Sono venti le alunne e gli alunni della classi I°D – I°E, dell’istituto comprensivo G. A. Frattini, coinvolti in questa progetto che si propone di rappresentare in modo originale e inedito la novella drammatizzata “I galletti del bottajo” di Luigi Pirandello,
Una sorta di work in progress sospeso fra realtà e fantasia, in cui la vicenda è resa attraverso la simulazione di un casting per uno spettacolo. Sono i provini, il momento in cui un attore si propone per diventare personaggio, a fornire l’occasione di raccontare gli eventi, riambientandoli direttamente sul palco del Teatro San Carlo di Leggiuno (VA), il paese in cui si trova la scuola.
Abbiamo chiesto alla professoressa Grazia Giansante di spiegarci i dettagli di questo espediente narrativo e di come è nata l’idea di Leggiuno Productions: I galletti del bottajo

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
La lettura di Pirandello è sempre profondamente e straordinariamente attuale. Non c’è nulla nei personaggi pirandelliani che non sia ancora riscontrabile nell’umanità stessa: la sorpresa, la gioia, la paura del giudizio, il sospetto e soprattutto la teatralità. Leggere Pirandello, in una parola, significa sorprendersi, sorprendersi in particolare per l’auto-agnizione che ne consegue, quasi in una forma di autoanalisi che regala la grandezza di scoprirsi simili nelle paure e nelle contraddizioni.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
La novella che abbiamo scelto di rappresentare è “I galletti del bottajo”, che tratta l’inganno di una moglie esasperata dai danni del marito. Quello che li ha colpiti maggiormente è stato riscontrare l’autenticità dei personaggi, nonostante ognuno nasconda qualcosa, e quanto sembrassero rapiti dalla realtà e trasportati in una scena miracolosamente verosimile.
In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Trattandosi di una novella con soli tre personaggi e avendo l’esigenza, nonché il desiderio, che tutti e 20 i ragazzi partecipassero attivamente e fossero presenti nel corto, il lavoro maggiore è stato quello di creare una corniche narrativa che potesse contenerli in maniera organica, rendendoli tutti protagonisti. I fatti vengono raccontati attraverso la simulazione di un casting per uno spettacolo teatrale che riporta gli eventi attraverso i provini, riambientandoli direttamente sul palco del Teatro San Carlo di Leggiuno (VA), il paese in cui è sita la scuola. Questo ci ha permesso di dividere ogni ruolo tra i vari provinanti/ alunni, generando un meccanismo per cui tutti fossero assolutamente indispensabili.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
Nel nostro caso, l’arricchimento principale, visto anche l’escamotage narrativo da noi scelto, è stata l’indagine sulla meta teatralità. Il progetto infatti si propone di rappresentare in modo originale e inedito la novella drammatizzata “I galletti del bottajo”, attraverso una narrazione che strizza l’occhio a una dimensione, più che teatrale, meta-teatrale, già cara all’autore. L’idea è quella di mettere in scena il processo creativo, anziché il prodotto finito, il dietro le quinte, anziché il palco scenico, nella speranza di generare un fil rouge profondo e ancestrale tra gli studenti in cerca d’autore e il drammaturgo in cerca di attori che diano vita alle sue parole.
Cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Innanzitutto di respirare la stessa aria di quegli straordinari personaggi che hanno ispirato il Nostro, di ritrovare le atmosfere che ci hanno commosso e fatto ridere, di camminare inebriati dalle bellezze della Sicilia, terra influenzata da un caleidoscopio di culture, tra le più poetiche e romantiche di tutti i tempi, di vivere dei giorni indimenticabili che, sono sicura, resteranno per sempre nei cuori dei miei alunni e del mio.



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