L’Istituto Omnicomprensivo Italiano di Atene partecipa con un video tratto dalla novella “Ciaula scopre la luna”.
Il titolo – “Ciaula incontra Persefone ad Eleusi” – preannuncia un viaggio all’indietro nell’antica Grecia, un’immersione nei misteri eleusini e nel mito di Demetra e Persefone. Invero, il lavoro è un continuo rimando alla contemporaneità e al destino del nostro pianeta.

A realizzare il video sono gli alunni della I, II e III media: Cristina Andreou, Katerina Avloniti, Michail Chinè, Arianna Eliezer, Zoe Gobbi, Gabriella Grigoraki, Rosalia Kopouna, Dimitris Kleidonas, Maria-Aikaterini Korre, Filippo Madonna, Massimo Odoni, Simone Amato, Elli Deflaviis, Patrik Kollobani, Ilektra Roukounaki, Maria Pratikaki-Pageorgiou, Irga Pine. Sono stati coordinati dalla docente Anna Terminello, coadiuvata dall’esperta teatrale Francesca Minutoli e dall’esperto cinematografico Alessandro Spiliotopoulos.
Abbiamo chiesto di approfondire i contenuti del lavoro in concorso alla prof. Terminello.

– Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Leggere Pirandello nel 2024 significa leggere l’attualità con gli occhi, il cuore e il sentire di un siciliano di ogni tempo, con uno sguardo aperto alle problematiche comuni a tutta l’umanità.
Approfondire Pirandello nella Scuola italiana di Atene è un processo naturale in quanto le opere di Pirandello contengono un concentrato di cultura classica greca. Lo abbiamo già sperimentato nel 2021, quando gli studenti di cinque scuole greche in rete, con capofila la scuola italiana di Atene, si cimentarono nella ri-scrittura drammaturgica della novella “La patente” evidenziando, come comuni denominatori di un pensiero ancora imperante nella nostra società moderna, i temi della superstizione, del pregiudizio e dell’ emarginazione sociale.
Temi ai quali i nostri studenti della scuola italiana di Atene sono particolarmente sensibili e che abbiamo riaffrontato ed approfondito nel laboratorio teatrale che ha dato vita al corto teatrale-cinematografico presentato in questa VII Edizione del Concorso Uno Nessuno e Centomila.
–Che cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
La lettura della novella Pirandelliana “Ciaula scopre la luna” ha offerto lo spunto per una riflessione sull’ecologia delle relazioni nel rapporto Uomo -Terra defraudata, sfruttata, impoverita. Le miniere di zolfo di Ciaula, nella nostra pièce teatrale-video, rimandano alle ciminiere della zona industriale di Eleusi in Grecia a mostrare quanto una Terra sacra nel passato, venerata sede dei Misteri eleusini, possa essere svilita, dimenticata ed inaridita per mano dell’Uomo.
La novella di Pirandello, inoltre, ha aiutato gli studenti a riflettere sul tema delle relazioni umane, dell’emarginazione e della disabilità. Ciaula vive relazioni disumanizzate per effetto dell’ignoranza e della minorazione fisica e mentale, oggetto di scherno per la crudeltà dei suoi pari.
Ciaula è sottomesso alla volontà di Zì Scarda che, a sua volta, vive il dramma della propria disabilità e della perdita affettiva del figlio, che lo lacera nell’animo. Il calarsi nelle profondità della Terra assume, quindi, una valenza fortemente simbolica, riferita all’incontro – scontro dell’essere umano con le proprie ancestrali angosce: la paura del buio, dell’isolamento, dell’abbandono, della morte. Temi che si riconnettono ancora una volta alla scelta di Eleusi come luogo delle riprese.
Nel parco archeologico di Eleusi, infatti, si trova la grotta sacra, Ploutonion, il solco della Terra, accesso agli Inferi, nel quale Ade nascose la fanciulla Persefone.
Da lui rapita alle cure della Madre Demetra, Dea dell’Agricoltura e della fertilità, la stessa, per la disperazione della perdita della figlia, inaridì la Terra, per poi farla rifiorire al momento della risalita di Persefone dall’Ade alla luce del mondo dei vivi.
Le gallerie delle miniere di zolfo simboleggiano, pertanto, il regno della morte, e l’uscita di Ciaula all’aria aperta, rappresenta la liberazione, il tornare alla vita, come Persefone dal Ploutonion tornò dalla Madre Demetra che, per la felicità, fece rinverdir la Terra di luce e dei colori della Primavera.
–In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
I ragazzi sono stati avvicinati alla novella “Ciaula scopre la Luna” in modo esperienziale.
Si è voluta sperimentare con loro l’immediatezza del sentire, attraverso il corpo e con il linguaggio diretto della corporeità, la particolare realtà del lavoro nelle miniere.
La lettura della novella è così avvenuta passo passo, accompagnata dalla messa in scena teatrale.
Subito, dalle prime righe della novella, si è chiesto ai ragazzi di immaginare come rendere reale ed efficace ciò che ascoltavano durante la lettura. Immediatamente i ragazzi si sono trasformati in minatori, in Cacciagallina, Zì Scarda, Ciaula, senza bisogno di particolari suggerimenti nella resa delle scene. L’ immagine evocativa potente del sopruso è emersa naturalmente, e i ragazzi si sono immedesimati e hanno sentito, sulla loro pelle, la pesantezza e la brutalità di un lavoro disumanizzante come quello del minatore delle cave di zolfo descritto da Pirandello.

