Che cosa resta della verità quando si scontra con le apparenze, con il potere o con l’assurdità della guerra? Tre corti teatrali, tre modi diversi di raccontare Pirandello, tre letture che riflettono su tematiche senza tempo.
Il Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo partecipa all’VIII edizione del Concorso Internazionale “Uno, Nessuno e Centomila” con tre testi teatrali ispirati alle novelle di Luigi Pirandello. Ogni opera affronta una tematica diversa, ma tutte riflettono sull’identità, sul potere dell’illusione e sulla costruzione della realtà attraverso il giudizio degli altri.
“La cattura”, adattamento dell’omonima novella, esplora il tema della guerra e della percezione del nemico, trasportando la vicenda nel contesto del conflitto in Ucraina.
“Il supplemento”, ispirato ad Acqua amara, mette in scena le dinamiche di potere e il ruolo della donna nella società, confrontando passato e presente.
“La medaglia sulla coscienza”, basato su Le medaglie, affronta il tema della politica come teatro delle falsità, raccontando la storia di un uomo che costruisce un’immagine virtuosa di sé per nascondere le proprie scelte corrotte.
Questi tre lavori dimostrano l’attualità del pensiero pirandelliano, e hanno permesso agli studenti di esplorare il rapporto tra identità, società e pregiudizio in contesti diversi.
La Giuria ammette solo uno dei lavori in concorso (art.3 del bando). Studenti e insegnanti hanno preferito affidare la selezione ai giurati proprio per non essere costretti a scegliere tra lavori pregevoli.

Dell’ideazione e dell’elaborazione dei loro lavori parliamo con la professoressa Tiziana Screnci, referente del progetto.
Quali sono state le principali sfide nell’adattare “La cattura” al contesto della guerra in Ucraina?
Lo spunto per il nostro lavoro è stato la lettura di un articolo che illustrava le condizioni dei prigionieri di guerra russi catturati dagli ucraini. La sfida principale è stata sicuramente riuscire a informarsi in modo accurato e completo, attingendo a fonti diverse, sui contrasti tra Russia e Ucraina, abbiamo cercato notizie sulla propaganda russa e anche sul mondo militare in modo da inserire nel nostro lavoro informazioni attendibili in un contesto realistico.
Nel corto teatrale “Il supplemento”, il tema delle maschere sociali si lega alla questione femminile. Come avete sviluppato questo aspetto?

La contemporanea rappresentazione sul palco delle stanze in cui si svolgono i dialoghi permette di mettere in evidenza le differenze nella relazione tra le due coppie. Non è solo quello che dicono, ma anche ciò che fanno: basti pensare all’entrata in scena dei due uomini per mostrare quanto Carlotta sia remissiva e sottomessa nei confronti del marito Bernardo, andando subito a prendere il suo cappotto per sistemarlo, quasi che questo gesto fosse un suo dovere in quanto moglie, mentre Giuseppe appende da sé il suo cappotto e cerca subito il confronto intellettuale con la compagna in merito alla questione femminile.
Come avete lavorato per rendere il dramma del protagonista in “La medaglia sulla coscienza” ancora più attuale?
Abbiamo cercato di attualizzare il dramma del protagonista mettendo in evidenza il suo conflitto interiore, enfatizzando attraverso i soliloqui il suo senso di colpa e il dilemma morale, facendo emergere la difficoltà di compiere scelte eticamente giuste in un mondo dominato da pressioni personali, in questo caso il rapporto con il padre, e dai riconoscimenti sociali, perché la costante ricerca di approvazione finisce per diventare una trappola.
Quali scelte stilistiche e narrative avete adottato per rendere accessibile il pensiero pirandelliano al pubblico di oggi?
Stilisticamente i lavori sono molto diversi tra loro: il registro linguistico contemporaneo è indispensabile per la rappresentazione del rapporto tra due soldati che sono poco più che ragazzi così come la metafora del criceto nella ruota che serve a trasporre il concetto pirandelliano delle maschere; altrettanto accade nel contesto pubblico della politica attuale, mostrando le domande dei giornalisti in conferenza stampa o le notizie riportate in un telegiornale. Per Il supplemento le autrici hanno deciso di riportare testualmente alcune parti della novella di Pirandello Acqua amara da cui l’elaborato ha tratto ispirazione, quindi lo stile dei dialoghi tra i personaggi cerca di ricreare l’ambientazione dell’Italia del 1978.
Pirandello ha sempre giocato con il confine tra realtà e illusione. Come emerge questo tema nei vostri lavori?
Nei nostri lavori abbiamo cercato di sottolineare questo aspetto fondamentale del pensiero pirandelliano, mostrando come la percezione della realtà possa cambiare a seconda del punto di vista.
La solidarietà inaspettata tra soldati di eserciti contrapposti vuole far comprendere la possibilità di connessione umana anche in un contesto di conflitto se si prova ad abbattere le barriere del pregiudizio. Tramite il rovesciamento delle aspettative, i nemici non sono più rappresentazione del male.
Con la caduta della quarta parete nell’ultima scena de Il supplemento il pubblico non sta più assistendo a una semplice recita, ma è direttamente coinvolto: Silvia si rivolge agli spettatori esprimendo la sua visione riguardo la “grande pupazzata” a cui tutti, inevitabilmente, siamo costretti a partecipare.
L’uomo politico si trova a dubitare delle proprie certezze, costringendo il pubblico a interrogarsi sulla natura stessa della verità e su quanto le nostre convinzioni siano influenzate dal contesto sociale e dalle emozioni.
Che messaggio sperate di trasmettere attraverso la vostra partecipazione al concorso?
Quello che emerge considerando globalmente i tre lavori è che il pensiero pirandelliano, in contesti molto diversi tra loro (la guerra, le relazioni di coppia con gli stereotipi di genere e la politica) può essere una chiave interpretativa del mondo contemporaneo.
Attraverso la nostra partecipazione al concorso, speriamo di suscitare domande, mostrando come il teatro possa essere uno strumento potente di introspezione e cambiamento.


Belluca tra musica, danza e dialoghi intensi