Sono due i lavori presentati dalla scuola IISS Fermi come due sono i plessi che operano uno ad Aragona e l’altro a Racalmuto, realtà a pochi chilometri l’una dall’altra, inserite nel pieno del territorio dove visse e scrisse il nostro Pirandello. Il corto teatrale presentato dal plesso di Aragona si intitola Non è una cosa seria, elaborato dalle Classi IV A e B Informatica e Telecomunicazioni, vede in scena: Alessandro Lombardo, Calogero Palumbo,Francesco Castronovo, Andrea Di Miceli, Samuele Chianetta, Andrea Parrino, Angelo Vaccarello, Ivan Gnecchi e Giorgia Sciortino.
Il referente del progetto è il professore Vincenzo Caci. Ed è sempre lui insieme alla professoresse Tiziana Messina, Valentina Carlisi, che ha coordinato i lavori per il cortometraggio presentato dal plesso di Racalmuto La morte addosso, scritto, montato e diretto da Paolo Fabbella della classe IV G Socio-Sanitario.
Il corto è recitato da Giuseppe Alaimo, Antonino Puma, Selene Licata, Denise Di Falco, Federica Salvo, Noemi Carrara, Paolo Fabbella, Sarah Hammany.delle classi I, III, IV G Socio-Sanitario e V MT.
Per farci raccontare come è stata vissuta questa esperienza abbiamo intervistato Vincenzo Caci.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Luigi Pirandello è ormai un classico della letteratura italiana e come tutti i classici sempre di straordinaria attualità. C’è sempre qualcosa da scoprire tra le sue pagine, specie nell’attività di rilettura. La sua figura e le sue opere danno ispirazione al cinema, come i recenti film “La stranezza” di Roberto Ando’, “Leonora addio” di Paolo Taviani (che con il fratello Vittorio aveva in precedente girato anche “Kaos” e “Tu ridi”) e Michele Placido con “Etermo visionario”, quest’ultimo nelle sale prossimamente.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
Sicuramente la dinamica del teatro nel teatro, il rapporto tra apparenza e realtà per i ragazzi che hanno presentato il corto teatrale. Mentre, Paolo Fabbella e i ragazzi del plesso di Racalmuto hanno realizzato un cortometraggio, La morte addosso tratto dall’omonima novella, perché colpiti dalla storia di un uomo affetto da un epitelioma che riflette sulla vita, che s’immedesima nell’esistenza altrui e che in ultimo chiede allo studente-avventore di scegliere un cespuglio abbastanza folto una volta arrivato a destinazione. In quanto, tanti fili avrà questo cespuglio tanti saranno i giorni che lui avrà ancora da vivere.

In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
Consigliando i ragazzi a non strafare, tale l’entusiasmo con cui hanno aderito all’iniziativa. Per esempio, le due classi di Aragona, presentano un corto teatrale dal titolo “Non è una cosa seria”. È stato un lavoro da loro voluto, immaginato, creato, per il gusto di divertire e divertirsi. Dove i ragazzi hanno “giocato” con Pirandello e dove il rischio di debordare era tantissimo. Hanno creato una messa in scena che privilegia l’uso del dialetto per dare maggiore incisività espressiva nella prima parte. E successivamente il copione privilegia dialoghi “costruiti” utilizzando i titoli di alcune novelle. Ne viene fuori uno spettacolo dai toni briosi dove trovano posto il teatro nel teatro, la risata come sfida derisoria, la finzione. Per il cortometraggio abbiamo posto l’attenzione a essere molto “cinematografici” cercando di assottigliare per quanto possibile i dialoghi tra i due attori principali. Paolo Fabbella alla fine realizza un lavoro molto delicato, curato con padronanza in ogni suo aspetto: sceneggiatura, riprese, montaggio e regia. Abile a dare voce alle figure accennate nella novella. Con sensibilità il “regista” racconta il dramma dell’uomo dal fiore in bocca in modo lieve quasi accarezzando dolcemente quell’uomo.

Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
Leggere la realtà per quella che è. Passano gli anni ma la dinamica tra forma e apparenza restano ugualmente. Cosi come colui che dice la verità rimane sempre, per gli altri, un pazzo.
Cosa significa lavorare nello stesso territorio che ha dato i natali a Pirandello?
Essere pirandelliani noi stessi, possedere un’essenza tipicamente pirandelliana nel nostro DNA. Essere figli anche noi, consapevolmente o meno, del Caos. Abbiamo tra noi i luoghi dove lui ha ambientato alcune novelle o trovato ispirazione. Se andiamo nel centro storico di Agrigento c’è realmente la casa del Granella, in piazza Bibbirria, o scorgiamo vicolo Arco di Spoto, dove abitava Saru Argentu dettoT ararà. Quando un fatto è abbastanza complicato si usa dire “Una cosa di Pirinnello” (spiegava magistralmente in un suo libro Andrea Camilleri). Viviamo in una terra dove ancora oggi – per dirla con il grande drammaturgo – “ l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte anche vivendo lontano dall’aspra terra natia circondata dal mare immenso e geloso”.


L’IISS Pirandello di Bivona racconta Un matrimonio ideale, oltre le apparenze