Quando la realtà diventa troppo stretta, serve un fischio—o una nota musicale—per risvegliarsi. Con il cortometraggio La musica ha suonato, gli studenti dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII – San Giovanni Bosco di Ostuni reinterpretano la novella pirandelliana Il treno ha fischiato in chiave moderna, fondendo il dramma sociale con la leggerezza del teatro.

Ispirandosi anche al celebre film Full Monty, il progetto ha coinvolto 28 alunni delle classi III H e III I, guidati dalla referente prof.ssa Dorotea Valentina Eufemia Longo. Al centro della storia c’è Belluca, un operaio in cassa integrazione che, come i suoi colleghi, è oppresso dalle difficoltà economiche e dallo sguardo giudicante della società. La svolta arriva con un concorso musicale: un’idea audace e rivoluzionaria li porta a improvvisare uno spettacolo di drag queen, sfidando pregiudizi e paure.
Riusciranno a trovare il coraggio di mostrarsi in quelle vesti? Come si collega questa storia al pensiero di Pirandello? Ne parliamo con la professoressa Dorotea Valentina Eufemia Longo, referente del progetto.

Come è nata l’idea di unire Pirandello e Full Monty in questo originale adattamento?
Full Monty è un film che ho visto diverse volte e da cui resto sempre affascinata, perché ha il merito di portare lo spettatore a riflettere sul problema drammatico della disoccupazione, e di tutto ciò che ne consegue, senza “affliggere” lo spettatore, al punto da “cambiare canale” e voltarsi dall’altra parte. Abbiamo voluto realizzare un efficace e facilmente intuitivo parallelismo tra la condizione degli operai di Sheffield e quelli dell’Ilva di Taranto: in entrambi i casi viene portato alla ribalta un problema che ha gravi risvolti sociali sulle rispettive comunità. Inoltre, seppur non ci sia il classico “lieto fine” ed il problema continui a persistere, ci mostra come esista sempre un “lieto fine” alternativo. Basta crederci! Il balletto di Full Monty è il treno che fischia per Belluca: la capacità di resistere e di non mollare mai.

La scelta di inserire uno spettacolo di drag queen è molto potente. Qual è stato il messaggio che avete voluto trasmettere?
Abbiamo deciso di inserire il tema delle drag queen perché paradossalmente la maschera indossata dagli operai per lo spettacolo,”toglie ” quella che la società ha imposto loro; e apparendo folli al
mondo, ritrovano sé stessi.
Come hanno vissuto gli studenti il processo creativo e interpretativo? Ci sono stati momenti di particolare entusiasmo o difficoltà?
All’inizio gli studenti hanno accettato con entusiasmo l’idea di recitare; difficile è stato fare accettare a dei ragazzi appena tredicenni l’idea di doversi esibire in pubblico nelle vesti di drag queen.
Qual è stato il momento più emozionante della realizzazione del corto?
Nonostante l’iniziale imbarazzo, grazie anche al sostegno dei compagni e dei genitori, il momento più emozionante è stato vedere i ragazzi esibirsi sul palco di una chiesa e davanti al suo parroco, tra
gli altri, con sicurezza e grande disinvoltura.

Dopo questa esperienza, pensa che gli studenti abbiano cambiato il loro modo di vedere il teatro e la letteratura?
Sicuramente sì. Poter “vivere la letteratura” e comprendere come prenda corpo un’ opera teatrale, li ha resi consapevoli che lo studio e l’arte non sono concetti meramente astratti, ma appartengono alla
realtà di tutti.
C’è in programma un nuovo progetto che possa proseguire questo percorso di rilettura creativa di Pirandello?
In cantiere ci sono tante nuove idee, scaturite non solo da noi docenti ma anche e soprattutto dall’ entusiasmo dei ragazzi.


“La carriola… in cerca di evasione”