Un progetto fitto di riflessioni, di incontri e condivisioni. Così come suggerisce l’anima del nostro concorso. Dal liceo artistico Manzù di Bergamo abbiamo ricevuto ben tre lavori in concorso, La mano del malato povero, che ha coinvolto cinque alunne Bianca Holenda, Elisa Mantovanelli, Miryam Sole, Giulia Tagliavini ed Elora Zanola. Dalla novella di Pirandello prende vita un dialogo attualissimo sulla visione degli affetti.
Il secondo è un adattamento della novella Le sorprese della scienza e ci porta a rileggere in chiave pirandelliana l’annosa questione del ponte sullo stretto, partecipano cinque allievi e allieve, Anna Bertoli, Alice Cassis, Dafne Cavanna, Luis Colosio, Diego Di Vincenzo.
Il terzo gruppo si è lasciato ispirare dalla novella del 1922, Scialle nero, e affronta i tempi della violenza sessuale, convenzioni sociali, inestricabili legami familiari. Il lavoro è stato sviluppato dagli alunni Pietro De Marchi, Gloria Fornoni, Sara Pezzera, Alessia Pilenga, Paola Traverso.
A seguire e coordinare i tre progetti la professoressa Tiziana Screnci, l’abbiamo intervistata per farci raccontare dei dettagli su questa esperienza.

Leggere Pirandello nel 2024, cosa significa?
Una delle difficoltà che sempre più spesso incontro nel mio lavoro è quella di insegnare ai miei studenti che per capire davvero un autore non possono e non devono applicare al suo modo di vedere il mondo le proprie categorie culturali e gli schemi mentali che ne derivano: perché Petrarca vive con tanto tormento l’amore per Laura (che tra l’altro non l’ha mai ricambiato…)? Dov’è la satira nel Giovin Signore che corre in carrozza come Plutone che ha rapito Proserpina?
Con Pirandello questo non accade perché nelle sue concezioni si riconoscono immediatamente. L’attualità di Pirandello è per loro una piacevole scoperta perché finalmente, senza bisogno della mediazione dell’insegnante, la letteratura li riguarda in prima persona e questo loro coinvolgimento nelle tematiche pirandelliane io lo ritrovo puntualmente in quello che scrivono nei temi.
Cosa ha colpito di più i ragazzi e le ragazze quando hanno approfondito lo studio delle tematiche?
Di sicuro quello che li appassiona di più sono le riflessioni di Pirandello sull’identità. Tra i testi che abbiamo letto in classe anche alcuni capitoli iniziali di “Uno, nessuno e centomila”, in particolare “Com’io volevo esser solo” in cui Moscarda racconta di essersi per un attimo visto vivere perché, mentre camminava per strada, si era sorpreso all’improvviso in uno specchio. Quasi tutti si sono riconosciuti nella situazione raccontata da Pirandello. Una circostanza in fondo banale, ma che porta inevitabilmente a una riflessione sul modo in cui ognuno di noi vede sé stesso, a chiedersi come gli altri ci vedono e infine alla consapevolezza che queste versioni di noi mai coincidono.
In che modo avete collaborato allo sviluppo del lavoro con cui state partecipando?
La mia classe partecipa al concorso con tre lavori. Le sorprese della scienza è in un certo senso figlio della precedente edizione del concorso. Lo scorso anno ho avuto modo di incontrare e conoscere tanti colleghi, tra loro Dorotea Longo, della scuola media di Ostuni, mi ha coinvolto nella sua idea di collaborare allo sviluppo di un elaborato. Ci abbiamo riflettuto un po’ e abbiamo concordato che i miei studenti avrebbero scritto la sceneggiatura teatrale e i suoi l’avrebbero messa in scena in un video. Per la scelta della novella abbiamo accolto il suggerimento del DS Botti che, anche per la sua formazione, aveva apprezzato molto Le sorprese della scienza. Io ho aiutato gli studenti a cercare e analizzare le informazioni relative ai vari progetti del ponte di Messina, ma Luigi Bonafede, protagonista dal nome emblematico, e il suo percorso di formazione sono frutto della loro creatività.
Per gli altri due lavori (Scialle nero e La mano del malato povero) ho lasciato ai ragazzi la più ampia libertà sia nella scelta del testo su cui lavorare sia soprattutto nell’ideazione degli elaborati, anche perché, essendo studenti di un liceo artistico, l’estro e la fantasia sono parte essenziale e integrante del loro percorso scolastico e del loro modo di essere. Infatti ne La mano del malato povero Giulia, Myriam e le altre ragazze del gruppo hanno deciso di raccontare la storia di un pittore, un artista di strada, mostrando quanto le convenzioni sociali possano condizionare la nostra vita e quanto dolore comporti provare a vivere al di fuori di esse.
Secondo voi, qual è l’arricchimento principale che riesce a donare la letteratura di Pirandello?
La realtà contemporanea è allo stesso tempo molto complessa ed eterogenea ma anche, paradossalmente, omologata e omologante. Quello che lo studio delle opere pirandelliane sicuramente riesce a dare è uno strumento per analizzare in maniera critica questa realtà e a guardare le cose da un punto di vista divergente; aiuta gli studenti a porsi delle domande, a capire che non sempre possono esserci risposte certe e univoche e soprattutto a non essere spaventati da questa mancanza di certezze.
Cosa vi aspettate da questo viaggio ad Agrigento nella terra che ha dato i natali a Pirandello?
Da questo viaggio ad Agrigento ci aspettiamo di conoscere il Pirandello degli altri studenti che partecipano al concorso perché il confronto è sempre un arricchimento, ma anche di riempire i nostri occhi e il nostro cuore con la bellezza della Valle dei templi e della natura rigogliosa dei paesaggi mozzafiato della Sicilia.





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