Può la leggerezza nascondere una paura profonda di vivere davvero? Attorno a questo paradosso prende forma Non è una cosa seria… o forse sì?!, il cortometraggio con cui il Liceo “C. Colombo” di Marigliano rilegge la novella pirandelliana Non è una cosa seria, esplorando il gioco delle maschere nei rapporti affettivi e sociali.
Il protagonista Alessandro Perazzetti appare inizialmente come un giovane brillante e disinvolto, sempre pronto alla battuta e incapace di assumere legami autentici. Amici e conoscenti assistono al suo comportamento oscillante: relazioni sentimentali avviate e interrotte, atteggiamenti che mutano a seconda delle aspettative altrui, una continua adesione alle parti che gli altri sembrano desiderare da lui. Dietro questa leggerezza, tuttavia, si rivela un meccanismo più profondo: la paura di mostrarsi per ciò che è, di affidarsi, di rinunciare alla protezione della maschera sociale.
Il cortometraggio sviluppa così uno dei temi centrali di Luigi Pirandello: ogni individuo indossa ruoli diversi nelle circostanze della vita, fino a smarrire il contatto con la propria identità autentica. Alessandro diventa emblema di questa scissione: adattabile, seduttivo, ma incapace di restare. Solo l’incontro con Ely Lamanna incrina il suo sistema difensivo. Nel sentimento nascente, Perazzetti avverte per la prima volta l’impossibilità di fuggire e la necessità di lasciar cadere le maschere.

La vicenda assume allora un movimento di maturazione: dall’inautenticità al rischio della verità. Ciò che sembrava un gioco sentimentale si rivela “una cosa seria”: la scoperta dell’amore come esperienza che obbliga a scegliere, a esporsi, a riconoscersi. Il percorso del protagonista diventa così metafora del passaggio dall’immagine sociale alla persona, dalla rappresentazione alla vita.
Il lavoro degli studenti attualizza la novella mettendo al centro la difficoltà contemporanea di costruire relazioni sincere in un contesto di aspettative, ruoli e percezioni multiple. Ne emerge una riflessione sensibile sulla fiducia, sull’identità e sul coraggio di essere se stessi, oltre le parti che la società assegna.
Per comprendere come la drammaturgia pirandelliana possa trasformarsi in uno strumento di indagine sulle fragilità giovanili, abbiamo chiesto alla professoressa Maria Carmela Maione di raccontarci la genesi di un percorso che vede nel “gioco delle parti” la chiave per superare la paura di mostrarsi autentici.
Cosa vi ha guidato nella scelta di Non è una cosa seria, testo centrato sulle dinamiche relazionali e identitarie?
“La scelta è stata il frutto di un confronto con gli alunni: dopo aver analizzato le trame di varie novelle, i ragazzi hanno optato per “Non è una cosa seria”, in quanto rispondente a tematiche fortemente attuali, relative soprattutto alle dinamiche relazionali nella coppia, in particolare, e nella società, in generale. Nello studio del testo, gli alunni si sono immedesimati nei personaggi: sono emersi, da un lato, aspetti quali la paura di mostrarsi così come si è nei rapporti con chi ci sta intorno, dall’altro il desiderio di “liberarsi” da questo timore e di relazionarsi anche con le proprie fragilità.”
In che modo gli studenti hanno lavorato sul tema pirandelliano della maschera nei rapporti affettivi?
“Gli studenti hanno lavorato in gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha focalizzato l’attenzione su specifici personaggi e situazioni della novella; successivamente, sono state create le scene del copione, nate dalla rielaborazione creativa di quelle originali, a cui sono state aggiunte nuove scene ideate dai ragazzi, con l’obiettivo di attualizzare il testo e di offrire un messaggio di speranza agli spettatori. I gruppi di lavoro si sono confrontati ed interfacciati in modo via via più fitto, in modo da creare un’armoniosa trama finale, guidata da un unico filo conduttore. Gli alunni hanno sviluppato, così, competenze di scrittura creativa, spirito critico, anche grazie al confronto con punti di vista diversi dal proprio, in un clima sereno ed entusiasmante.”
Il personaggio di Alessandro oscilla tra leggerezza e difesa: come è stata costruita questa ambivalenza?
“Il personaggio di Alessandro è stato costruito a partire dall’analisi dei suoi tratti psicologici ed emotivi più evidenti: timore di esporsi e desiderio profondo di un legame autentico. Gli allievi hanno fatto confluire in lui caratteristiche ed atteggiamenti tipici dei ragazzi di oggi, i quali sperimentano spesso difficoltà relazionali, anche a causa di una società che impone standard di perfezione, che rifiuta l’individuo con i suoi limiti, che non accoglie gli aspetti più profondamente umani che ci contraddistinguono. Quindi, Alessandro, da un lato, si mostra come un personaggio spensierato e scanzonato, con la risata sempre pronta: egli può attirare per la sua leggerezza o lasciare sconcertati per la sua incomprensibilità; dall’altro lato, questo atteggiamento si configura come un meccanismo di difesa, che gli permette di tenere ben nascosta la sua parte più profonda e bisognosa di amore vero.”
