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La follia come scelta di libertà

Chi è veramente folle? Chi si ribella a un’esistenza soffocante o chi continua a sopportarla? Questa è la domanda che attraversa la trasposizione teatrale della novella Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello, proposta dall’ Istituto Superiore Pietro Colletta di Avellino .

Guidati dalla professoressa Roberta De Maio, con la drammaturgia curata da Giovanni Piccirillo, gli studenti portano in scena una lettura intensa e provocatoria della storia di Belluca, il celebre personaggio pirandelliano.

Nella loro versione, il vicino di casa di Belluca si reca in manicomio per accertarsi delle sue condizioni e nella speranza di riportarlo alla ragione, ma finisce per scoprire una verità sconcertante: la follia di Belluca non è una malattia, ma un atto volontaraio di liberazione. Dopo anni di sfruttamento in ufficio e in famiglia, Belluca preferisce la stanza di un ospedale, dove può finalmente essere se stesso, lontano dalle costrizioni della vita quotidiana.

Un ribaltamento di prospettiva che porta a riflettere sul confine tra sanità mentale e libertà, tra conformismo e ribellione. Ne parliamo con l’autore del testo teatrale, Giovanni Piccirillo.

Alunno del Liceo classico Colletta di Avellino
Giovanni Piccirillo

Come è nata l’idea di questa originale rilettura di Il treno ha fischiato?

Nella difficile scelta di una novella la cui trasposizione teatrale potesse essere aderente all’opera originale ma accattivante per un pubblico moderno dalle esigenze mutevoli, Il treno ha fischiato ha rappresentato dalla prima lettura uno stimolo interessante per una traduzione teatrale che non si limitasse ad essere un mero esercizio di rielaborazione. Procedendo con un’analisi più dettagliata della novella, i parallelismi tra i sentimenti e le inclinazioni del personaggio di Belluca e quelli dell’uomo contemporaneo sorgevano sempre più numerosi in maniera evidente.

Nel tuo adattamento, Belluca non subisce la follia, ma la sceglie come unica via di fuga. Qual è il significato di questa interpretazione?

Belluca subisce la follia dei suoi detrattori in ambito lavorativo e dei suoi familiari e sceglie di esercitare la propria follia con inaudita lucidità, considerando ogni possibile reazione alla propria scelta di astrarsi dalle frenesie e dalle manie imperanti nella società in cui vive. Risulta improprio parlare di follia, considerando che la volontà di Belluca è dettata dalla ragione.

Il vicino di casa diventa una figura chiave nella storia. Quale ruolo ha nella narrazione e cosa rappresenta per Belluca?

La prof. Roberta De Maio

La figura del vicino di casa, oltre che fungere da interlocutore necessario per permettere a Belluca di esporre la propria tesi, è anche il rappresentante di un modello sociale convenzionale, che Belluca non intende soverchiare con le proprie fantasie, ma di cui vuole evidenziare le contraddizioni insite. Tale personaggio era già presente nella novella nelle vesti di narratore ed era tra i pochi a indagare le reali condizioni di Belluca, conducendo una breve ma puntuale analisi critica degli avvenimenti narrati.

Pirandello mette spesso in discussione la separazione tra normalità e follia. Come hai reagito a questa tematica?

Ho fin da subito compreso come Pirandello intendesse comunicare la facilità con cui un individuo può vacillare tra la normalità e la follia, attratto dalla plasticità della mente del protagonista e dalla sua oscillazione continua tra il mondo reale e la fantasia. La trattazione di questioni affrontate quotidianamente, quali la solitudine e l’emarginazione, ha permesso di accogliere con spiccata sensibilità i contenuti della narrazione.

La decisione finale di Belluca è una condanna o una vittoria?

La volontà finale di Belluca è l’espressione di una rassegnazione che non trova collocazione entro i confini tracciati spesso arbitrariamente di una condanna o di una vittoria. Si tratta, piuttosto, del tentativo di trovare nell’abbandono e nella solitudine la consolazione per un’esistenza così magra e misera e della constatazione dell’impossibilità per un solo uomo di sovvertire equilibri affermatisi nel corso del tempo.

La dirigente scolastica Lucia Ranieri

Qual è la riflessione più importante che speri di trasmettere con questo corto teatrale?

L’obiettivo principale del lavoro è di trasmettere al pubblico un rinnovato interesse per l’opera di Pirandello, che, come si evince già dalla lettura della novella, costituisce ancora un valido paradigma per orientarsi negli elementi costitutivi della realtà. L’adattamento teatrale cerca di contrastare la crescente incomunicabilità tra soggetti pensanti e l’incapacità di addentrarsi nell’animo del prossimo, avvicinando il pubblico a una concezione di “humanitas” ormai quasi disprezzata e aborrita.

Dopo questa esperienza, hai in mente altri progetti teatrali su Pirandello o su altri autori?

L’entusiasmo che ha caratterizzato la mia prima esperienza drammaturgica ha sicuramente fatto sì che la stesura di questo testo teatrale risultasse più immediata e coinvolgente. Benché le difficolta nell’analisi e nella rielaborazione di un’opera già esistente rendano il lavoro arduo, la volontà di effettuare nuovamente una simile operazione di traduzione teatrale è alimentata dall’ardente desiderio di esplorare più a fondo le tecniche narrative e i contenuti della novella e del teatro.


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