Può la scienza essere vista come una minaccia invece che come una conquista? È il paradosso al centro del corto teatrale “La scienza nel paese delle meraviglie”, presentato dagli studenti del Liceo Scientifico Statale “Leonardo” di Agrigento all’VIII edizione del Concorso Internazionale “Uno, Nessuno e Centomila”.
Ispirato alla novella di Luigi Pirandello “Le sorprese della scienza”, il progetto racconta con ironia e spirito critico il difficile rapporto tra l’innovazione e una eccessiva prudenza seppur apparentemente ammantata da voglia di progresso.
Nella cittadina di Milocca, la scienza è vista con diffidenza e le sue meraviglie sembrano appartenere a un altro mondo, incapace di trovare spazio in una realtà dominata dall’immobilismo.
Gli studenti si chiedono, con un’ironia tutta pirandelliana: verrà mai il secolo dei Lumi e non dei lumini?
Guidati dalla professoressa Adele Castelli, gli autori Gaia Maria Casà, Sofia Giuseppina Monachino e Giovanni Papia, insieme a più di una decina di studenti della V B indirizzo linguistico e della II B Linguistico, hanno lavorato per restituire l’umorismo surreale della novella, trasformandolo in una riflessione visiva sul nostro presente.

Sono 24 gli studenti che parteciperanno inoltre alle attività del concorso, a dimostrazione del grande interesse e del coinvolgimento profondo nel mondo pirandelliano.
Alla prof. Adele Castelli e ad alcuni degli studenti coinvolti abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio la loro esperienza.
Che cosa vi ha spinto a scegliere Le sorprese della scienza per il vostro corto teatrale?
Cercavamo un testo da collegare al nodo disciplinare del progresso e ci è parso che questa novella offrisse un approccio problematico interessante.
Come avete lavorato per rendere la cittadina di Milocca un luogo sospeso tra realtà e fiaba?
Abbiamo immaginato una contaminazione tra l’ambientazione originale e quella di Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll che abbiamo citato attraverso i costumi.

Pirandello usa l’ironia per trattare temi profondi. Come avete cercato di riprodurre questo stile nel vostro lavoro?
Il protagonista in visita nel paesino è il portavoce dell’amarezza nascosta dietro la situazione farsesca a cui assiste perché, alla fin fine, è un emigrato che quella terra l’ha lasciata.
La domanda che vi ponete nel cortometraggio – “verrà mai il secolo dei Lumi e non dei lumini?” – è una provocazione molto attuale. Come la interpretate nel contesto contemporaneo?
La ragionevolezza è innanzitutto un’esigenza di giustizia. Forme moderne di schiavitù approfittano di vuoti normativi ancora oggi. Ad esempio, io, Adele Castelli, sono azionista dell’ex Banca Popolare Sant’Angelo ora Banco Popolare di Ragusa solo perché ho ereditato le azioni di mio padre. Non mi è stata offerta alcuna possibilità di recesso, benché non abbia mai fatto mistero di non nutrire la benché minima fiducia per questo istituto bancario. Non mi è mai stato chiesto un consenso informato: sono azionista contro la mia volontà perché erede di mio padre, come una volta si era servi della gleba solo perché si nasceva figli di qualcuno invece che di qualcun altro.
Come hanno reagito gli studenti nel confrontarsi con un Pirandello “scientifico” piuttosto che strettamente filosofico o teatrale?
Gli studenti hanno colto l’occasione per inserire la novella parallelamente anche in un’attività di matematica pensata per acquisire dimestichezza con le nuove tecnologie dimostrando tutta la loro versatilità.
Che messaggio sperate di trasmettere al pubblico attraverso questa rappresentazione?
Vorremmo trasmettere il coraggio di affrontare i testi del passato con freschezza e creatività.
Dopo questa esperienza, avete in programma altri progetti che uniscano letteratura e teatro?
Si naviga a vista. Molto dipende dalle condizioni di lavoro, perché quando questo genere d’impegno deve essere confinato alle ore curriculari sottrae spazio ad altre attività e chi abita fuori città fa fatica ad essere disponibile in altri orari. Noi ci auguriamo di suscitare comunque l’emulazione delle altre classi.


La follia come scelta di libertà