L’Istituto Superiore “Secusio “di Caltagirone torna al concorso Uno, nessuno e centomila con un cortometraggio tratto dalla novella di Luigi Pirandello Il Vitalizio.
Originariamente pubblicata sulla rivista Natura ed Arte nel 1915 e poi in Beffe della morte e della vita seconda serie (Firenze 1903), la novella mette in scena uno spaccato della realtà contadina e media borghesia siciliana del tempo, la visione Pirandelliana della contrapposizione vita/morte con la consueta punta di amarezza e ironia che pone l’attenzione sulle inaspettate irrisioni del destino.
Il ricco Morabito si è guadagnato e sudato la terra, ora vecchio si vede costretto a cedere il posto a qualcuno … Don Michelangelo Scinè (signorotto che fa parte della classe dirigente della Sicilia) che crede di potere comprare tutto con il denaro, Morabito propone un vitalizio e Scinè sembra accettare visto che Morabito vecchio vivrà poco. Scinè si reca dalla fattucchiera per una maldicenza a Morabito. Le cose si rivoltano e fanno di Morabito l’unico superstite, in quanto la morte si prende gioco degli uomini e i conti non tornano mai.
I ragazzi e le ragazze che hanno sviluppato il progetto frequentano la 4CL e 5AL, insieme a loro alcuni ex alunni appassionati che hanno partecipato nelle scorse edizioni: Ardito Alexssander, Anfuso Giulia, Barone Hilary, Di Benedetto Myriam, Ingrassano Giuseppe, Lo Bianco Gaia, Lanzillotta Giulia, Morello Asia, Pagliazzo Marzia, Ribaudo Flaminia, Secondo Giada, Sortino Gaetano, Arciarito Martina, Simona Brillantino, Scimonelli Gaetano, Santi Saporito.
Sono stati coordinati dalla docente Terry Agrì, a lei abbiamo chiesto di raccontarci i dettagli di questa trasposizione.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Leggere oggi Pirandello rispecchia quello cha accade all’uomo contemporaneo, spesso restio a mostrare la sua vera personalità. Il tema principale delle sue opere è infatti l’irrisolvibile scontro tra l’essere e l’apparire, che costringe gli uomini a porsi due quesiti contrastanti: chi sono io? Come mi vedono gli altri? Secondo Pirandello ciascuno individuo indossa una maschera, con la quale affronta le situazioni che gli presentano, ma che non corrisponde alla sua reale natura. La maschera è lo strumento che permette di nascondere la vera personalità di una persona per fare emergere una identità diversa.
Il tema principale delle sue opere è infatti l’irrisolvibile scontro tra l’essere e l’apparire, che costringe gli uomini a porsi due quesiti contrastanti: chi sono io? Come mi vedono gli altri? Secondo Pirandello ciascuno individuo indossa una maschera, con la quale affronta le situazioni che gli presentano, ma che non corrisponde alla sua reale natura. La maschera è lo strumento che permette di nascondere la vera personalità di una persona per fare emergere una identità diversa.

Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
Ciò che ha colpito maggiormente gli alunni è la riflessione sulle maschere pirandelliane, come sfida a rimuovere lo strato superficiale della irrealtà per affrontare i pericoli nell’uso dei social network che sono un vero esempio di maschere, dove non ci si mostra per quello che si è ma per quello che non si è nascondendosi dietro ad un’identità non reale per paura di aprirsi e mostrarsi. Perché chi non si mostra scegli la via più semplice, proteggendosi dalle opinioni degli altri senza lottare e combattere per essere accettato dagli altri.

In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Riflettendo insieme ai ragazzi sul termine “ vitalizio” ci ha fatto pensare all’importo molto generoso, percepito dai mostri attuali parlamentari, da ciò è nata la scelta della novella il Vitalizio ,dove l’ironia pirandelliana ci racconta una storia dalle tinte grottesche, una parodia di meschini scommettitori che alla fine vengono puniti. Perché la morte si prederà gioco di chi voleva beffarla.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
La letteratura di Pirandello ha dato un grande contributo nella narrativa e nella produzione teatrale, dove la realtà non è vista come nel verismo, oggettiva e immutabile, ma cambia mutevolmente in quanto viene modificata e reinterpretata dagli uomini.
Da ciò la scelta della novella Il Vitalizio dove l’umorismo Pirandelliano lascia spazio a una libera interpretazione del lettore. Morabito è stato pensato come una presenza immortale e spirituale, ci fa capire che nulla muore se non per chi vuole davvero che questo muoia. Morabito rimane vivo con la sua tenacia solo nel cuore di chi lo vuole sentire. Una storia dalle tinte grottesche, non è il relativismo pirandelliano al quale siamo abituati, all’incertezza continua, la vita che ci sfugge continuamente, e ha bisogno di essere ridefinita, non una realtà che ci può confortare. L’insegnamento che abbiamo tratto da questa novella è l’idea di tempo non tempo, l’eternità, dall’altra la mutevolezza e la precarietà dell’esistenza e la beffa della morte.

Cosa significa lavorare nello stesso territorio che ha dato i natali a Pirandello?
Agrigento città dove le diverse discipline si incontrano, dalla storia dell’arte, all’architettura e urbanistica, dalla filosofia allo spettacolo, dalla letteratura al teatro, funge da cornice dove i paesaggi sono le scenografie delle opere pirandelliane, ovvero i luoghi dell’anima dello scrittore dove si mantiene viva tutta la sua opera.
Percorrendo questi luoghi ci sembrerà di scorgere un passante che fa cenno di un saluto abbassando il suo cappello per poi scoprire il volto di Luigi Pirandello e noi siciliani orgogliosi di Lui ricambiamo il saluto.


Da Cluj: Pirandello e la condizione esistenziale dell’amore