoltare Bach, anche se la musica arriva dal passato è sempre attuale, bella.

La parte prima della stesura è stata molto interessante. Lo confrontavo con altre letture, con fatti personali. È mettere insieme tutte queste cose, è osservare con attenzione”.

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