Prosegue il percorso della IX edizione del Concorso Internazionale “Uno, Nessuno e Centomila” con l’Istituto IISS “Ambrosini-King” di Favara, che presenta un lavoro ispirato a L’esclusa di Luigi Pirandello.
Il progetto, frutto di un lavoro condiviso tra studenti e docente referente, il professor Calogero Sorce, si sviluppa come un adattamento teatrale che coinvolge interpreti e autrice in un percorso di rilettura e messa in scena di uno dei testi più emblematici della produzione pirandelliana, affrontando il tema del giudizio sociale e dell’identità.

Dietro la riuscita di questo cortometraggio non c’è solo un coordinamento tecnico, ma una passione profonda che affonda le radici nell’infanzia. Abbiamo chiesto al professore Calogero Sorce di raccontarci come il suo amore per il mondo del cinema sia diventato il motore di questo progetto collettivo.
– Professore, si è trovato a coordinare un gruppo molto coeso, che è riuscito a produrre un lavoro corale di buon livello. Ma il suo prezioso contributo nella realizzazione del cortometraggio è un fatto palese. Quando nasce in lei la passione per il cinema?
“La mia passione per il cinema nasce in modo piuttosto naturale, già da bambino, quando ho iniziato a guardare i film non solo come spettatore, ma cercando di coglierne i dettagli, il linguaggio e le scelte narrative. Con il tempo questa curiosità si è trasformata in un vero interesse per tutto ciò che riguarda la costruzione di un racconto per immagini: dalla guida ai ragazzi nella scrittura alla regia, fino al lavoro di squadra che un progetto come un cortometraggio richiede.Credo che proprio questo aspetto collettivo sia ciò che mi affascina di più: il cinema è un’arte condivisa, in cui ogni contributo, anche il più piccolo, diventa essenziale per il risultato finale. Ed è stato lo stesso spirito che ho ritrovato nel lavoro svolto con il gruppo, che ha saputo mettersi in gioco con serietà e partecipazione.”

Abbiamo rivolto alcune domande alla coralità degli autori di questo lavoro, frutto della collaborazione di tutti i partecipanti al progetto, e agli interpreti Aurora Lentini, Emanuele Matina, Vanessa Di Gloria, Carlo Morello Baganella, Selenia Pullara, per approfondire il processo creativo, le scelte artistiche e il valore di questa esperienza.
– Come nasce l’idea del vostro lavoro?
“L’idea è nata dal desiderio di confrontarci con un autore complesso come Pirandello e di attualizzare il suo pensiero attraverso un linguaggio più vicino alla nostra generazione, come quello del cortometraggio — spiega Aurora Lentini — volevamo raccontare qualcosa che fosse sì fedele all’opera originale, ma anche capace di parlare al presente.”
“Abbiamo scelto quest’opera di Pirandello perché ci ha colpito la sua capacità di indagare l’identità e le maschere sociali, temi che sentiamo ancora molto attuali — prosegue Emanuele Matina — ci è sembrata l’occasione giusta per metterci alla prova sia dal punto di vista interpretativo che emotivo.”

– Quali temi avete voluto mettere in evidenza nella vostra reinterpretazione?
“Abbiamo voluto dare particolare importanza al conflitto tra apparenza e realtà, ma anche alla fragilità dell’identità personale — osserva Vanessa Di Gloria — ci interessava mostrare quanto sia difficile, ancora oggi, essere autentici in una società che spesso impone ruoli e aspettative.”
– In che modo avete lavorato sull’adattamento del testo a un cortometraggio?
“Abbiamo cercato di rendere il testo più essenziale, mantenendo però intatta la sua profondità — racconta Carlo Morello Baganella — abbiamo lavorato molto sui dialoghi e sulle immagini, cercando di far parlare anche i silenzi e le espressioni, non solo le parole.”
– Quali difficoltà avete incontrato durante la realizzazione del progetto?
“La difficoltà principale è stata riuscire a sintetizzare un’opera complessa in pochi minuti, senza perdere il significato originale — afferma Selenia Pullara — inoltre, coordinare il lavoro di gruppo e gestire i tempi non è stato semplice, ma è stato anche molto formativo.”

– Cosa vi ha colpito maggiormente del pensiero di Pirandello?
“Ci ha colpito soprattutto la sua visione dell’identità come qualcosa di instabile e mutevole — sottolinea Aurora Lentini— l’idea che ognuno di noi possa essere diverso a seconda dello sguardo degli altri è stata molto forte e ci ha fatto riflettere molto anche su noi stessi.”
– Qual è il messaggio che volete trasmettere attraverso questo lavoro?
“Vogliamo invitare chi guarda a interrogarsi su chi è davvero, al di là delle maschere che indossa ogni giorno — afferma Emanuele Matina — è un invito a cercare autenticità, anche quando è difficile o scomodo.”
– Che valore ha avuto per voi lavorare insieme su questo progetto?
“È stato un momento di grande condivisione e crescita — riflette Vanessa Di Gloria — lavorare insieme ci ha permesso di confrontarci, di ascoltare idee diverse e di costruire qualcosa che da soli non saremmo riusciti a realizzare.”
– In che modo questa esperienza ha contribuito alla vostra crescita personale e culturale?
“Questa esperienza ci ha aiutato a sviluppare un pensiero più critico e una maggiore consapevolezza artistica — spiega Carlo Morello Baganella — abbiamo imparato non solo a interpretare un testo, ma anche a comprenderlo più a fondo e a rielaborarlo in modo personale.”
“Ci ha dato anche più sicurezza nelle nostre capacità e ci ha insegnato l’importanza della collaborazione — conclude Selenia Pullara — è stata un’esperienza che porteremo con noi, sia a livello umano che culturale.”


La danza dei petali che interroga il presente