Siamo davvero padroni della nostra vita o siamo imprigionati nei ruoli che la società ci impone? Questa è la domanda al centro di “Basta con le trappole!” , il testo teatrale ispirato alle novelle di Luigi Pirandello La trappola e La carriola , che gli studenti dell’IMI Istanbul porteranno in scena al Teatro Pirandello di Agrigento .
Il progetto ha coinvolto 11 studenti delle classi 2ª A, 2ª C e 3ª A , guidati dalle docenti Melania Mandarà e Valeria Asta . La storia segue il personaggio di Demir , un uomo intrappolato nelle convenzioni sociali, incapace di essere veramente sé stesso. Solo grazie all’incontro con un individuo che ha già compreso la dicotomia tra forma e vita , Demir inizia a mettere in discussione la sua esistenza ea reclamare la propria autenticità.

Abbiamo parlato di questa intensa esperienza teatrale con le prof.sse Melania Mandarà e Valeria Asta .
Come è nata l’idea di unire La trappola e La carriola in un unico testo teatrale?
Proprio partendo dall’interesse degli studenti per il tema dell’identità dell’io che si scontra con i vincoli e le convenzioni sociali, abbiamo ritenuto opportuno insistere sull’idea di trappola presente molto chiaramente in entrambe le novelle.
Demir è un protagonista che incarna il conflitto tra identità e costrizioni sociali. Come hanno lavorato gli studenti su questo personaggio?
Attraverso il personaggio di Demir gli studenti hanno voluto rappresentare la perenne tensione tra forma e vita e la molteplicità dei punti di vista che non rendono ragione della vera vita di un individuo.

Nel vostro adattamento emerge la tensione tra forma e vita, un tema centrale in Pirandello. Come avete reso questa opposizione sulla scena?
Sulla scena il nostro protagonista si dibatte tra la forma in cui gli altri lo hanno confinato e il desiderio di far emergere la vita che, magmatica, gli scorre dentro ed è quindi in bilico tra i ruoli differenti che deve impersonare con le tre donne che pretendono di riconoscerlo come amante o promesso sposo.
Il titolo Basta con le trappole! ha un significato forte e diretto. Qual è il messaggio che volete trasmettere?
Il titolo così esplicito del nostro lavoro sottolinea il bisogno incoercibile di svincolarsi dalle trappole che mortificano e cristallizzano l’io; l’atto liberatorio, l’ululato finale “gridato giunge sulla scena a conclusione della forte tensione tra l’avvocato protagonista de “La carriola” e Quantorzo di “Uno, nessuno e centomila”, ma, se vogliamo, alleggerita dalla generale atmosfera ludica della rappresentazione teatrale degli studenti.
C’è stato un momento particolarmente significativo durante le prove o la scrittura del testo?
Crediamo che proprio l’entrata in scena dell’avvocato e di Quantorzo imprimano una svolta significativa al testo e rivelino chiaramente il conflitto interiore di Demir.

Pirandello analizza spesso il tema dell’identità frammentata. In che modo questa riflessione è stata ricevuta dagli studenti?
La riflessione pirandelliana continua a toccare in profondità la sensibilità degli studenti, che hanno scelto di dialogare con l’autore con una forma espressiva comica e umoristica insieme.
Come si sono approcciati i ragazzi al lavoro teatrale? È stato un percorso di crescita anche a livello
personale?
E’ stato sicuramente un percorso di crescita personale misto a divertimento, per cui immagiamo che i nostri studenti vogliano cimentarsi ancora in altri progetti teatrali con una personale rilettura dell’opera dello Scrittore di Girgenti.

I ragazzi coinvolti sono Riccardo Rita, Ecem Özkan, Ecem Tuncer, Inci Gürkan, Nazlı Aktaş, Claudia Laharpe, Melisa Ateş, Darya Safa-Jamilabadi, Yasin Daniele Fornasiero, Doğa Çavuşoğlu. Impegnatissimi nella realizzazione del loro corto teatrale che andrà in scena al Teatro Pirandello di Agrigento


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