Nel frastuono della vita quotidiana, dove doveri e responsabilità sembrano soffocare ogni spazio personale, il desiderio di evasione diventa una necessità, sia per gli adulti che per gli adolescenti.

Da questa riflessione prende vita il cortometraggio La carriola… in cerca di evasione, realizzato dagli alunni dell’Istituto Comprensivo Pessina-Vitale-Barnaba di Ostuni, ispirato alla celebre novella di Luigi Pirandello La carriola.
Il progetto ha coinvolto 13 ragazze e ragazzi delle classi II sez.G, II sez.B e III sez.B, sotto la guida delle insegnanti referenti del progetto: Nancy Digiorgio, Iaia Rosa e Simona Filloramo.
L’adattamento teatrale ha attualizzato la vicenda originale, trasformandola in una storia contemporanea che riflette le tensioni e le fragilità di una famiglia moderna.
Il protagonista, l’avvocato Vittorio Del Croce, sopraffatto dagli obblighi lavorativi e familiari, compie un gesto improvviso e liberatorio, proprio come il personaggio pirandelliano. Ma, mentre lui cerca sfogo in un momento di ribellione, suo figlio adolescente trova nella lettura il suo spazio di libertà, dimostrando che ogni generazione ha il proprio modo di evadere.
Un progetto che unisce teatro e introspezione, esplorando il rapporto tra genitori e figli e il bisogno di ritagliarsi un angolo di serenità nella frenesia della vita. Ne parliamo con le referenti Nancy Digiorgio e Iaia Rosa.

Come è nata l’idea di attualizzare la novella La carriola e trasformarla in un dramma familiare contemporaneo?
Innanzitutto, volevamo portare in scena una novella poco nota e poi la scelta bizzarra del personaggio principale ha subito destato entusiasmo nei ragazzi: immaginare un cane come attore non protagonista della drammatizzazione ha acceso gli animi di tutti, studenti e docenti.
Subito ci si è resi conto della difficoltà di fruizione rapida del testo classico e si è cercato di renderlo accessibile ai ragazzi, trasformandolo in una storia attuale e vicina alla loro esperienza quotidiana.
Il tema della frustrazione e della ricerca di evasione, centrale nella novella di Pirandello, è stato reinterpretato in un contesto familiare moderno, mettendo in evidenza le difficoltà di comunicazione tra genitori e figli.
In che modo gli alunni hanno partecipato al processo creativo e alla scrittura del copione?
Hanno avuto un ruolo attivo nella creazione del copione, contribuendo con le loro idee e riflessioni. Hanno attualizzato i dialoghi, reso i personaggi più vicini alla loro realtà e discusso insieme agli insegnanti le dinamiche familiari da rappresentare.
Questo processo collaborativo ha permesso loro di sentirsi coinvolti e di esprimere la propria visione sul tema dell’evasione. Hanno reso credibili i personaggi della novella utilizzando espressioni proprie del loro gergo giovanile.
Il protagonista adulto e il figlio adolescente vivono lo stesso disagio ma trovano sollievo in modi diversi. Come hanno interpretato gli alunni questa dualità?
Hanno compreso come sia facile nelle diverse età della vita sentire il peso delle responsabilità e delle aspettative sociali, tuttavia diverse sono le reazioni dei singoli individui: il padre si affida ad un gesto improvviso e fisico, il figlio alla lettura e all’immaginazione. Questa differenza ha suscitato un dibattito sulla diversità delle emozioni e sulle strategie personali per affrontare il disagio.
Pirandello mette spesso in scena personaggi intrappolati in ruoli sociali rigidi. Secondo voi, questo tema è ancora attuale per i ragazzi di oggi?
Assolutamente sì. Anche oggi gli adolescenti sentono il peso di dover rispondere a determinate aspettative, sia in ambito scolastico che familiare. Il tema dell’identità e della libertà individuale è sempre attuale, e molti studenti si sono riconosciuti in questa difficoltà di trovare un proprio spazio autentico nella società.
Nel cortometraggio, la lettura diventa un mezzo di evasione. Come hanno reagito gli studenti a questo spunto? Li ha portati a riflettere sul valore della lettura nella loro vita?
Le opinioni sono state molto diverse. La lettura come via di fuga ha stimolato una riflessione sul suo valore personale. Alcuni studenti hanno ammesso di non aver mai considerato la lettura come un rifugio e che avrebbero pensato ad una forma di ribellione più concreta e adatta alla generazione alpha, mentre altri hanno condiviso il loro rapporto con i libri, riconoscendone il potere di trasportare la mente altrove. La rivoluzione del finale del cortometraggio consiste proprio nella scelta inaspettata e per certi versi anacronistica del giovane di casa.
La fase del laboratorio teatrale è stata un’esperienza formativa per gli alunni. Quali sono stati i momenti più significativi durante la preparazione dello spettacolo?
I momenti più significativi sono stati quelli di confronto, in cui gli studenti hanno discusso delle proprie esperienze personali in relazione ai temi del cortometraggio. Alcuni dei ragazzi si conoscevano già, altri hanno iniziato l’esperienza quest’ anno e ogni volta è molto interessante per noi docenti come, a seconda dei propri caratteri e comportamenti, senza alcuna forzatura, siano gli studenti stessi a cucirsi la parte addosso. Anche la fase delle prove, in cui hanno sperimentato l’interpretazione emotiva dei personaggi, è stata importante per rafforzare la loro capacità espressiva. Non sono mancati momenti di grande ilarità: quante volte si è dovuto riportare i ragazzi alla concentrazione, mentre, al contrario, il cane Tito si è subito calato nel suo ruolo….

Ci sono state difficoltà nel lavorare su un testo di Pirandello e renderlo vicino alla sensibilità dei ragazzi?
Sì, la complessità del linguaggio e dei concetti pirandelliani ha rappresentato una sfida. Tuttavia, attraverso un lavoro di rielaborazione e attualizzazione, il testo è stato reso più accessibile, senza tradire il suo significato profondo.
Quali emozioni ha suscitato il progetto negli studenti? Alcuni si sono riconosciuti nelle dinamiche tra genitori e figli rappresentate nel corto?
Il progetto ha suscitato curiosità, entusiasmo e anche introspezione. Molti studenti si sono identificati nel personaggio del figlio, riconoscendo la difficoltà di comunicare con i genitori e il bisogno di spazi personali di libertà. Non hanno dovuto così faticare per trovare la giusta ispirazione interpretativa.
Se Pirandello potesse vedere il vostro adattamento, cosa pensate direbbe di questa reinterpretazione moderna?
Probabilmente apprezzerebbe l’attualizzazione del suo messaggio, constatando come il bisogno di evasione e la riflessione sull’identità siano temi universali, senza tempo. Forse troverebbe interessante la scelta di porre il figlio in parallelo al protagonista, dando una prospettiva più ampia alla vicenda.
Dopo questa esperienza, pensate di realizzare altri progetti teatrali legati alla letteratura e alla vita quotidiana?
Sicuramente sì. Questa esperienza ha dimostrato come il teatro possa essere un mezzo potente per riflettere sulla realtà e coinvolgere gli studenti in modo attivo. Unire letteratura e attualità permette di dare nuova vita ai classici e renderli strumenti di crescita personale e collettiva.


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