Le barriere invisibili che ostacolano il riconoscimento professionale delle donne sono ancora oggi un tema centrale nella società. Il video “Il treno ha fischiato 3.0 = Il tetto si è rotto” , realizzato dagli studenti della VA (indirizzo turistico) dell’ISIS “G. Filangieri” di Frattamaggiore (NA) , rilegge la celebre novella pirandelliana Il treno ha fischiato attraverso una prospettiva attuale e con una rovesciamento di genere.
Guidati dalla prof.ssa Annabella Cirella , i 17 studenti coinvolti hanno trasformato Belluca in una donna preparata e competente che, nonostante il suo talento, viene relegata a ruoli marginali nel lavoro. Solo quando sente il fragore di un vetro infrangersi – simbolo della rottura del “soffitto di cristallo” – prende coscienza del proprio valore e della necessità di affermarsi.

Il video mostra solo scene del dramma di Belluca che vengono narrate da una voce fuori campo. Ma l’intenzione dei ragazzi è di portare in scena al Teatro Pirandello il loro lavoro per condividerlo col pubblico degli studenti provenienti da ogni parte del mondo.
Abbiamo approfondito il progetto con la prof.ssa Annabella Cirella .
Che cosa vi ha spinto a scegliere proprio Il treno ha fischiato come base per il vostro video?
Il tema del doppio, quello che si è e quello che si mostra di essere, per un motivo o per un altro, è il filo conduttore dell’opera pirandelliana in genere. L’idea di un personaggio così assuefatto ad una vita che lo schiaccia ci è sembrato rispondere in maniera puntuale ad un tema importante per dei giovani, soprattutto ragazze, che stanno per avvicinarsi al mondo del lavoro.

Com’è nata l’idea di trasformare Belluca in una donna e di introdurre il concetto del soffitto di cristallo?
La nostra Belluca è molto simile al personaggio di Pirandello: è chiusa in una gabbia dai contorni sottili, quasi impercettibili, fatta di abitudini e adattamento a quello che comunemente ancora oggi, in molti contesti, ci si aspetta da una donna, a lavoro come a casa. Lo scenario che ne deriva è un universo all’interno del quale ci sono ruoli e posizioni ben definiti e quando prova ad uscirne, la protagonista viene considerata “strana”, un po’ “fuori di testa”, dall’umore altalenante a causa proprio del suo essere donna.
Quali sono state le reazioni degli studenti nel lavorare su un tema così attuale?
Gli alunni hanno mostrato grande entusiasmo. E’ stato un po’ come viverle certe circostanze e ciò è valso di più di molti dibattiti sul tema.

Nel vostro lavoro, il suono del treno viene sostituito dal fragore di un vetro infranto. Come mai questa scelta simbolica?
Il treno che fischia sveglia il Belluca pirandelliano dal suo sopore e gli ricorda un mondo che esiste e che il protagonista ha dimenticato; il vetro che si infrange (simbolo del soffitto di cristallo), col suo fragore, sveglia la nostra Belluca, le ricorda chi è, quanto vale e in quale ruolo subalterno si è trovata intrappolata.
Quali sfide avete incontrato nel portare in scena una rilettura così originale della novella?
La difficoltà maggiore è stata realizzare i set che rispondessero in maniera precisa all’idea da rappresentare. C’è una scena in cui la protagonista, al rientro a casa, indossa pantofole rosse (che purtroppo poco si vedono), una scelta fortemente simbolica: pantofole, non scarpe, a rappresentare una forma di violenza più “soft” nei confronti delle donne.

Secondo voi, cosa hanno imparato gli studenti da questa esperienza?
Le ragazze e i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi sulla disparità di genere con una grande naturalezza, si sono “messi nei panni” e questo li ha resi consapevoli di certe dinamiche ancora esistenti.
Qual è il messaggio principale che sperate di far arrivare al pubblico?
Il pericolo dell’assuefazione e, di contro, la possibilità di potersi svegliare dal torpore dell’abitudine e riprendere in mano la propria vita. Nella scena finale, la nostra Belluca entra in un’altra casa dove non raccoglie abiti dal pavimento e, soddisfatta della sua giornata, indossa le sue pantofole (non rosse e non a caso) e si gode il meritato relax

Dopo questa esperienza, pensate di proseguire con altre reinterpretazioni teatrali di Pirandello o di altri autori?
Sarebbe bello, è stata un’esperienza molto intensa: ha fatto riflettere i ragazzi su un tema delicato e forse meno alla ribalta, una tematica che, però, fa da sfondo e contorno a una cultura di genere che tante vittime conta.



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