Quando il treno fischia, la mente di Belluca si apre a un mondo nuovo, lontano dalla monotonia e dalla sofferenza della sua vita quotidiana.
È su questa potente immagine che gli studenti del Lycée Victor Hugo di Parigi hanno costruito la loro reinterpretazione della celebre novella di Luigi Pirandello, trasformandola in un’esperienza che fonde danza, musica e dialoghi intensi.
Guidati dal prof. Marco Caccavo e con la regia di Morena Campani, 15 studenti della Première e della Terminale hanno dato vita a un cortometraggio in cui il gesto e il suono diventano strumenti espressivi tanto quanto le parole.

Il viaggio di Belluca non è solo la fuga da una realtà opprimente, ma una rinascita interiore, una ribellione che passa attraverso il ritmo del corpo e il potere evocativo della musica.
Attraverso questa rilettura innovativa, gli studenti hanno dimostrato come Pirandello possa dialogare con il linguaggio artistico contemporaneo, rendendo il suo messaggio ancora più universale. Il cortometraggio sarà presentato all’VIII edizione del Concorso Internazionale “Uno, Nessuno e Centomila”, portando sullo schermo una nuova visione di un classico senza tempo.

Cosa vi ha spinto a reinterpretare Il treno ha fischiato attraverso danza, musica e teatro?
Soprattutto l’idea di treno, inteso come mezzo per il viaggio, che è un elemento che fa parte integrante del vissuto dei nostri alunni, del loro appartenere a due culture, italiana e francese, a due mondi, del loro essere allo stesso tempo qui e lì.
Quali aspetti della novella di Pirandello avete voluto enfatizzare in questa versione?
Abbiamo voluto rimarcare l’esistenza dell’altrove come gioiosa possibilità di esistere fuori da schemi e da sentieri già tracciati che spesso sono vissuti come un peso e un limite, soprattutto dai giovani nella società di oggi.
In che modo la fusione tra diverse forme artistiche aiuta a trasmettere il sensodi liberazione di Belluca?
Abbiamo voluto esprimere l’aprirsi, la liberazione del corpo, della voce, l’uscire dai tabù spesso imposti, una liberazione totale. E grazie alle varie discipline impiegate siamo riusciti a trovare dei linguaggi universali per trasformare in azione le fragilità e le aspirazioni di Belluca…che in fondo sono quelle dell’uomo di ogni tempo.
Come hanno reagito gli studenti nel lavorare su un progetto così innovativo?
All’inizio, gli studenti si sono affidati alle direttive impartite, in seguito si sono appropriati del testo, rimpiazzato il vissuto di Belluca col proprio e questi piccoli frammenti di esperienze personali hanno reso vero e vivo il testo pirandelliano.
Qual è stato il processo creativo dietro la realizzazione del cortometraggio?
L’appropriarsi del testo, memorizzandolo, ha indotto l’affiorare della memoria di ciascuno e ha permesso il dialogo tra il vissuto pirandelliano e quello degli studenti.
In seguito, il lavoro sulla voce, grazie a un secondo professionista, ha permesso di dar corpo al suono e di tirar fuori dall’interno di ciascun partecipante il proprio grido.
Infine, il gesticolare, lo scoprire e lo stesso ornare il corpo ci hanno permesso di dare a quest’ultimo una centralità nell’espressione dell’immagine. Abbiamo studiato come adattarlo all’interpretazione del testo facendolo diventare parte integrante dell’espressione finale.

Ci sono state difficoltà particolari nell’adattare il testo pirandelliano a questa forma espressiva?
Indubbiamente, uno scoglio è stato il doversi essere confrontati con un testo dalla sintassi e linguaggio a volte difficili, soprattutto per degli studenti stranieri. Questa difficoltà ha richiesto un lavoro di progressiva appropriazione e adattamento del testo verso un codice linguistico più contemporaneo, ma allo stesso tempo ha permesso un interessantissimo e approfondito lavoro sulla lingua.
Pirandello esplora spesso il confine tra realtà e illusione. Come avete reso visivamente questo concetto?
Visivamente il concetto è stato espresso tramite l’utilizzo del chiaroscuro che per natura confonde e sostanzia il visibile e l’invisibile, la realtà e l’illusione, l’esplicito e il non detto…tutte tematiche tipiche di Pirandello!
Qual è stato il momento più significativo o emozionante durante la produzione del corto?
Sicuramente i giorni consacrati alle riprese che hanno provocato una progressiva consapevolezza e una reale incarnazione del proprio ruolo da parte degli studenti, ruolo ben inquadrato in una produzione corale. I corpi si sono liberati in una sorta di drammaticità consapevole e voluta che ha portato alla gioia della scena finale che invita al mordere la vita sotto ogni aspetto e a qualunque costo.
Che messaggio sperate di trasmettere al pubblico con questa rappresentazione?
Il messaggio che speriamo di trasmettere è quello relativo alla capacità e all’efficacia del dialogo tra discipline…come muse che si tengono la mano in una danza circolare e che declinano sotto ogni aspetto il bisogno di creatività che nutre l’essere umano.
Questa coralità delle arti permette quindi l’espressione e il superamento dei tabù che furono già oggetto della riflessione di tutta l’arte dei primi del ‘900.
Dopo questa esperienza, pensate di proseguire con altri progetti che fondano letteratura e arti performative?
Sicuramente proseguiremo questo fruttuoso sodalizio tra la scuola e l’artista, legame che permette agli alunni di prendere coscienza dei propri talenti e permette riflessioni che rendono creativo il loro lato più intimo e personale. Tramite l’approccio multidisciplinare gli alunni si rendono conto che fare letteratura e fare arte sono un’unica cosa e che questa permette di strutturare il pensiero e il loro spirito critico.




Quando la morte bussa alla porta