Si può trasformare una condanna sociale in un’opportunità? È quello che accade a Chiàrchiaro, protagonista della celebre novella di Luigi Pirandello La Patente, il quale, invece di ribellarsi all’infamia di essere considerato uno jettatore, sceglie di sfruttare la superstizione altrui per trarne vantaggio.
Questa riflessione, tanto amara, è stata il punto di partenza per gli studenti del Liceul Teoretic Dante Alighieri di Bucarest, che hanno partecipato con un corto ispirato alla novella, sotto la guida delle docenti Daniela Ducu e Maria Carmen Neagoe e con la sceneggiatura di Serena Puglisi. Il progetto ha coinvolto dieci studenti provenienti da diverse classi, dalla scuola media al liceo, in un percorso di riscoperta della modernità del pensiero pirandelliano.
Attraverso questa trasposizione, i ragazzi hanno esplorato il tema del pregiudizio e della capacità di piegare il destino alle proprie necessità. Un gioco sottile tra ironia e dramma, in cui il protagonista non cerca di dimostrare la propria innocenza, ma, al contrario, esige il riconoscimento ufficiale della sua “colpa” per trasformarla in un mestiere.
Ne parliamo con le docenti Daniela Ducu e Maria Carmen Neagoe e con gli studenti.

Come è nata l’idea di portare in scena La Patente e cosa vi ha colpito di più di questa novella?
“Abbiamo scelto di portare in scena la Patente – sostengono le docenti – perché è una delle novelle più conosciute e in più, abbiamo voluto evidenziare un significato particolare e cioè quantunque fosse difficile la vita, dobbiamo trovare la forza di andare avanti e di trovare soluzioni anche per problematiche apparentemente irrisolvibili. La novella ci insegna a trovare il comico in qualsiasi situazione di vita così come Chiàrchiaro ha ”sfruttato” la sua sfortuna”.
“La cosa che mi ha colpito notevolmente – afferma Mirko Pisano, uno degli studenti che hanno presentato il lavoro in concorso – è quella dello jettatore che ha capitalizzato sulla sfortuna che esso porta”.

Pirandello racconta spesso personaggi in lotta con un destino già scritto. Come hanno interpretato gli studenti la figura di Chiàrchiaro?
“La novella di Pirandello ci insegna un’importantissima lezione di sopravvivenza soprattutto in questa nostra realtà caratterizzata da un continuo combattimento non solo contro gli altri ma anche certe volte contro se stessi. Infatti, la figura di Chiàrchiaro insegna agli studenti che possiamo modellare il proprio destino con le nostre mani qualsiasi fossero gli ostaccoli che incontriamo”.
”Chiàrchiaro – precisa Mirko – ha trasformato un suo aspetto negativo in un’ opportunità per migliorarsi la vita, e secondo me questo è un pregio.”
Nel cortometraggio emerge di più l’ironia o la drammaticità della storia?
“I ragazzi hanno intuito di più la drammaticità della storia il che risulta presente anche nel cortometraggio che abbiamo realizzato e che oggi proponiamo al pubblico.
”Il cortometraggio – dice Luca Di Gangi – è più drammatico. Chiàrchiaro è vittima dei pregiudizi e capisce che l’unico modo per non essere messo da parte è accettare la sua fama di iettatore e sfruttarla a suo favore.”
Mirko Pisano ribadisce la stessa idea così come risulta anche dalla sua risposta: ”Nel cortometraggio abbiamo scelto di comunicare di più la drammaticità della storia più che l’ironia perché ci siamo soffermati sulla povertà della famiglia di Chiàrchiaro, sui suoi sforzi di tirare su la famiglia e allo stesso tempo sui dubbi del giudice D’Andrea di scegliere tra il giusto e il necessario.”

Quali sono state le sfide principali nel mettere in scena il testo pirandelliano?
“Con l’aiuto di studentesse molto talentuose e preparate nell’arte drammatica come Bianca Șulea e Cosmina Mircea, partecipante dell’anno scorso – dichiarano le docenti – , abbiamo spiegato ai giovani attori come possono entrare nei panni di ciascun personaggio insegnando a loro la mimica e i gesti adatti soprattutto del giudice d’Andrea, interpretato da Mirko”.
”Mettere in scena Pirandello – dice Mirko – è sempre una sfida, poiché i suoi i suoi temi sono profondi e basati sulla dicotomia tra il bene e il male.”
Un’altra preoccupazione nell’allestimento è stata quella di trovare il materiale scenico incluso gli oggetti ed i costumi migliori per ricreare l’atmosfera dell’inizio del Novecento.
La superstizione ha ancora un peso nella società contemporanea? Gli studenti hanno fatto collegamenti con la loro realtà?
”Secondo me – risponde la sceneggiatrice Serena Puglisi – la superstizione ha ancora un bel peso nella società contemporanea, soprattutto se parliamo di certe zone, come la Sicilia, dove esistono diversi miti e legende in cui la gente crede tuttora. Chiaramente, quando ho portato il testo e l’ho mostrato, i miei compagni hanno fatto diverse domande al riguardo e hanno sicuramente fatto vari collegamenti con la loro realtà, in cui esistono anche superstizioni del genere. Hanno trovato buffo il gesto in sé, quello delle corna, e sono stati curiosi di sapere da dove viene e se è ancora usato.”
Al contrario Mirko Pisano non identifica superstizioni nel pensiero giovanile bensì intorno a sé, soprattutto per quanto riguarda gli anziani.
”Nel mondo contemporaneo in cui sono cresciuto – afferma Mirko – non sono presenti superstizioni. Anzi, ho riconosciuto scene che riscontro intorno a me, soprattutto nei miei rapporti con i nonni.”
Ci sono stati momenti particolarmente significativi durante il processo di creazione del cortometraggio?
“Come la creazione di qualsiasi prodotto letterario, anche la realizzazione del cortometraggio ha comportato con sé momenti particolarmente significativi soprattutto per la crescita e per lo sviluppo di tutte le persone coinvolte” sostengono le docenti.
Per Mirko, tra gli studenti più amanti dell’arte dello spettacolol ”L’interra esperienza di mettere in scena questo cortometraggio è stata significativa perché calarsi nel ruolo del giudice ha portato con sé una gran responsabilità: mi sono sentito responsabile sia della riuscita del filmato che della sorte di Chiàrchiaro.”
Quali insegnamenti pensate che i ragazzi abbiano tratto da questa esperienza?
Maya Sorescu osserva che “salire sulla scena aiuta qualsiasi persona ad affrontare la propria paura di parlare davanti ad un pubblico.
“Anche se si è trattato solo di un ruolo – dice – l’esperienza fatta mi ha insegnato a vedere le persone anche dietro le maschere che ognuno indossa nella società e mi ha dato l’opportunità di conoscere persone dei miei stessi interessi.”
Dopo questo progetto, avete in mente di realizzare altre trasposizioni teatrali o cinematografiche di opere letterarie?
“Questa è la nostra seconda partecipazione al concorso e di sicuro non sarà l’ultima. Ogni anno proviamo a coinvolgere studenti diversi in modo da creare una comunità italoparlante interessata ad elementi significativi della civiltà italiana e in particolare quella siciliana ricca di tantissime personalità che portano nel mondo la cultura italiana. Sicuramente abbiamo già in mente il nostro prossimo spettacolo per il concorso del 2026” concludono le professoresse Ducu e Neagoe.


Oltre il buio, viaggio verso la rinascita