L’I.I.S.S. “Gallo” partecipa al concorso Uno, nessuno e centomila con il progetto Luce di Luna.
Ha già collaborato tante volte attivamente e con entusiasmo all’organizzazione del Concorso e questa volta ha deciso di partecipare come concorrente, decidendo di cimentarsi con una delle novelle più note di Luigi Pirandello.

Ispirata alla novella Ciàula scopre la luna, l’idea proposta dalla scuola indaga l’universo giovanile, ma da un punto di vista differente. Qui, Luna è una sedicenne immersa nella società contemporanea, una ragazza dal carattere introverso, timida, preda di ansie, che vive all’interno di un nucleo familiare problematico, dove tutti litigano e nessuno la capisce, finché ha l’opportunità di partecipare a uno spettacolo e può dimostrare a se stessa, per prima, il proprio talento.
Un percorso di rinascita e consapevolezza narrato da tredici alunni e alunne delle Classi: IIIC, IV H, II B, II A (Cat), II A (Eno), IV A/B: Aurora Schifano, Giuseppe Karol Gastoni, Alessandro Collura, Emanuele Lucera, Andrea Heygi, Fabio Marullo, Bryan Singh, Nicolò Vitello , Fabio Orlando, Francesco Borsellino, Matteo Vassallo, Ludovica Vita e Simona Cardilicchia.
A raccontarci i particolari di questo lavoro le referenti Maria Dalli Cardillo, Maria Assunta Iacona, Maria Rita Napoli e Serena Consiglio.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Dovrebbe significare poter smontare il paradosso. Ma, passano i decenni, e gli uomini non
cambiano. Intrappolati nelle maschere e nelle convenzioni sociali, possono trovare conforto, quando la semplicità ha il sopravvento, nella propria umanità, come Ciaula quando scopre la Luna.
Leggere le opere di Luigi Pirandello nel 2024 significa poter riflettere sull’esistenza, soprattutto la
propria. Pur riconoscendosi nei personaggi pirandelliani, significa tentare sempre di manifestare il proprio essere, la propria autenticità, pur correndo qualche rischio; perché, se si vuole interpretare l’opera Pirandelliana, pur nel paradosso, nell’insuccesso, nell’amarezza dell’umorismo, comunque, la vita va vissuta appieno.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
Il conflitto tra essere ed apparire: la società che impone le maschere.
L’impossibilità del cambiamento: il caso permette di trovare una scappatoia per superare la tristezza della vita ma non offre soluzioni, favorendo il paradosso.
Nelle opere si rileva la crisi che investe i personaggi, il loro essere dei “disadattati “, sempre alla
ricerca di sé, il tema dell’esclusione, del pregiudizio di una società gretta e convenzionale, nonché quello della solitudine e dell’incomunicabilità.
Pirandello è probabilmente il più acuto degli osservatori della natura umana, tanto da ridere della tragica condizione di alienazione in balia degli schemi sociali e culturali.
Ragazze e ragazzi, in che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Siamo stati protagonisti e soggetti attivi di un progetto che ha messo in gioco la nostra sensibilità, l’affettività e il linguaggio del corpo. Abbiamo lavorato insieme usando le nostre capacità e le competenze acquisite. Abbiamo avuto l’opportunità di esprimere le nostre emozioni e “metterci in gioco” scegliendo il ruolo a noi più congeniale. Abbiamo sperimentato la recettività al linguaggio teatrale ma soprattutto cinematografico e sviluppato un atteggiamento di ascolto e rispetto reciproco. Inoltre, per rendere il lavoro più proficuo si è proceduto alla creazione di un gruppo WhatsApp dove si effettuavano scambi di idee e dibattiti.
La collaborazione coerente e solida tra studenti docenti è stata essenziale per la stesura della
sceneggiatura.
Secondo voi qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di
Pirandello?
Il pensiero Pirandelliano, oltre ad essere sempre attuale, consente di guardare alla realtà e,
soprattutto, alla vita in modo attento e personale.
In un mondo che insegue la massificazione, l’apparenza, l’affermazione dell’immagine a tutti i
costi, il passaggio dal vivere al vedersi vivere dovrebbe essere obbligatorio per tutti, quanto meno per il recupero, per quanto possibile, del sé, della propria dignità, della propria autenticità.
Vi aspettate di guardare Agrigento con occhi diversi dopo questa esperienza?
Ci si aspetta di ripercorrere con Lui i luoghi della sua vita, della sua memoria, dei suoi personaggi, quelli raccontati nei suoi testi.
La visita di Agrigento e il Caos rappresentano sempre un’opportunità di arricchimento anche alla luce delle conoscenze che tutti noi abbiamo acquisito grazie a questo progetto che ci ha sicuramente istruito ma soprattutto emozionato


Reggio Calabria: un corto su Pirandello, autore che sfida il tempo