“Ah, cara Sicilia, è dalla morte di mia madre che non metto piede in questa terra, che non entro in
questa casa; ma qualcuno mi ha mandato a chiamare…”
Si intitola Lu tempu è luntanu, ed è tratto da Colloquio con la madre. Dove la terra d’origine e il materno si mischiano in un richiamo ancestrale da cui nessun umano può esimersi. Nel progetto presentato dal Liceo G. Veronese di Chioggia, Pirandello parla la lingua del cuore, con parole sacre della lingua siciliana, un’avventura che ha coinvolto tre allievi, due ragazze e un ragazzo, Eleonora Boscolo, Giacomo Conforti, Kamilla Munari.
Patrizia Aricó è il formatore che da anni segue il laboratorio teatrale al liceo classico G. Veronese di Chioggia, che dopo averli condotti per i meandri di questa avventura (la referente è la professoressa Caterina Penzo), sarà con loro in Sicilia. L’abbiamo contattata per farci raccontare le emozioni scaturite da questa esperienza.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Leggere Pirandello oggi ha un immenso valore emotivo, ogni suo pensiero espresso porta a
riflessioni che coincidono con il nostro vivere, il nostro essere così come accade nelle relazioni
interpersonali: Pirandello ci insegna che essere noi stessi implicherebbe accettare il peso del
confronto, dibattere, affrontare conflitti e sperimentarne i danni, mettere in discussione le proprie
idee con il pericolo che vengano demolite. Pirandello mette in luce la fragilità umana e le debolezze
che accomunano tutti.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle
tematiche?
Il testo su cui hanno lavorato è Colloquio con la madre e percependolo come una testimonianza,
hanno deciso di farla propria.
È come se avessero preso il testimone che Pirandello ha offerto loro e facendo tesoro di quel
ricordo, come espressione del sentimento, hanno lavorato sul testo trasferendo quel sentimento di
nostalgia per l’amore della propria madre come per quello della propria terra. L’amore viscerale di
una madre, che quando viene a mancare lascia un vuoto nel cuore e nell’animo dei figli, è il vero
protagonista del testo in forma di ricordo, leggermente malinconico. Ad Agrigento porteremo la
nostra versione della sensibilità pirandelliana; il sentimento principale: l’universale amore materno.
In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Di solito prima di iniziare a scrivere con i ragazzi parliamo molto. Noi cerchiamo sempre di vedere
ciò di cui vogliamo raccontare, siamo dei visionari, è un lavoro molto fisico e poi cerchiamo
espressioni attraverso la danza, la musica, cerchiamo di coniugare i vari elementi da cui finalmente
potrà emergere la parola. Il titolo del nostro lavoro è in dialetto siciliano, Lu tempu è luntanu,
perché nella drammaturgia, che nasce dalla coniugazione dei vari elementi, abbiamo una canzone in
dialetto che è come una sottolineatura del sentimento filiale che vogliamo che emerga. La prima
parola è sciatu che per i siciliani, rivolto ad un figlio, è l’equivalente emotivo di “senza respiro non
si vive”. È stato molto bello per i ragazzi lavorare su un testo in un dialetto che non appartiene loro
ma che alla fine hanno fatto proprio e del resto, per parafrasare Camilleri, in fondo il dialetto è la
lingua del cuore.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
Durante le mie lezioni di teatro, che i ragazzi seguono al di là del laboratorio teatrale offerto dalla
scuola, leggiamo molto, ci soffermiamo sull’interpretazione di un testo. Leggere Pirandello è molto
stimolante, perché è un autore con una personalità complessa che ti lascia sempre una sorta di invito
alla riflessione. In colloquio con la madre emerge questa concezione in cui la vita e la morte si
intrecciano nella realtà soggettiva: quello che è vivo (lui stesso) può essere morto più di colei che è
morta (la madre) che in lui è viva….
Il momento su cui ci siamo soffermati è proprio il momento in cui Pirandello chiede alla madre di
raccontargli ancora una volta della sua adolescenza, del viaggio verso l’isola di Malta, dove il padre
in esilio attendeva la famiglia, e leggendo il pensiero corre ai ricordi che si fanno poesia e la
mamma/adolescente diviene figura centrale dell’episodio, pronta a sacrificarsi per obbedienza ma
anche piena di tutta la sua vitalità prorompente e coraggiosa, volta alle cose nuove da vedere e da
vivere, pronta a sbocciare come un fiore rigoglioso e profumato a conquistare la propria libertà.
Cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Di immergerci nella bellezza dei luoghi, nella cultura che si respira ad ogni angolo, di entrare e
poter rappresentare il nostro lavoro al teatro Pirandello che non è solo un luogo teatrale ma è, Il
luogo teatrale, che porta con sé una forza emotiva e artistica come pochi. I miei ragazzi frequentano
il liceo classico e si aspettano la stessa emozione che provano quando vedono uno spettacolo in un
teatro greco o hanno il privilegio di recitare in quel luogo.


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