Tornano a Chioggia, questa volta fuori concorso, i giovani del Centro Formazione Danza e Ginnastica, già vincitori nella scorsa edizione come Liceo Veronese della stessa città.
Mentre proseguono i loro studi e le rispettive passioni, hanno scelto di non mancare a un appuntamento che riconoscono come opportunità di valore, occasione preziosa per continuare a interrogare Pirandello sulla scena e per vivere uno scambio formativo con le scuole provenienti da tutta Italia e dall’estero.
“Come petali di rosa, nei frammenti l’intero” è un lavoro intenso e misurato, che attraversa il simbolo centrale della novella La rosa per restituirne tutta la complessità: femminilità, desiderio, vulnerabilità e il peso, ancora attuale, dello sguardo sociale.

Per scoprire come la delicatezza di un petalo possa farsi linguaggio politico e scenico, abbiamo chiesto a Patrizia Aricò, anima del Centro Formazione Danza e Ginnastica, di svelarci l’intreccio profondo tra la parola di Pirandello e il movimento dei corpi.
– Come nasce la scelta di lavorare proprio sulla novella La rosa di Pirandello?
“Ne abbiamo esaminato alcune, della novella La Rosa è proprio la tematica, quanto mai attuale, che ci ha portato alla scelta.”
– Il titolo “Come petali di rosa, nei frammenti l’intero” suggerisce una costruzione complessa: come avete tradotto questa idea nella scena?
“Il titolo esplora il tema della novella, senza svelare troppo potremmo dire che in scena si percepisce che le donne puoi anche farle a pezzi ma troveranno sempre il modo di ricostituirsi per intero.”
– In che modo il linguaggio del teatro e della danza si intrecciano nel vostro lavoro?
“Parola, danza e musica sono linguaggi di pari dignità in scena, dove sostengono una comune linea drammaturgica scivolando dall’uno all’altro per l’intero dipanarsi del racconto. La danza non è mai fine a se stessa, è solo un modo altro per sostenere l’intera drammaturgia.”
– Il simbolo della rosa attraversa tutta la drammaturgia: come avete lavorato per renderlo vivo e non solo evocato?
“Lo attraversa in punta di piedi per prendere forza e consistenza nel finale del racconto, in questo caso la forza del gesto è fondamentale.”
– Il tema della condizione femminile è centrale: quanto è stato importante attualizzarlo?
“In questo momento storico il teatro assolve al suo compito di cassa di risonanza dei tempi che attraversa, e questa è e sarà sempre una tematica di cui non si parla mai abbastanza.”
– Lavorare con un gruppo ristretto di interpreti ha influenzato le scelte registiche? In che modo?
“In realtà lavorare con pochi elementi può essere da stimolo nel realizzare un lavoro che dia voce ad una novella intensa e con temi così tanto attuali. Procedendo nel lavoro tutto si collocava al suo posto sia nei ruoli che nel momento in cui il racconto passa dal dialogo al racconto.”

A guidarci nel cuore pulsante di questa esperienza sono Giacomo Conforti, Kamilla Munari e Giulia Mura: giovani artisti che, dopo il successo dello scorso anno, tornano sulla scena con la voglia di misurarsi con un simbolo potente come la rosa e con il valore inestimabile del confronto internazionale.
– Perché avete scelto di tornare, anche fuori concorso, a questa esperienza?
“Come gruppo teatrale, avere la possibilità di recitare su un palco importante come quello del Teatro Pirandello è un privilegio a cui non vogliamo rinunciare. Amiamo Pirandello e amiamo l’emozione che le sue opere ci lasciano nel momento in cui ne pronunciamo le parole: quale occasione migliore di questa?”
– Qual è stato il vostro rapporto con il testo di Pirandello, oggi rispetto allo scorso anno?
“Ad oggi ognuno di noi ha iniziato ad intraprendere la propria strada: tra università, nuovi stimoli e conoscenze, prime esperienze di vita vera, il nostro approccio al testo è stato diverso, forse più maturo, segnato da un bagaglio umano più ricco e uno sguardo più aperto e consapevole alle dinamiche sociali e culturali che ci circondano e che caratterizzano il nostro presente. Crediamo, in questo senso, che la novella che abbiamo scelto e il lavoro che abbiamo fatto possano rappresentare un’occasione di riflessione sul mondo che ci circonda, perché siamo convinti che la forza della parola e del teatro sia anche e soprattutto quella di stimolare idee, riflessioni, discussione e confronto costruttivo.”
– C’è un momento dello spettacolo in cui vi siete sentiti particolarmente coinvolti emotivamente?
“Crediamo che ogni attore viva la messa in scena in modo differente e che la sensibilità di ciascuno porti ad un diverso responso emotivo. Nonostante ciò, la parte finale è forse quella più sentimentalmente carica: è qui, infatti, che emerge a pieno il messaggio pirandelliano e ci sentiamo maggiormente in debito nei confronti dell’autore.”
– Lavorare su un simbolo così forte ha cambiato il vostro modo di interpretare la scena?
“Il teatro è cambiamento: quando si recita si lascia un pezzo di se stessi sul palco e se ne acquisisce un altro, donato direttamente dalla profondità della messa in scena. Anche solo lo studio del personaggio e le prove ti rendono una persona diversa e più ricca, nonché un attore più attento e consapevole.”

– Qual è stata la difficoltà più grande nel portare in scena questo lavoro?
“La difficoltà di confrontarsi con Pirandello è sempre quella di trattare con rispetto e consapevolezza le sue parole, di trovare la chiave per estrapolare dalle sue novelle qualcosa che possa parlare a noi ragazzi e ragazze di oggi, in un mondo profondamente diverso da quello dell’autore ma al tempo stesso ugualmente fragile e segnato da domande e contraddizioni. Pirandello diventa quindi filtro per leggere il presente e occasione di riflessione e dialogo.”
– Quanto conta, per voi, il confronto con coetanei provenienti da altre scuole italiane e straniere?
“Pensiamo che il confronto sia fondamentale occasione di crescita: l’incontro con l’altro, soprattutto in teatro attraverso l’arte, ci disarma, ci costringe ad abbassare le difese, ad ascoltare e metterci in discussione. E questo è di estrema importanza, per nulla scontato: quando intorno a noi il mondo sembra urlare e imporsi con la forza, il teatro ci insegna che il silenzio e l’ascolto sono le armi più potenti che esistano, capaci di andare oltre ogni barriera e confine.”
– Se doveste raccontare in una frase il senso dello spettacolo, quale sarebbe?
“Quella rosa lo diceva, quella rosa rossa tra i capelli…”




Verso una nuova coscienza