Sono ben tre i lavori con il quale partecipa al concorso Uno, nessuno e centomila la Sezione italiana del Lycée International de Saint-Germain en Laye, a riprova che Pirandello è un autore evocativo e attuale, capace di creare e ricreare situazioni e storie paradossali, ricche di riflessioni vive e percepite dai giovani.
Cominciamo con Folle richieste di attestato, testo teatrale ispirato dalla novella La Patente, dove torna dall’aldilà nientemeno che Antonietta Portulano, moglie di Luigi Pirandello, che qui vediamo impegnata in un breve dialogo con il giudice D’Andrea (personaggio pirandelliano) e come Chiarchiaro anche lei rivendica un attestato: vuole le sia riconosciuto il suo impatto sulla letteratura del marito. La rielaborazione è curata da Sveva Zilli Romanelli e Lucia Mauri.
Il secondo lavoro, vede coinvolti otto alunni, le autrici sono Matilde Dallan, Roberta Bonati e Chiara Venturini. Il corto teatrale, ispirato a La berretta di Padova, si intitola La berretta di Padova: un nuovo caso per il commissario Montalbano. Dove si mette in scena l’incontro di più autori e personaggi della letteratura isolana.
Il Commissario Montalbano, nato dalla penna dello scrittore di Porto Empedocle Andrea Camilleri, si ritrova catapultato dal suo autore nel bel mezzo di una situazione pirandelliana che ruota intorno a una berretta…
Il terzo lavoro prende la mosse dalla novella Ciàula scopre la luna, coinvolge cinque alunne: Margaux Dauriac, Mathilde Dauriac, Aurora Teissedre, Célestine Carrot, Beatrice Tarantelli, e si intitola L’uomo e la Luna
Un ragazzo, Ciàula, che lavora in una miniera, una sera, dopo una giornata di fatica, riemerso in superfice osserva la luna per la prima volta e se ne innamora. Il capolavoro di Pirandello spiega la capacità umana di riconoscere la meraviglia e di esserne confortati: perché anche nella trasposizione la luce dell’astro lo rischiara Ciàula dalle tenebre della propria condizione.

A condurre le studentesse in questa avventura la professoressa Maria Grazia Coccia. L’abbiamo contattata insieme alla dottoressa Piera Polizzi, che accompagnerà ad Agrigento le ragazze per questa immersione pirandelliana. Le abbiamo chiesto di farci raccontare anche dalle stesse autrici questa esperienza fra le parole, i sentimenti e l’immaginario pirandelliano.
Cosa significa leggere Pirandello nel 2024?
Significa rendersi conto di vivere in un mondo pervaso dalla superficialità dei messaggi sui social network e dal culto dell’apparenza. La lettura di Pirandello ci aiuta a comprendere la sintassi di un linguaggio che troppo spesso è la trasposizione, misera e drammatica di un mondo che rispecchia le situazioni pirandelliane dei Così è se vi pare.

Cosa via ha colpito di più quando avete approfondito lo studio delle tematiche?
Noi abbiamo approfondito il messaggio contenuto nella novella “La Patente”. Sembra essere il seguito perfetto del tema del social network, dove non si fa altro che dare giudizi o etichette, stravolgendo la vita delle persone. Ecco che tra resilienza e canzonatura chi è stato condannato ad essere considerato iettatore, pretende dallo stesso sistema che lo addita, di ottenere un riconoscimento che ne ufficializzi lo stato.
In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
La scrittura dei testi per il concorso ci ha coinvolti tantissimo, permettendoci di approfondire i
complessi aspetti della realizzazione di un testo teatrale.
Partire dalla novella e arrivare alla sua messa in scena è stato un lavoro interessante e stimolante.
Nel testo “La berretta di Padova” da un lato si è cercato di rispettare il contesto originario della novella, dall’altro si è voluto renderlo più moderno, inserendo un personaggio letterario più attuale, anche lui legato alla Sicilia: il Commissario Montalbano, noto protagonista della serie di romanzi di Andrea Camilleri. Un’incursione scenica marginale quella del Commissario, appena un clein d’œil, che nulla toglie al sapore autentico della novella.
Nel testo “la folle richiesta”, lo sviluppo del lavoro è stato quello di far emergere dall’opera di
Pirandello una problematica nuova, una riflessione profondamente provocatoria, capace di scuotere le coscienze. Se nella novella La Patente il protagonista Chiarchiaro esce dall’ombra della propria tormentata condizione, chiedendo un riconoscimento legale, una patente appunto, nella “folle richiesta” è la moglie dello scrittore a chiedere al giudice che le venga riconosciuto il merito nel successo letterario del marito. Una rivendicazione insolita, liberatoria e viscerale, da parte di chi vuole un titolo ufficiale per aver contribuito alla fortuna di Pirandello. Un riferimento a tutte le donne che in epoche diverse sono rimaste e rimangono nell’ombra di grandi uomini.
Il dolore e la speranza si intrecciano in “L’uomo e la luna”. Intriso di opposizioni, il destino di Ciaula diventa emblema della condizione umana, mentre la voce del narratore fa del protagonista il paradigma di chi non si arrende e, nonostante l’inevitabile sofferenza, cerca uno scorcio di luce, di vita.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
La ricchezza sta nella riflessione che i suoi testi, in particolare le novelle, riescono a suscitare in noi lettori. Una situazione apparentemente banale o assurda, nonché lontana dai modi di vita della nostra epoca, riesce comunque a farci andare oltre e a metterci di fronte alla nostra fragilità. Non ci sono eroi e vite perfette nelle storie di Pirandello, bensì difetti, paure, paradossi e maschere.
Cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Risponde Roberta Bonati, facendosi portavoce del pensiero condiviso dalle compagne che insieme a lei hanno partecipato al concorso: “Sono estremamente contenta di poter partecipare a questo viaggio ad Agrigento, in parte perché penso che la Sicilia sia una delle regioni più belle della penisola, in parte perché voglio conoscere nuove persone, fare parte di un gruppo, interagire con i miei compagni al di fuori del contesto puramente accademico e visitare la città. Ho sentito parlare talmente bene della Valle dei Templi, l’antichità mi ha sempre affascinata. Penso che recarsi nella città natale di Pirandello sia un’opportunità incredibile per noi giovani. In sostanza, da questo viaggio mi aspetto di conoscere dei coetanei, divertirmi, partecipare per la prima volta ad un concorso teatrale e di arricchirmi culturalmente. Mi aspetto di tornare a casa con una mentalità ancora più
aperta, avendo acquisito conoscenza di nuovi punti di vista, nuove realtà”.


Liceo Teoretico Dante Alighieri di Bucarest: umorismo e dramma ne “La berretta di Padova”