Cosa accade a una storia quando passa di voce in voce, di schermo in schermo, fino a diventare racconto collettivo? È dentro questo slittamento tra fatto e narrazione che si colloca Misteri di provincia: il caso Ponza, il cortometraggio con cui l’Istituto Comprensivo “G. Leva” di Travedona Monate rilegge La signora Frola e il signor Ponza, suo genero di Luigi Pirandello attraverso i linguaggi della comunicazione contemporanea.
La vicenda pirandelliana viene reinterpretata come un caso reale raccontato da un gruppo di ragazzi che conduce un podcast dedicato ai misteri delle province italiane. La storia è ambientata nel paese di Biandronno, trasformato in scenario di un enigma che incuriosisce e divide la comunità locale, proprio come nella novella. Il racconto assume la forma di un’inchiesta mediatica: narrazione dei podcaster, servizi televisivi, interviste, testimonianze e materiali pseudo-documentaristici si alternano, costruendo un mosaico di versioni discordanti.
Attraverso questo dispositivo narrativo, il cortometraggio ripropone il nucleo pirandelliano dell’opera: l’impossibilità di giungere a una verità unica e definitiva. Ogni voce aggiunge dettagli, interpreta, modifica; la vicenda si trasforma progressivamente in racconto collettivo, sempre più distante dall’evento originario. La verità appare così come costruzione fragile e soggettiva, continuamente deformata dallo sguardo di chi osserva e racconta.
Il progetto riflette inoltre sul ruolo dei media nella formazione dell’opinione pubblica. La diffusione della notizia espone i protagonisti al giudizio sociale, trasformando la loro vita privata in materia di discussione e spettacolarizzazione. Come nella novella di Pirandello, la comunità osserva e commenta senza mai raggiungere una certezza condivisa; ma nella rilettura contemporanea il fenomeno si amplifica nella viralità dei contenuti digitali, nel passaparola mediatico e nei social.
Ne emerge una riflessione attuale sul concetto di verità, intesa non come dato oggettivo ma come costruzione narrativa instabile, influenzata dalla memoria, dalle emozioni e dal contesto. Il cortometraggio mostra come, ieri come oggi, ogni storia possa frammentarsi in molte versioni e come l’esposizione mediatica rischi di trasformare un dramma umano in fenomeno da consumare. Una rilettura che avvicina Pirandello alle nuove generazioni attraverso forme comunicative vicine alla loro esperienza quotidiana.

Per approfondire le scelte narrative e il percorso didattico alla base del progetto, abbiamo rivolto alcune domande alla docente referente, Grazia Giansante.
– Cosa vi ha guidato nella scelta del podcast come chiave narrativa per rileggere Pirandello?
“La scelta del podcast è nata dall’esigenza di trovare un linguaggio capace di tradurre in forme contemporanee il cuore tematico dell’opera: l’ambiguità della verità e la molteplicità dei punti di vista. Il podcast di fatto si configura spesso come il formato privilegiato per la narrazione di misteri e casi irrisolti, dunque si è rivelato uno strumento coerente con la struttura della novella. Come nel testo pirandelliano, anche nei podcast d’inchiesta la verità non viene mai presentata come un dato oggettivo e definitivo, ma emerge attraverso testimonianze parziali, ricostruzioni, contraddizioni e interpretazioni. Questo meccanismo ci è sembrato ideale per mettere in evidenza la dinamica tra le versioni della signora Frola e del signor Ponza, lasciando spazio al dubbio e al confronto tra prospettive diverse.
Inoltre, il podcast è un mezzo vicino alle nuove generazioni: è accessibile, diffuso sulle piattaforme digitali e familiare agli studenti sia come fruitori sia come potenziali creatori di contenuti. Sceglierlo significa non solo attualizzare Pirandello, ma anche coinvolgere attivamente i ragazzi in un processo creativo che li rende protagonisti dell’interpretazione.
Infine, il formato podcast consente una narrazione ibrida, capace di integrare materiali pseudo-documentaristici — servizi televisivi, interviste, intercettazioni, frammenti mediatici — amplificando il tema della costruzione della verità attraverso i media. In questo modo, la rilettura non si limita a trasporre la trama in un contesto moderno, ma mette in scena anche il modo in cui oggi le storie vengono raccontate, diffuse e trasformate dall’esposizione pubblica.”
– In che modo gli studenti hanno lavorato sul tema della verità come costruzione mediatica?
“Gli studenti hanno affrontato il tema partendo dall’analisi della novella di Pirandello, soffermandosi sulla pluralità dei punti di vista e sull’impossibilità di stabilire una verità oggettiva. Successivamente hanno trasposto questo meccanismo nel contesto contemporaneo, simulando un’inchiesta mediatica. Attraverso la scrittura del copione, hanno costruito versioni divergenti dello stesso evento, sperimentando come il montaggio, il taglio delle interviste e la scelta dei materiali potessero orientare l’interpretazione dello spettatore, comprendendo così che la verità mediatica è una costruzione.”
– Il passaggio dalla comunità della novella a una provincia contemporanea è centrale: come è stato sviluppato?
“L’idea di trasporre la novella a Biandronno, paese in cui si trova la scuola, nasce di fatto dall’esigenza di riproporre un’ulteriore tema molto attuale: la riscoperta di centri molto piccoli e altrimenti sconosciuti per via di eventi di cronaca che li trasportano in un contesto in cui tutti gli occhi sono puntati su di loro, scoperchiando il vaso di Pandora e rendendo tutti gli abitanti vulnerabili perché al centro di un’attenzione non voluta e alla quale non sono abituati. Una delle scene è infatti girata in casa delle signore di Biandronno, perché è questo che avviene quando un evento diviene caso nazionale, si fruga nei luoghi più intimi dei protagonisti sia fisici, sia metaforici. “

