Fa sempre grande piacere notare come Pirandello riesca a modificare delle situazioni predeterminate e creare ancora delle novità.
Come se le parole partorissero in continuazione mondi diversi, concatenazioni differenti a partire da concetti immortali.
Non a caso il titolo della novella scelta dal LAPS – Liceo Artistico Preziosissimo Sangue di Monza, rielaborata dal Laboratorio Teatrale dell’Indirizzo Scenografia, è Mondo di carta, un nuovo universo di parole dove abitare e mettere in scena la riflessione sulle relazioni quotidiane.
Si tratta di un lavoro di gruppo frutto della collaborazione degli allievi del Triennio di Scenografia delle Classi 5B\4B\3C – 2023\24.
I referenti del progetto sono il professore Claudio V. Migliavacca (Lab Teatro),
Marta Valtolina, Elisabetta Pajoro (Lab Scenografia).
Abbiamo chiesto a Claudio V. Migliavacca di raccontarci i dettagli di questa “visione semplice, con molte possibilità creative”, dettata dai contenuti della novella.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Leggendo i grandi autori, dai tragici greci a Pirandello, ci si accorge che non smettono mai di trasmetterela loro arte. Ecco perché l’idea di lavoro, infatti, è stata il libro stesso. Basta aprirlo. Leggere la novella nella sua originale dimensione, cercando di rimanere fedeli a quel mondo – di carta – come il protagonista stesso chiede ripetutamente. Tutto inizia con un libro e il potere della scrittura. Basta aprire un libro, perché la magia abbia inizio. Ma poi, in quella magia, si trova anche il conflitto tra ciò che si è e quel che si deve essere, che sperimentiamo ogni giorno nei diversi luoghi delle nostre relazioni e che oppone le ragioni, e\o le illusioni di ognuno, alla realtà, con tutta la pressione psicologica che ne deriva. Leggere Pirandello nel 2024 significa ancora, imparare a cogliere – e ad affrontare – quel contrasto fra l’incostanza della vita e le caratteristiche profonde dell’essere umano. E questo fa di Pirandello un autore supremo, che parla agli uomini e alle donne di ogni tempo, della loro condizione, delle loro centomila maschere.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
Tra le sensazioni raccolte, forse, ha colpito di più la difficoltà delle relazioni interpersonali, quando si devono accettare il confronto con la realtà, con il giudizio o il pregiudizio degli altri – a volte ostinato ed arrogante – e la possibile incomprensione o sconfitta della propria maschera, delle proprie idee e della propria identità.
In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Gli allievi, dopo la lettura della novella, coadiuvati dai docenti, hanno iniziato a raccogliere idee ed elementi comuni per lo sviluppo del progetto, seguendo alcune lezioni specifiche su Pirandello, utili per tenere presenti i caratteri tipici della poetica di Pirandello, e un incontro sulle possibili tecniche di adattamento di un testo in prosa, che hanno portato il gruppo di lavoro ad elaborare una serie di ipotesi di realizzazione dei bozzetti della messa in scena, in tempi piuttosto stretti, in realtà, visti i numerosi impegni del nostro calendario scolastico. La collaborazione realizzativa poi, tra il Laboratorio Teatrale e quello di Scenografia, è stata stretta e libera nello stesso tempo, valorizzando i suggerimenti e le ispirazioni creative del gruppo.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
Fra i tanti possibili esempi, imparare ad affrontare la complessità e il conflitto, riconoscendo il sentimento di compassione verso la fragilità umana e le debolezze che accomunano tutti.
E poi la lingua, alta, ricca, lucida e capace di straordinaria creatività eppure ugualmente limpida ed accessibile, può davvero essere un arricchimento per il lettore in genere ed un percorso formativo straordinario per allievi che fan fronte al caos emotivo che gli scoppia dentro.
Cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Da una parte, la bellezza della sua terra è nota al mondo intero, quindi si desidera incontrarla e farne esperienza; dall’altra parte, ci si aspetta e si spera di poter vedere i segni, le ispirazioni del grande scrittore, rilessi negli ambienti, nei luoghi e nelle persone. Non sarà facile, perché la letteratura lo dicemeglio. Si deve sempre tornare a Pirandello, al suo punto di osservazione, per migliorare il nostro.
Anche se non sappiamo chi legga, oggi, Pirandello, al di fuori del percorso di studi – forse perché un poco malinconico e molto vero – una sua nuova e ancora maggiore diffusione, sarebbe forse un utile passo avanti, estetico e morale, per la collettività.


Torrington, riflessione sulle maschere che indossiamo ogni giorno