La scrittura del copione di scena è così avvenuta in seguito alla drammatizzazione sperimentale della novella da parte dei ragazzi, con uno spirito di collaborazione nella co-costruzione dell’intera messa in scena. La riscrittura del copione teatrale in copione cinematografico ha comportato degli aggiustamenti nelle scene. Anche in questo lavoro di adattamento i ragazzi sono stati capaci di entrare nel ruolo, immedesimandosi con i personaggi e adeguandosi al contesto. La scelta del sito archeologico di Eleusi, regolamentato dalla Sovraintendenza ai Beni culturali, come location per girare alcune scene del cortometraggio, ha comportato limitazioni, come quella che i ragazzi recitassero senza costumi o materiali di scena. Anche in questo caso gli studenti hanno collaborato, adattandosi al contesto per rendere al meglio il lavoro cinematografico con un “senso del dovere” pirandelliano.
–Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
Le opere di Pirandello sono messaggeri di italianità, ambasciatori di cultura e di lingua italiana. Strumenti privilegiati nelle scuole, anche e soprattutto all’estero, stimolano la riflessione su temi di attualità, sono capaci di aprire con immediatezza un dibattito e di approfondire con naturalezza la conoscenza di sé e dell’altro. Stimolano la curiosità dei ragazzi, che rimangono colpiti e affascinati dal ritmo di narrazione. Espandono la visuale sulle dinamiche sociali, con una lettura non conformista degli eventi.
–Che cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Il viaggio in Sicilia per i greci è una scoperta identitaria, un attraversamento della loro storia, un calpestare un territorio ricco della loro cultura classica.

Visitare Agrigento è vedere la Sicilia, intrisa di Grecia, con gli occhi di Pirandello, di cui lui stesso scrive: “La Grecia è dentro di me. Il suo spirito illumina il mio pensiero e consola il mio animo. Senza averla mai vista, la conosco. Sono della Sicilia, cioè della Magna Grecia e in Sicilia molto di greco ancora sopravvive. Ne sopravvivono la misura, l’armonia, il ritmo…”.
Questo anno, inoltre, Agrigento si prepara ad essere Capitale della cultura italiana 2025 e con il suo Telamone gigante, riassemblato ed imponente, conferma sempre più la visione di Pirandello della forza sublime e misteriosa di Akragas.










Pirandello e il dramma dell’uomo contemporaneo