– Quanto è stato importante riflettere con i ragazzi sul ruolo dei media e dei social? Avete riconosciuto situazioni simili a quelle del corto nella realtà o nei social?
“È stato fondamentale. Il progetto ha stimolato una riflessione critica sui meccanismi dell’informazione contemporanea, sul confine tra informazione e spettacolarizzazione e sull’impatto dei commenti e della viralità. Gli studenti hanno compreso come la pressione mediatica possa trasformare un fatto privato in un fenomeno pubblico.
Un evento che ha stimolato la discussione in tal senso è il femminicidio di Anguillara Sabazia, che ha visto i genitori del colpevole suicidi perché “già processati mediaticamente”. Questo ci ha chiaramente indotto a una profonda riflessione sul potere delle parole sui social e sull’estrema libertà che si ha in una società in cui ognuno può considerarsi giudice di un altro, pur non conoscendolo.”
– Il corto mostra la trasformazione dei protagonisti in “personaggi pubblici”: come è stata resa questa dinamica?
“La trasformazione è resa progressivamente: inizialmente i protagonisti appaiono come persone comuni, ma con la diffusione mediatica diventano volti ricorrenti nei servizi televisivi e nei contenuti online. La frammentazione delle loro parole e la ripetizione delle immagini contribuiscono a ridurli a figure pubbliche, quasi stereotipi narrativi, dei quali vengono riconosciuti oggetti e caratteristiche fisiche che li cristallizzano più in personaggi di un romanzo, che in persone reali.”
– Quale consapevolezza critica pensate che il progetto abbia sviluppato negli studenti rispetto alle narrazioni digitali?
“Il progetto ha sviluppato la consapevolezza che ogni narrazione digitale è costruita e orientata da scelte precise. Gli studenti hanno capito l’importanza della responsabilità di chi racconta e sono diventati spettatori più attenti e critici nei confronti dei contenuti mediatici.”

Abbiamo poi chiesto agli studenti di raccontare il loro punto di vista sull’esperienza e sul rapporto tra narrazione, media e verità.
– Pensate che oggi i media possano cambiare la percezione di una persona o di una storia?
“Sì, perché spesso ne veniamo a conoscenza solo attraverso ciò che viene raccontato. Titoli, video e post virali possono influenzare profondamentel’opinione pubblica. Si ha la possibilità di farsi un’idea di quello che accade solo attraverso ciò che ci viene riportato, dunque siamo talvolta vittime della distorsione delle informazioni.”
– Quale ruolo hanno i podcaster nella vicenda: investigatori o narratori?
“Entrambi. Si presentano come investigatori, ma in realtà sono anche narratori, perché scelgono cosa raccontare e come farlo, contribuendo alla costruzione della storia.”
– Vi ha colpito di più il mistero della storia o il modo in cui viene raccontata?
“Molti sono rimasti colpiti dal modo in cui viene raccontata, perché si capisce che il mistero cresce proprio grazie alla narrazione”
– C’è un momento in cui la storia cambia significato a causa di chi la racconta? Quale?
“Sì, quando un servizio televisivo monta le dichiarazioni dei protagonisti in modo selettivo, oppure quando sui social una frase viene estrapolata dal contesto: da quel momento la percezione pubblica cambia , anche se i fatti restano gli stessi. Un esempio è quando viene riportata la testimonianza del testimone anonimo dietro il quale si maschera la signora Frola, fingendo dunque di contribuire dando una versione imparziale dei fatti, oppure quando vengono riportati I commenti delle signore de paese che forniscono un ritratto del signor Ponza con il quale il pubblico è difficilmente portato ad empatizzare.”













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