– Quanto è stato importante attualizzare il contesto delle relazioni per renderlo vicino ai ragazzi?
“Attualizzare il contesto delle relazioni per renderlo vicino ai ragazzi è stato determinante; infatti, proprio grazie al “gioco” di immedesimazione nei personaggi, al confronto con il testo e con gli altri compagni, gli studenti hanno trovato, in modo spontaneo e creativo, la strada giusta per scrivere il copione, che dovrà poi essere messo in scena.”
– Il passaggio dalla finzione alla sincerità è il nodo del corto: come lo avete elaborato in scena?
“Il passaggio dalla finzione alla sincerità è stato costruito attraverso un’evoluzione progressiva del protagonista: inizialmente leggero, ironico e sfuggente, sempre sul pezzo (nel senso strettamente interpretativo), poi diviene più vulnerabile nel rapporto con Ely. In scena, questo passaggio è stato reso con dialoghi più autentici, silenzi significativi e momenti di confronto diretto, fino alla caduta simbolica della maschera: Alessandro smette di interpretare un ruolo e sceglie di esporsi, trasformando il gioco e la paura in verità, quando capisce che il sentimento per Ely sta diventando qualcosa di serio e profondo. In quel momento, per la prima volta, esita: avrebbe potuto continuare a fuggire, restando nella sua “parte”, ma sceglie di fermarsi e di affrontare quello che prova. Ed è lì che capiamo che qualcosa sta davvero cambiando.”
– Quale crescita espressiva o personale avete osservato negli studenti durante il percorso?
“Gli alunni hanno sviluppato competenze linguistiche, hanno migliorato la propria conoscenza di sé e la capacità di esprimersi, hanno messo in atto comportamenti responsabili ispirati e al rispetto reciproco, hanno potenziato le competenze digitali e lo spirito critico, hanno progettato e prodotto un testo teatrale dando voce alla propria creatività, hanno acquisito nuove conoscenze relative all’autore L. Pirandello e alla sua produzione letteraria.”
La voce di questo progetto appartiene a un gruppo coeso di giovani autori — Abete Francesca Pia, Ariante Ylenia, Bogazzi Maria Francesca, Cesario Maria Francesca, Cimmino Marika, Cozzolino Matteo, De Felice Giada, De Simone Monica, Di Sarno Emilia, Esposito Alessandra, Gennarelli Ginevra, Giacco Chiara Ginevra, De Gaetano Valeria, Marrone Rossella, Mocerino Felicya, Ruggiero Rossella, Stiano Miriam e Vacchiano Rosaria — che ci spiegano come il giudizio della società possa essere disinnescato solo attraverso il coraggio della sincerità.
– Vi è sembrato più comprensibile o più criticabile il comportamento di Alessandro?
“Inizialmente il comportamento di Alessandro ci è sembrato fortemente criticabile — spiega Francesca Pia Abete — anche perché non emerge immediatamente il motivo profondo per il quale egli ride, critica e prende in giro gli altri. Con le vicende successive, però, tutto prende forma: questo atteggiamento diventa la reazione a una società attaccata al giudizio altrui, che finge di essere ciò che non è. Quando crolla l’idealizzazione di noi stessi a causa della critica degli altri, crollano tutte le nostre certezze. Quindi, il suo comportamento può essere giudicato aspramente, ma va anche compreso, perché rappresenta la critica a un mondo che ormai si adegua passivamente al “gioco delle parti”.”
Il comportamento iniziale di Alessandro è senza dubbio più criticabile che comprensibile — osserva Ylenia Ariante — poiché, sebbene si intuisca che dietro le sue risate ci sia un disagio o una difficoltà a relazionarsi, il modo in cui tratta Chiara ed Ely resta immaturo e poco rispettoso. Anche se prova delle insicurezze profonde, questo non può giustificare il fatto che scelga di ferire le persone pur di difendere se stesso.
– Pensate che oggi sia difficile mostrarsi autentici nelle relazioni? Perché?
“Sì, perché spesso le persone hanno paura di non essere accettate per quello che sono veramente — riflette Francesca Cesario — e per evitare di essere giudicate o deluse, molti decidono di mostrare un’immagine diversa di sé, proprio come fa Alessandro. Questo comportamento agisce come un meccanismo di difesa, un modo per proteggersi dalle critiche o dai rifiuti degli altri. Tuttavia, è anche una fonte di stress e di infelicità: mantenere una maschera a lungo è faticoso. La paura di non essere accolti può essere così forte da spingere a nascondere la propria vera personalità, i propri pensieri e i sentimenti più profondi.”
