La vita quotidiana è fatta di doveri, responsabilità e regole che spesso ci imprigionano in ruoli predefiniti. Ma esiste un confine tra la necessità di evadere e la capacità di ritrovare se stessi in piccoli gesti di ribellione?
Su questo interrogativo si basa Doppio Slalom, il cortometraggio, realizzato dagli studenti delle terze classi dell’ I. C. “DON BOSCO” – Scuola Secondaria di 1° Grado “ENRICO FERMI”di Manduria, ispirato alla novella di Luigi Pirandello La carriola.

Il progetto, che ha coinvolto 20 studenti sotto la guida del prof. Roberto Bascià, esplora il tema dell’evasione, quell’impulso istintivo che tutti, prima o poi, sentiamo il bisogno di assecondare.
Il protagonista della novella pirandelliana trova nel gesto improvviso e inaspettato di sollevare una cagnolina il suo personale atto di ribellione alla monotonia.
Gli alunni, invece, attraverso un linguaggio moderno e vicino alla loro realtà, hanno interpretato questo bisogno di libertà come un doppio slalom tra obblighi e desideri, tra regole e istinti, tra responsabilità e leggerezza.

Un lavoro che dimostra quanto il pensiero pirandelliano sia ancora attuale e vicino alle nuove generazioni, capaci di cogliere sfumature profonde dietro azioni all’apparenza semplici.
Ne parliamo con il prof. Roberto Bascià.
Come è nata l’idea di trasformare La carriola in un cortometraggio dal titolo Doppio Slalom?
“La Carriola” è una delle più emblematiche novelle di Pirandello, una delle più “spendibili” in ogni epoca (come tutte, d’altra parte!). Chi non desidera un momento di distrazione nelle situazioni più difficili e/o routinarie? Forse oggi sarebbe il cellulare e il suo frenetico scrollo… ecco, già il fatto che sia un cane, oggi, assume un aspetto “consolatorio”.

Cosa rappresenta, secondo voi e i vostri studenti, questo “doppio slalom” tra doveri e desideri?
Il DOPPIO SLALOM si riferisce ad entrambe le opzioni di attitudine. Prendiamo il caso del nostro protagonista: è quotidianamente preso a rispondere alle aspettative dei suoi interlocutori e per questo impegnato nel 1° slalom, per essere sempre all’altezza di aspettative sempre più impegnative. Il 2° slalom è rappresentato proprio dalla necessità di garantirsi, quando ci riesce, quei futili, ma essenziali motivi di distrazione.
Pirandello racconta spesso personaggi che si sentono soffocati dalla loro stessa esistenza. Come hanno interpretato gli studenti questa tematica?
Non è stato difficile per loro trovare presto un’analogia con la Scuola, i genitori e le aspettative di professori e famiglia, dalle quali a volte si sentono soffocare e dalle quali desiderano sicuramente evadere. Può essere un punto di riflessione anche per noi, professori e genitori: faremmo forse meglio a pretendere meno e confidare nei nostri insegnamenti, ma soprattutto esempi?

Il concetto di evasione è universale, ma cambia con le epoche. Come hanno reagito i ragazzi nell’attualizzare il messaggio della novella?
Ho atteso loro al “varco”, cioè alla prima pausa durante le riprese: hanno tutti – o quasi, vivaddio! – preso il cellulare in mano. Alla ripresa non ho mancato di far notare la loro azione. Abbiamo subito attualizzato il messaggio, in un breve debate, ma sicuramente proficuo.

Nella novella originale, il protagonista compie un gesto apparentemente insignificante ma carico di significato. Come è stato trasposto questo momento nel cortometraggio?
Abbiamo cercato di fare salva l’esigenza di recarsi dal “cane”, che però si intravede solo alla fine, lasciando allo spettatore la curiosità di capire quale sia il motivo della tanto agognata distrazione del protagonista. In questo immaginiamo anche la reazione del pubblico, che in un primo momento rimane meravigliato dalla semplicità dell’escamotage, ma poi lo contestualizza, mutando quella semplicità del gesto in essenzialità.

C’è stato un momento particolare durante le riprese o la scrittura del copione che ha colpito gli studenti?
Sicuramente quando abbiamo cercato di rendere al meglio la doppia esigenza del protagonista e quando abbiamo capito come “sdoppiare” il nostro povero Mattia Fanuli, attore principale. Abbiamo approfondito molto questo aspetto e la sovrapposizione di immagini ci è sembrato il modo per descrivere al meglio il messaggio che volevamo lanciare.
Pirandello spesso gioca con l’idea dell’identità e della maschera sociale. Avete ritrovato questa tematica nel lavoro svolto con gli studenti?
Il dover/voler essere sempre all’altezza delle aspettative, che si tratti di studenti, familiari o clienti, a volte anche muti avventori in attesa di comprensione, costringe ad indossare la maschera della “idoneità”, di dover essere sempre pronto nel soddisfare le attese, fino a snaturare se stessi, nel tentativo (a volte disperato) di tenere fede al proprio titolo di “illustre avvocato e professore di diritto, serio e responsabile”, che il cavaliere sul tavolo costantemente ricorda e che costituisce una sicurezza per chi lo legge, un gravoso vincolo per chi lo espone.

Quali sfide avete affrontato nel rendere un testo di inizio Novecento vicino alla sensibilità dei ragazzi di oggi?
Nessuna sfida in particolare, se non organizzativa, ma sicuramente non testuale: è questa l’attualità e la “futuribilità” della semantica Pirandelliana. Non è stato difficile trovare il consenso dei ragazzi e se acconsentono è perché nasce in loro un solido elemento di curiosità nel proseguire in quella direzione.
Se Pirandello fosse qui oggi e guardasse il vostro cortometraggio, cosa pensate potrebbe dire?
Sa che me lo chiedo anche io ogni tanto? Non saprei immaginare una sua ipotetica reazione, mi auguro solo positiva… credo sia a volte la stessa empasse della giuria, che un po’ deve impersonare Pirandello, giudicando attraverso i canoni della sua poetica, avendo la responsabilità di un concorso così sentito nella sua Agrigento.

Dopo questa esperienza, avete in mente altri progetti teatrali o cinematografici che possano coinvolgere gli studenti nella reinterpretazione della letteratura?
Sicuramente. Nel caso di una Scuola, la realizzazione di un cortometraggio è solo la punta dell’iceberg. Tutto quello che lo precede e lo contestualizza è un’esperienza altamente formativa, che scorpora le varie esigenze e cerca di fare ad esse fronte. Ad esempio nel cortometraggio si vedono gli alunni – attori, ma sono presenti tanti di loro anche nei ruoli dietro la telecamera e non secondari: assistenti alla regia, suggeritori, fotografi di scena, truccatori… So che occhi attenti riescono a vedere tutto questo e per noi è sempre motivo di orgoglio, nella speranza che i concorsi siano sempre così prestigiosi come l’ “Uno, nessuno e centomila” di Agrigento. Quale miglior modo per far conoscere ai nostri Alunni gli autori della nostra letteratura e la loro poetica?



