Una luna da rivelare o una luna da incontrare? Con Ciaula incontra la luna, l’Istituto Comprensivo Pessina–Vitale–Barnaba di Ostuni propone una rilettura intensa e profondamente attuale di Ciaula scopre la luna di Luigi Pirandello, trasformando la scoperta solitaria del testo originario in un incontro capace di generare relazione, riconoscimento e rinascita.
Il primo scarto è già nel titolo: non più soltanto “scoprire”, ma incontrare. Una scelta che orienta l’intero progetto verso la dimensione dell’altro, dello sguardo che vede e restituisce dignità. Il nuovo Ciàula non è più un minatore di zolfara, ma un rider contemporaneo: un giovane che attraversa la città consegnando pacchi e cibo, invisibile a clienti, passanti e datori di lavoro, definito da tempi, numeri e valutazioni. Come il personaggio pirandelliano, vive una condizione di alienazione e isolamento, immerso in una quotidianità frenetica e impersonale.
La luna conserva il suo valore simbolico di rivelazione e di risveglio, ma assume una doppia natura. È l’astro che squarcia il buio, ma diventa anche Sara, una ragazza che entra in scena nel momento della caduta di Ciàula: colei che si ferma, guarda, riconosce.
In questa incarnazione umana della luna, il gesto più semplice — prendersi cura — diventa il più rivoluzionario, perché restituisce visibilità a chi ne è privo.
Elemento centrale del lavoro è la presenza di una voce narrante che accompagna l’intero racconto e che, nel finale, si rivela essere Maria Antonietta Portulano moglie di Pirandello. Una scelta metateatrale che richiama il tema della follia come maschera sociale e ribadisce la distanza, cara all’autore, tra identità autentica e ruolo imposto dagli altri.
Il cortometraggio è il risultato di un percorso laboratoriale che ha coinvolto studenti di diverse classi come soggetti attivi, chiamati non solo a interpretare, ma a riflettere sul testo, sul linguaggio teatrale e sui temi della cittadinanza contemporanea. Ne emerge un dialogo vivo con Pirandello, capace di mostrare quanto siano ancora attuali i suoi interrogativi fondamentali: la maschera sociale, l’invisibilità dell’individuo, la possibilità — improvvisa e inattesa — che una verità emerga proprio nei momenti di crisi.
Referenti del progetto sono state le professoresse Nancy Digiorgio, Angela Nobile, Rosa Iaia, Simona Filloramo.
–Perché avete scelto Ciàula “scopre la luna” come testo di partenza per questo progetto?
“Abbiamo scelto Ciàula scopre la luna perché è una novella breve ma densissima di significato, capace di parlare anche ai ragazzi di oggi. Il tema della scoperta della bellezza, dopo una condizione di fatica e di solitudine, è universale e immediatamente comprensibile. Ci è sembrato un testo adatto a essere attualizzato e trasformato in esperienza teatrale, mantenendo intatta la forza simbolica pirandelliana”.
–Il passaggio da minatore a rider è fortemente simbolico: quali riflessioni ha generato nei ragazzi?
“Il rider è apparso subito ai ragazzi come una figura vicina al loro quotidiano: lo vedono per strada, lo associano al lavoro precario e spesso invisibile. Questo passaggio ha permesso di riflettere sul tema dello sfruttamento, dei ritmi imposti, delle valutazioni numeriche e sulla sensazione di essere considerati più come “funzioni” che come persone. Hanno compreso che spesso dietro i silenzi si nascondono animi gentili che non hanno l’opportunità di emergere e che, dunque, l’alienazione raccontata da Pirandello non appartiene solo al passato, ma è ancora molto attuale.”
–Che valore educativo ha avuto la scelta di trasformare la luna in una presenza umana?
“Trasformare la luna in Sara ha dato concretezza al simbolo. Non è più solo un’illuminazione poetica, ma diventa un gesto umano: qualcuno che si ferma, guarda, aiuta. Dal punto di vista educativo è stato fondamentale, perché i ragazzi hanno capito che a volte basta un piccolo atto di attenzione per cambiare la giornata – o la vita – di qualcuno. La luna diventa così empatia, cura, relazione”.
– In che modo la dimensione laboratoriale ha inciso sulla partecipazione e sulla consapevolezza degli studenti?
“Il laboratorio ha reso gli studenti protagonisti attivi e non semplici esecutori. Hanno partecipato alla riscrittura del testo, alle improvvisazioni, alla scelta delle soluzioni sceniche. Questo li ha portati a comprendere davvero il senso del lavoro e ad assumersi responsabilità creative. La partecipazione è cresciuta molto, così come la loro capacità di collaborare, ascoltarsi e riflettere su temi complessi”.
–La voce narrante finale introduce un livello metateatrale complesso: come è stato affrontato con i ragazzi?
“Abbiamo lavorato gradualmente, partendo dal concetto pirandelliano di “maschera” e di ruolo sociale. Da lì siamo arrivati alla figura di Maria Antonietta Portulano, che incarna il tema di chi viene etichettato e non compreso. I ragazzi hanno colto con maturità questo livello metateatrale, comprendendo che la letteratura dialoga con la vita reale. La rivelazione finale è diventata per loro una chiave di lettura più profonda di tutta la storia: invita i ragazzi a riflettere sull’importanza di essere autentici, di lasciar cadere le maschere imposte dalla società e di superare quelle barriere che spesso ostacolano la comunicazione e l’incontro con l’altro”.
