L’Istituto d’Istruzione Superiore “L. Sciascia” di Sant’Agata di Militello porta in scena Oltre la patente, testo ispirato alla celebre novella La Patente di Luigi Pirandello.
Sotto la guida della prof.ssa Anna Maria Tata e con la drammaturgia firmata da Giovanni Miracola, quattro studenti della classe VB indirizzo scientifico hanno dato vita a un lavoro teatrale che esplora il tormento interiore di Rosario Chiarchiaro, il protagonista della vicenda.
Sulla scena, con Giovanni Miracola (Chiarchiaro), anche Angela Notaro (Allegoria della superstizione), Ludovica Rinaldo (figlia del Chiarchiaro), Marco Testa (giudice D’Andrea).

La storia si concentra sul paradosso esistenziale che Chiarchiaro si trova a vivere: etichettato come jettatore dalla comunità, decide di sfruttare la superstizione altrui per ottenere un riscatto economico-sociale. Tuttavia, proprio nel momento in cui sembra poter trarre vantaggio dalla sua condizione, si rende conto dell’assurdità dell’agire umano e della propria solitudine. Cosa rimane di lui oltre la “patente” di iettatore? Qual è la sua reale identità?
Attraverso questo progetto, gli allievi hanno indagato le dinamiche della superstizione e del giudizio sociale, restituendo un Chiarchiaro carico di inquietudine e dell’amara consapevolezza di non possedere alcun bene autentico. Ne parliamo con la prof.ssa Anna Maria Tata e gli studenti.
Cosa vi ha spinto a reinterpretare La Patente e cosa vi affascina di questa novella?
Con la novella La Patente Luigi Pirandello crea uno dei personaggi più interessanti della letteratura novecentesca. Figura ambigua e grottesca, Rosario Chiarchiaro esprime una visione amara della vita che mostra con dolorosa chiarezza la risibilità dell’uomo e l’irragionevolezza del suo comportamento. La condizione del protagonista è quella di chi accetta rassegnato la “maschera” impostagli dalla stupidità e dal pregiudizio dei suoi concittadini.
La reinterpretazione della novella pirandelliana sottolinea la necessità di una via di fuga dalla trappola sociale, attraverso l’illuminazione finale che svela l’insensato paradosso dell’identità di jettatore e la cognizione della propria meschinità. Invero, in Oltre la patente, il dramma vissuto dal Chiarchiaro si complica e assume la tortuosa dimensione del travaglio interiore che lacera la coscienza e origina una sensazione di vuoto incolmabile.

Come avete lavorato per rappresentare il tormento interiore di Rosario Chiarchiaro?
Il lavoro si è sviluppato gradualmente. La lettura e la decodifica del testo hanno consentito all’attore protagonista (che peraltro ha redatto il copione) l’interiorizzazione del tormento di Rosario Chiarchiaro e un’interpretazione consapevole del ruolo. Nelle prove di recitazione si è prestato attenzione all’espressione del volto, alla gestualità, alla variazione dei toni.
In che modo il concetto di superstizione è stato trasposto nel vostro lavoro?
La superstizione è un elemento fondamentale nell’economia della vicenda. Essa costituisce il motore dell’azione scenica e si manifesta come una forza che ottenebra l’intelletto dell’uomo, inducendolo a comportamenti assurdi. Viene introdotta, all’inizio dello spettacolo, dall’apparizione di una figura allegorica che, attraverso le sue movenze, simboleggia il fascino pericoloso e l’alogico potere seduttivo della scaramanzia. Dal doloroso stato del Chiarchiaro appare evidente lo stolto pregiudizio di un’intera comunità. Lo stesso giudice D’Andrea, uomo sensibile e assennato, finisce per essere vittima della credenza comune, nemica del buonsenso e della razionalità.

Che cosa significa per voi andare “oltre la patente”? E che cosa pensate che Chiarchiaro abbia davvero guadagnato?
Con il conseguimento della patente, svelato il controsenso che regola l’agire dell’uomo e superata la visione materialistica e utilitaristica, la prospettiva del riscatto economico e sociale appare a Rosario Chiarchiaro un traguardo inutile e fittizio, che non promette alcun guadagno autentico. In Oltre la patente, il protagonista riflette sulla propria identità, vorrebbe demolire la sua “maschera”, ma lo sgomenta la precarietà del futuro, l’impossibilità di conoscere la nuova direzione della propria vita.

Quali emozioni sperate di suscitare nel pubblico con il vostro lavoro?
Ci auguriamo che Oltre la patente offra un’occasione in cui l’esperienza del mettere in scena sia utile al confronto e alla riflessione su tematiche sempre attuali, quali sono quelle suggerite dai personaggi pirandelliani. L’auspicio è che la vicenda del Chiarchiaro susciti in ognuno il desiderio di sfuggire ai meccanismi irrazionali, ai pregiudizi e al rigore degli stereotipi, perché si possa puntare alla realizzazione piena di sé stessi.
Dopo questa esperienza, pensate di esplorare il teatro e la letteratura attraverso nuove produzioni?
Crediamo nella straordinaria valenza del teatro. Le attività del laboratorio teatrale a scuola, attraverso la riscrittura di testi letterari classici e moderni, consentono la riflessione su tematiche significative e atemporali, che propiziano la socializzazione, il confronto e la collaborazione tra gli studenti.






Storie di violenza e di denuncia