“Oggi è estremamente difficile mostrarsi autentici nelle relazioni — sottolinea Marika Cimmino — perché viviamo in una società in cui si cerca costantemente di apparire perfetti, sicuri e sempre all’altezza delle aspettative altrui. La paura del giudizio e dell’abbandono porta molte persone a indossare “maschere”, esattamente come accade al protagonista della nostra storia. Essere autentici significa avere il coraggio di mostrarsi fragili, un atto che richiede forza perché espone inevitabilmente al rischio di essere feriti o rifiutati.”
– In quali momenti del corto Alessandro indossa più chiaramente una maschera?
“Alessandro indossa una maschera soprattutto nelle relazioni sentimentali — osserva Matteo Cozzolino — dove finge di essere pronto per una storia seria, mostrandosi inizialmente gentile per poi cambiare bruscamente atteggiamento non appena il rapporto richiede autenticità.”
“La “maschera” di Alessandro emerge in diversi momenti cruciali — analizza Valeria De Gaetano — a partire dalle risate apparentemente senza motivo davanti a Marco e Silvana, usate come ironia per coprire il disagio. Con Chiara si mostra distaccato, trasformando il legame in qualcosa di superficiale pur di non coinvolgersi emotivamente, mentre con Ely, specialmente durante il licenziamento, adotta un tono freddo e rigido: in quel frangente la durezza diventa il suo scudo definitivo contro la vulnerabilità e la paura di affezionarsi.”
– Cosa cambia in lui dopo l’incontro con Ely?
“È proprio con Ely che Alessandro inizia finalmente a guardarsi dentro — spiega Giada De Felice — arrivando ad ammettere di avere paura di affezionarsi e di fidarsi. Per la prima volta nella sua vita riconosce il nodo del suo problema e prende la decisione di non nascondersi più dietro lo schermo della finzione.”
“Dopo l’incontro con Ely avviene una trasformazione cruciale — approfondisce Monica De Simone — perché, per la prima volta, Alessandro smette di fuggire dietro la risata e l’ironia, confessando di non sapere chi sia veramente. Ammette di trattare male le persone solo per farle allontanare prima che possano ferirlo: questa consapevolezza segna un punto di svolta. Non cerca più giustificazioni, ma riconosce i propri limiti e sceglie di restare, di parlare apertamente e di provare a costruire una relazione sincera. Il suo cambiamento non è improvviso o perfetto, ma rappresenta il vero inizio di una crescita personale.”
– Vi riconoscete nella paura di fidarsi che il personaggio prova?
“Fidarsi significa inevitabilmente esporsi e accettare il rischio di soffrire — riflette Emilia Di Sarno — e anche se Alessandro estremizza questa paura, il suo timore resta profondamente umano: credo che a tutti, almeno una volta, sia capitato di aver paura di lasciarsi andare per il timore di restare delusi.”
“Sì, in un certo senso è capitato a ognuno di noi di aver paura di fidarsi troppo di qualcuno — osserva Alessandra Esposito — ed è naturale cercare di proteggersi. Il vero problema, però, nasce quando questa difesa diventa un muro che ci impedisce di vivere relazioni autentiche.”
“È molto facile riconoscersi in questo sentimento, perché la paura di fidarsi nasce dal timore della delusione — conclude Ginevra Gennarelli — e Alessandro sceglie di scappare prima di affezionarsi troppo, un comportamento che purtroppo osserviamo spesso anche nella realtà di tutti i giorni.”
– C’è una scena in cui Alessandro avrebbe potuto continuare a fuggire invece di cambiare? Quale?
“Il punto di rottura avviene quando Ely lo mette finalmente davanti alla verità — spiega Rossella Marrone — chiedendogli con forza chi sia lui veramente e costringendolo a smettere di recitare.”
“La scena in cui Alessandro avrebbe potuto continuare a fuggire è quella in cui si reca a casa di Ely — osserva Felicya Mocerino — ed è proprio lì che si manifesta il suo cambiamento più profondo: decide, coscientemente, di non nascondersi più dietro la maschera della risata.”
“Alessandro avrebbe potuto continuare la sua fuga nell’ultima scena, lasciando andare definitivamente Ely per tuffarsi in una nuova dinamica tossica — analizza Rossella Ruggiero — ma cambiare è una scelta, e lui ha deciso di compiere questo passo per amore.”
“Un momento decisivo è quello in cui Ely tenta di affrontare un discorso sincero sui loro sentimenti — conclude Miriam Stiano — perché in quella situazione Alessandro avrebbe potuto reagire come in passato, evitando il confronto con battute o allontanandosi. La sua decisione di restare e di ascoltare è il primo vero segno di maturazione: è lì che percepiamo che qualcosa dentro di lui è cambiato per sempre.”


Pirandello e il giallo della verità