–Qual è, secondo voi, l’eredità più importante che questo lavoro lascia agli studenti?
“Crediamo che l’eredità più importante sia la consapevolezza che dietro ogni persona c’è molto più di ciò che appare. Il lavoro li ha aiutati a sviluppare empatia, spirito critico e capacità di guardare oltre le etichette. Se anche solo uno di loro, nella vita quotidiana, saprà “alzare gli occhi” e accorgersi degli altri, allora il percorso avrà raggiunto il suo obiettivo”.
Dalle domande rivolte alle alunne e agli alunni delle classi 1^B, 2^B, 3^B, 2^C, 2^G, 3^G, è scaturito un vero e proprio dibattito, con tanti spunti interessanti. Ecco alcune delle risposte più significative.
– Chi è Ciaùla oggi? Vi è sembrato vicino alla vostra esperienza o lontano?
– “Secondo me Ciaùla è un personaggio estremamente attuale, perfetto da mettere a confronto con molte persone che vivono situazioni simili, quindi sì, credo che sia un personaggio vicino a quello che viviamo tutti i giorni”.
– “Oggi Ciaùla è un simbolo importante di tristezza di chi non viene considerato da tutti, ma è un esempio per tutti i ragazzi che non si sentono compresi, per questo è molto vicino alla nostra esperienza”.
– “Ciaùla mi è sembrato molto vicino a quello che si può provare oggi nella vita quotidiana, perché sentirsi trascurato, messo da parte, ignorato, sfruttato, sono sentimenti ed esperienze che si possono provare oggi come nel passato”.
–Vi è mai capitato di sentirvi “invisibili”, come il protagonista?
“Sì, mi è capitato molto spesso di essere invisibile. Molte volte in famiglia quando parlo e devo ripetere perché nessuno stava ascoltando o qualcuno mi parlava sopra e dicono che è perché “ho la voce bassa”, quando dal mio punto di vista sembra che lo facciano apposta ad ignorarmi”.
“Sì, mi è capitato di sentirmi invisibile, alla elementari nessuno mi parlava, non avevo amicizie con nessuno“
“Sì, più volte. La sensazione di non essere considerato mi capita ancora e assicuro che è molto brutta come esperienza e mi auguro che non capiti a nessuno”.
– Cosa rappresenta per voi la luna in questo cortometraggio?
“Per me la luna rappresenta la certezza di poter essere di più, la consapevolezza che non si è più disposti a farsi trattare con aria di sufficienza. L’iniziare a capire e a riconoscere il proprio valore”.
“È un punto di riferimento che trasmette un messaggio di cambiamento e consapevolezza”.
“La luna in questo lavoro per me rappresenta la speranza perché Ciaùla si sente per la prima volta guardato o considerato.”
–Pensate che basti un incontro per cambiare il modo in cui vediamo noi stessi?
“Sì, se è un incontro profondo che ti fa capire i veri valori di te stesso e della vita che vivi, se questa persona riesce bene ad immedesimarsi in te e a capirti perché alla fine tutti sono dotati di alcuni valori e bisogna farsi rispettare perché tutti abbiamo una dignità e autostima.”
“Sì, penso che a volte basti solo un incontro per cambiare la visione della nostra vita, perché anche una sola frase, ma di significato profondo, può farci riflettere e trovare il modo di cambiare noi stessi.“
“Dipende dall’incontro in sé, perché credo che basti poco per “aprire gli occhi”, rendersi conto e cambiare il nostro punto di vista, ma che ci vogliono parole giuste capaci di farti ragionare.“
–Qual è la scena che sentite più vostra e perché?
“Mi sento più vicina alla scena finale perché, oltre ad amare lo stare con gli altri, amo aiutare, perché con un piccolo gesto si potrebbe migliorare la giornata di una persona”.
“Sento vicino a me la scena delle “ragazze criticone” perché testimonia come la società di oggi abbia sempre una cattiva parola per tutti e di come le persone si facciano condizionare dall’aspetto esteriore, dalle “apparenze” durante la conoscenza con qualcuno.”
“La scena che più mi appartiene è quella in cui Ciaùla incontra il cliente scorbutico perché mi capita molto spesso di dare molte possibilità a chi non mi merita, mi scuso in milioni di modi fallendo sempre”.
–Se doveste spiegare questo lavoro a un vostro coetaneo in una frase, cosa direste?
“Questo lavoro racconta una storia “antica” ma allo stesso tempo molto moderna, dove Ciaùla dopo essere stato ignorato per una vita, comprende finalmente che può essere di più, che deve dare più spazio a se stesso”.
“In una frase direi “un’esperienza che ti rimane nel cuore, che ti aiuta a crescere e a vivere la vita con un punto di vista diverso”. Ma si sa, il teatro si ama proprio perché ti porta ad immedesimarti in un determinato personaggio e a capire come si sentono gli altri.”
Ecco tutti i magnifici protagonisti: Clara Farina, Giorgia Marseglia, Andrea Nobile, Aurora Calo’, Diego Colucci, Martina Del Vecchio, Sara Lorusso, Amalia Palmisano, Federico Pecoraro Zizzi, Nicola Salomone, Carlotta Sgura, Azzurra Sternativo, Lavinia Lopalco, Francesco Vaiani, Margherita Palmisano, Angelica Parisi, Ismail Sow, Samanta Malderella.












Un dottorato di ricerca sul Concorso di scrittura teatrale