Dal Liceo “G. Veronese” di Chioggia arriva un lavoro corale che intreccia classi e indirizzi diversi in una riflessione intensa e sorprendentemente attuale su Pirandello. Dal ventre delle verdi colline, tratto dalla novella Il fumo, nasce da una riscrittura poetica che attraversa il testo originale per restituirne la tensione profonda: il conflitto tra natura e progresso, tra purezza e contaminazione, tra relazioni umane e logiche di possesso.
In scena, il “fumo” diventa presenza concreta e insieme simbolica: qualcosa che avvolge, confonde, penetra. Non solo elemento fisico, ma metafora di un veleno morale che attraversa i rapporti, corrode la fiducia e trasforma la realtà. Un lavoro che mette al centro lo sguardo dei giovani e la loro capacità di rileggere Pirandello come chiave per interrogare il presente.
Per comprendere la genesi di un’opera capace di far dialogare indirizzi scolastici diversi sotto il segno della poesia, abbiamo chiesto alla docente referente di guidarci tra le maglie di una riscrittura che trasforma il conflitto tra natura e progresso in un’esperienza scenica totale.

– Come nasce l’idea di lavorare sulla novella Il fumo di Pirandello con un gruppo così eterogeneo di classi e indirizzi?
Sono allievi che hanno collaborato spesso alle messe in scena per cui ci è subito parso naturale raccogliere un ulteriore sfida.
– Il vostro lavoro parte da una riscrittura poetica: come si è sviluppato questo processo creativo?
La riscrittura è stata sviluppata attraverso vari linguaggi dalla parola al movimento compreso un tappeto sonoro che fa da collante al tutto
– Il contrasto tra natura e industria è centrale: come avete tradotto scenicamente questa tensione?
Il nostro è un lavoro molto simbolico il fondersi di vari linguaggi trasmette un’emozione che viene veicolata da parole in movimento
– Il “fumo” è presenza simbolica molto forte: come avete lavorato per renderlo visibile e percepibile in scena?
La danza è l’elemento per eccellenza per trasmettere una tensione emotiva ci siamo affidate prevalentemente a questa forma d’arte
– In che modo gli studenti hanno contribuito alla costruzione del testo e della drammaturgia?
Il testo è stato interamente scritto da una di loro e in seguito ampiamente condiviso per poterlo restituire in tutta la sua forza poetica.
– Il tema delle disuguaglianze e del possesso emerge con forza: quanto è stato importante attualizzarlo rispetto alla sensibilità dei ragazzi?
Oggi è un tema più ricorrente di quello che può sembrare per ragazzi che vivono l’arte interamente e si interrogano sul mondo che li circonda.

– Che valore ha avuto il lavoro condiviso tra studenti di indirizzi diversi?
Chi condivide gli stessi interessi e soprattutto la modalità con cui restituirli, ovvero l’arte, ha un forte valore emotivo, è una continua ricerca della bellezza condivisa.
Il lavoro di analisi, riscrittura e interpretazione portato avanti da Daria Palade, Giorgia Penzo, Giulia Doria, Noemi Tiozzo, Giulia Varagnolo e Vitalina Onyshkiv svela la profonda attualità de Il fumo: nelle loro riflessioni, il dramma di Mattia Scala si spoglia della polvere del tempo per diventare una potente metafora della degradazione morale e del conflitto, ancora apertissimo, tra uomo e natura.
– Qual è stato il vostro primo incontro con la novella Il fumo? Cosa vi ha colpito di più?
“Dopo una lettura generale delle novelle più conosciute di Pirandello, Il fumo è quella che più colpisce per la sua attualità: tratta dei traumi ambientali e sociali causati dall’industrializzazione e, durante la lettura, alla comicità delle sventure del protagonista seguono profonde riflessioni sulla sua sofferenza e sul cambiamento che lo sta tormentando.”
– Avete trasformato il testo in una scrittura poetica: come avete lavorato insieme su questo passaggio?
“Dopo diverse letture approfondite della novella, sono stati scelti i suoi temi caratteristici. La poesia, a questo punto, è lo strumento migliore per indagarli e restituirli in una forma che, pur essendo libera e soggettiva, rimane comunque fedele alla novella originale, mantenendo profondità emotiva.”
– Il “fumo” è una metafora potente: che significato assume per voi oggi?
“Il fumo è l’elemento centrale, il filo conduttore della novella che causa il susseguirsi delle vicende. In questo caso, però, il fumo non rappresenta solo l’inquinamento fisico delle miniere, ma è anche (e soprattutto) una metafora della rovina invisibile che si insinua nei rapporti umani quando questi si incrinano a causa di meccanismi economici che gli uomini non riescono a controllare. Il fumo offusca la ragione e causa, in silenzio, la morte dell’anima e quindi quella paralisi esistenziale tipica dei personaggi pirandelliani.”
– In scena dialogano due coscienze ferite: come avete costruito questo conflitto?
Il conflitto è costruito attraverso lo scontro fra le due identità del protagonista della novella, Mattia Scala. La sua vecchia identità, legata profondamente alla sua terra, intesa come vita e natura, si contrappone alla sua nuova identità che è invece nata dal risentimento e dal desiderio di vendetta, una coscienza distruttrice accecata dall’inganno del fumo, che intende bruciare tutto pur di non lasciare nulla al nemico.

– C’è un momento dello spettacolo in cui sentite emergere più chiaramente il messaggio del vostro lavoro?
“Sicuramente il messaggio culmina negli ultimi versi e quindi nell’ultima parte dello spettacolo: è ormai evidente ciò che il fumo porta con sé e quali sono le conseguenze, ma chiunque se ne accorga lo fa sempre troppo tardi, così alla fine il risentimento prende il sopravvento, lasciando l’uomo impotente davanti a ciò che è diventato.”
– Qual è stata la difficoltà più grande nel portare in scena un testo così simbolico?
“La difficoltà più grande in una resa così simbolica è riuscire a rendere visibile l’invisibile, ovvero riuscire a rappresentare in modo velato ma certo il percorso di degradazione morale del personaggio.”
– Quanto vi sembra attuale il tema del rapporto tra uomo, ambiente e logiche di sfruttamento?
“L’attualità di questo tema, considerando il periodo di Pirandello e il nostro, è quasi sconcertante: la terra diventa merce di scambio, le zolfare possono essere viste come antenate delle odierne estrazioni intensive, il conflitto di chi si sente impotente davanti ad un problema (come quello dell’inquinamento) e allo stesso tempo sa di essere complice, l’umanità che per motivi commerciali è disposta ad autodistruggersi in favore della competizione.”





Scoprire la luna per diventare grandi