L’adattamento cinematografico di un testo letterario è sempre una sfida affascinante, soprattutto quando si tratta di un autore come Luigi Pirandello.
Nell’ambito del concorso internazionale Uno, nessuno e centomila, il Prof. Laszlo Alexandru ha guidato un gruppo di studenti del Colegiul Național “G. Barițiu” nella realizzazione del cortometraggio Autunno, ispirato alla novella L’eresia catara.
Il lavoro ha visto la partecipazione attiva di 19 studenti delle classi XI C e I A, con la sceneggiatura scritta da Tudor Ionescu.

Il protagonista di “Autunno”, il Prof. Luigi Paracielo, è un uomo anziano, combattuto tra la sua passione per l’insegnamento e le difficoltà della vecchiaia. Attorno a lui si muovono personaggi che lo mettono alla prova: una cognata dal carattere forte, piccoli nipoti dispettosi e studenti spesso distratti, ma il suo spirito non si arrende, continuando a proclamare le sue grandi verità.
Quali sono state le sfide di questa trasposizione? Come si sono rapportati gli studenti all’universo pirandelliano? Ne parliamo direttamente con il Prof. Laszlo Alexandru.
Come è nata l’idea di portare in scena proprio L’eresia catara? Quali aspetti della novella vi hanno colpito di più?
Ormai torno per la settima volta ad Agrigento, sempre con ragazzi di classi diverse, al Concorso Internazionale “Uno, nessuno e centomila”. Le prime quattro volte, i miei studenti si erano cimentati in adattamenti teatrali. Ma la crisi mondiale del Covid ci ha offerto nuovi spunti e così abbiamo scoperto il valore di grande impatto del cortometraggio cinematografico.
In parallelo, da scrittore e traduttore, sono andato avanti con la traduzione romena, che ho appena concluso, di tutte le novelle di Luigi Pirandello: 15 volumi per oltre 4.300 pagine.
Con la pubblicazione successiva di queste traduzioni, sono cresciute anche le possibilità di ispirazione per i miei studenti. Premetto che insegno in una sezione liceale bilingue, dove i discenti cominciano lo studio dell’italiano da zero. Nel giro di quattro anni li devo portare a un livello internazionale di comunicazione e interazione con i loro coetanei di diversi Paesi. Pirandello ci offre per questo una meravigliosa opportunità. I ragazzi leggono diverse novelle in romeno, poi si mettono d’accordo sul testo più idoneo da adattare, tenendo presente anche la nostra situazione di sezione linguistica in una scuola pubblica, priva di troppe possibilità tecniche di attrezzatura e di scenografia. Per Le lacrime (2022) abbiamo trasformato la carrozza di un treno nel nostro studio cinematografico. Nel dubbio (2024) ci ha dato l’opportunità di portare l’azione nella villa storica di un ex-primo ministro della Romania di un secolo fa. Abbiamo ripreso perfino la sua scrivania e immagini della sua biblioteca, mentre i miei allievi si muovevano per quelle stanze completamente a loro agio.
Autunno (2025) presenta le sventure dell’insegnante dell’Eresia catara e abbiamo approfittato delle strutture offerte dalla nostra scuola: l’ingresso, il cortile, i corridoi, la biblioteca, il piccolo anfiteatro ecc. Volevamo trasformare lo stesso Luigi Pirandello nel protagonista della sua novella e del nostro film, in ricordo dei suoi primi anni di attività in cattedra. Ma pur avendo scambiato tre parrucche diverse, non siamo riusciti a ricreare l’inconfondibile calvizie e abbiamo dovuto ribattezzare il personaggio principale in prof. Luigi Paracielo.

La trasposizione cinematografica di un testo letterario implica scelte interpretative e stilistiche. Quali sono state le principali sfide nell’adattare questa storia a un cortometraggio?
Siamo molto contenti che la struttura del Concorso “Uno, nessuno e centomila” si sia aperta, oltre che agli adattamenti teatrali, anche alle trasposizioni cinematografiche delle novelle. Infatti il cinema costituì l’ultima grande passione e sfida di Pirandello, sia nei suoi viaggi in America, a Hollywood, che nelle trasposizioni delle sue opere letterarie in Italia. Egli fu colto dalla malattia fatale mentre coordinava le riprese per Il fu Mattia Pascal a Cinecittà. Quindi c’è piena legittimità per questa svolta culturale, soprattutto se teniamo presenti anche le precedenti voci di importanti registi: Paolo e Vittorio Taviani, Kaos (1984), Tu ridi (1998), Paolo Taviani, Leonora addio (2022), Roberto Andò, La Stranezza (2022) ecc. I miei studenti avevano in mente una trasposizione di grande fedeltà del testo letterario, che mettesse accanto il lato buffo dell’insegnante protagonista, che non si accorgeva di parlare da solo in classe, e il suo lato tragico, di persona che si prendeva molto sul serio. Da loro coordinatore ho suggerito che si includesse nel nostro film anche un’altra direzione, di peso filosofico, il tema dell’anzianità, con i suoi vantaggi (esperienza professionale, risolutezza, dignità, distacco dalle piccole conflittualità) e i suoi svantaggi (il rischio di mettersi in ridicolo, esitazioni fisiche).

