La paura è un sentimento universale, capace di attraversare i secoli e assumere forme diverse a seconda del contesto e della persona che la vive.
In “Paura: dall’eco di ieri al grido di oggi”, gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Alfonso Maria de’ Liguori” di Sant’Agata De’ Goti, hanno reinterpretato la novella pirandelliana La Paura, trasformandola in un’indagine profonda sulle emozioni umane, con un ponte diretto tra il passato e il presente.

Guidati dalle docenti Mariarita Carrubba e Orsola Esposito, i 13 studenti delle classi V sez. A SIA, V sez. C TUR, e V sez. B IT hanno dato nuova voce al protagonista, Andrea, rendendolo simbolo delle incertezze che ancora oggi affliggono gli individui: dal timore di essere giudicati all’angoscia del fallimento, fino alla paura di affrontare se stessi.
Lo spettacolo è così diventato un mosaico di emozioni, capace di restituire la complessità del sentimento della paura e della sua evoluzione nel tempo.
Abbiamo parlato di questo intenso progetto con le docenti Mariarita Carrubba e Orsola Esposito.
Cosa vi ha spinto a scegliere La Paura come base per il vostro cortometraggio?
Abbiamo scelto La Paura di Luigi Pirandello perché il tema della fragilità dei giovani è oggi al centro del dibattito sociale, e anche la scuola è chiamata a confrontarsi con questa realtà. L’insicurezza interiore dei ragazzi non sempre deriva da minacce concrete, ma può nascere da paure irrazionali e incontrollabili che rendono vulnerabili di fronte a situazioni sconosciute o minacciose, compromettendo la lucidità.
Attraverso questo lavoro, abbiamo compreso quanto le emozioni influenzino il nostro comportamento e la percezione della realtà. Il racconto affronta un tema universale e senza tempo: il timore dell’ignoto, del giudizio, del tradimento.
La profondità psicologica del protagonista, Andrea, ci ha permesso di esplorare le molteplici sfaccettature della paura e di metterle in relazione con le ansie e le incertezze vissute dai giovani di oggi, spesso sospesi tra ciò che appare e ciò che è, in un gioco di percezioni distorte che può condurre all’isolamento e alla solitudine. Ci ha colpito la capacità della novella di raccontare le emozioni umane in modo autentico e intenso, offrendo uno spunto di riflessione sulla fragilità della mente di fronte alle incertezze della vita. Volevamo esplorare come la paura possa trasformarsi in un’esperienza comune a tutte le generazioni, e il testo di Pirandello si è rivelato un potente strumento per raccontare questa evoluzione psicologica e sociale.
Nel vostro lavoro avete messo in parallelo le paure di Andrea e quelle dei giovani di oggi. Quali sono state le riflessioni più significative emerse durante il percorso?
Durante il percorso, è emerso quanto le paure di Andrea siano simili a quelle vissute oggi dai giovani, sebbene cambino le circostanze. Il timore di non essere capiti, di non essere all’altezza delle aspettative, di essere traditi o di rimanere soli sono emozioni che attraversano il tempo e le generazioni. Il confronto tra il passato e il presente ha evidenziato come la paura sia una costante nella vita umana, ma anche come possa essere affrontata e trasformata.

In che modo il teatro è stato uno strumento utile per esplorare e affrontare il tema della paura?
Il teatro ha rappresentato uno spazio sicuro in cui esplorare le emozioni senza giudizio. Attraverso l’interpretazione, gli studenti hanno potuto dare voce alle proprie insicurezze e sperimentare il potere della condivisione. La recitazione ha permesso loro di immedesimarsi nei personaggi, comprendere meglio sé stessi e gli altri, e trasformare la paura in espressione artistica.
La paura, nel vostro cortometraggio, è vista più come un ostacolo o come un’opportunità di crescita?
La paura viene rappresentata come una presenza costante, ma non solo come un ostacolo. Il percorso di Andrea e dei giovani protagonisti mostra come la paura possa trasformarsi in uno strumento di crescita personale. Inizialmente vissuta come un freno, un limite che blocca le azioni e i pensieri, la paura diventa progressivamente un’opportunità di introspezione e di superamento delle proprie insicurezze. Il teatro stesso ha reso possibile questa trasformazione, permettendo agli attori di affrontare e mettere in scena le proprie paure, rendendole più comprensibili e meno minacciose.
Il messaggio che emerge è che la paura non deve essere negata o repressa, ma ascoltata e affrontata con coraggio, perché solo così può diventare un motore per la crescita personale.
Ci sono stati momenti particolarmente toccanti o inaspettati durante la lavorazione dello spettacolo?

Sì, ci sono stati momenti di grande intensità, soprattutto quando gli studenti hanno condiviso esperienze personali legate alle loro paure. Li abbiamo visti abbracciarsi, guardarsi negli occhi, creando un’atmosfera di profonda empatia.
Alcune scene, specialmente quelle provate in penombra, hanno generato un silenzio sospeso, in cui le battute degli attori, cariche di emozioni intime, venivano spezzate dal pianto.
Attraverso quei monologhi, hanno dato voce a verità custodite nel cuore, senza mai provare vergogna nel mostrare e raccontare le proprie fragilità.
Questo è stato uno dei traguardi più significativi del nostro percorso: vedere i ragazzi non reprimere le emozioni, ma viverle e condividerle. Inizialmente interpretate con distacco, le loro parole si sono trasformate in autentiche espressioni di vissuti profondi, creando un forte senso di connessione e comprensione reciproca.
Secondo voi, che cosa hanno imparato gli studenti da questa esperienza e come pensate che possa influenzarli nel loro percorso di crescita?
Gli studenti hanno imparato a dare voce alle proprie emozioni, scoprendo che la paura non è un nemico, ma una parte naturale della vita.
Attraverso il teatro, hanno sviluppato maggiore sicurezza in sé stessi, superando la timidezza, migliorando l’autostima e affinando la capacità di esprimersi.
Hanno compreso l’importanza di riconoscere e gestire le proprie emozioni, così come quelle degli altri, sperimentando l’arte dell’empatia, il rispetto e il lavoro di squadra.
La realizzazione di questo progetto ha richiesto collaborazione, ascolto, disciplina e responsabilità, rafforzando il loro senso di appartenenza. È stata un’esperienza formativa straordinaria per la costruzione della loro identità, offrendo strumenti preziosi per affrontare le sfide quotidiane con maggiore consapevolezza e coraggio.
Oggi ci sentiamo arricchiti e orgogliosi di aver portato a termine questo percorso, reso possibile anche grazie al supporto tecnico dei nostri colleghi e alla nostra Dirigente Maria Rosaria Icolaro, a cui va un sincero ringraziamento per aver creduto in noi e sostenuto un progetto che ci ha fatto crescere, sia artisticamente che personalmente.
Se doveste descrivere il messaggio principale del vostro lavoro in una frase, quale sarebbe?
“La paura non è un limite, ma una compagna di viaggio: affrontandola, possiamo trasformarla in forza e consapevolezza interiore.”


Pirandello e il nostro tempo: verità e inganno