Il profilo del Prof. Paracielo è emblematico: anziano, appassionato del sapere, ma circondato da un mondo che sembra non ascoltarlo. Come è stato costruito il suo personaggio e cosa vuole trasmettere?
Tre anni fa è venuto nella mia scuola un ragazzo quattordicenne, che non sapeva una parola in italiano. Si è presentato come Tudor Ionescu. Ci ha detto che suo nonno, dallo stesso nome e cognome, era stato professore di francese all’Università. Purtroppo era morto alla nascita del nipote, il quale ne conosceva poche cose. Ma il ragazzo è rimasto di sasso sapendo che suo nonno era stato il mio maestro preferito, colui che mi aveva insegnato a diventare traduttore e che aveva coordinato i miei primi passi in questo mestiere. Da allora mi ha assalito con la sua curiosità sui modi di fare e di pensare del suo caro nonno. Coinvolgerlo nel “mestiere” di attore e sceneggiatore per i cortometraggi in lingua italiana è stato per me un piacere. Nel film Nel dubbio aveva recitato la parte più modesta del marchese, che abbandonava la moglie e andava a morire a Parigi. Quella prima esperienza lo aveva aiutato a costruire adesso la parte del protagonista, il professore anziano, molto degno ma allo stesso tempo ridicolo, in Autunno. Ha dovuto esercitarsi a lungo, appoggiato al bastone, sul modo di camminare delle persone anziane, sul loro modo di parlare e sui loro atteggiamenti. Un mio amico settantenne, quando ha visto per la prima volta la scena in biblioteca, ha notato con meraviglia che lui stesso teneva le mani e le dita proprio come il ragazzo attore del film. Una sfida che invece non siamo riusciti a superare è stata la ricreazione fedele dell’immagine fisica di Pirandello. Ma per il resto siamo piuttosto contenti.
Il cortometraggio ha coinvolto 19 studenti di classi diverse. Come hanno vissuto questa esperienza? Quali competenze e sensibilità hanno sviluppato attraverso il progetto?
Abbiamo dovuto mettere insieme ragazzi della prima classe elementare (7 anni) e dell’undicesima (più o meno la terza liceale – sui 17 anni). Si sono divertiti un mondo insieme. I piccoli, molto disinibiti, hanno altamente apprezzato le caramelle che dovevano ricevere nel film e che hanno subito mangiato. Gli adolescenti erano più emozionati, ma non volevano fare brutta figura accanto ai piccolini. Tutti l’hanno presa come un bel gioco, un divertimento, forse un po’inedito. Ma nella vita della scuola intervengono spesso diverse attività impreviste, che mettono alla prova le capacità e la spontaneità dei ragazzi.
Dopo questa esperienza, ha in mente altri progetti simili che potrebbero coinvolgere i suoi studenti?
L’apertura teatrale-cinematografica pirandelliana rappresenta per la nostra sezione bilingue, romeno-italiana, un punto forte del percorso internazionale. È appunto per questo che siamo tornati così spesso ad Agrigento. Ma non dimentichiamo gli altri mezzi di espressione educativa che ci stanno a disposizione. Due anni fa abbiamo costruito un bellissimo progetto di scrittura creativa, “Mille mani”, con gli studenti e gli insegnanti del Liceo Scientifico Statale Italiano “E. Amaldi” di Barcellona, Spagna, e della Scuola Italiana Statale Atene, di Grecia. I ragazzi partner delle tre scuole hanno elaborato insieme on-line un romanzo d’avventure che poi è stato pubblicato su internet, a Roma. Da tre anni partecipiamo alle Olimpiadi Internazionali di Italiano, organizzate a Roma da MIUR e MAECI. Pochi giorni fa siamo entrati in gara con le scuole italiane di Berlino, Parigi, Zurigo ecc. e aspettiamo con ansia i risultati. Da più di trent’anni scendiamo in campo alle Olimpiadi Nazionali di Italiano, organizzate dal Ministero dell’Educazione romeno, e vantiamo un centinaio di premi diversi in questa competizione. Da tre anni i nostri studenti liceali hanno la possibilità di viaggiare a Viterbo, dove conoscono in prima persona, per una settimana, la vita all’Università degli Studi della Tuscia. Tutte queste iniziative, che superano lo stretto programma quotidiano in classe, hanno come finalità la delineazione del nuovo cittadino europeo, padrone di alcune lingue straniere e di una realtà continentale aperta e democratica. Si rispecchiano così i valori che vogliamo trasmettere ai nostri giovani.


Pirandello, il lavoro e la libertà di essere se stessi