Luigi Pirandello continua a ispirare nuove generazioni di studenti, che ne esplorano l’opera con approcci innovativi e personali. Gli alunni del Liceo Statale Martin Luther King di Favara hanno dato vita a Dossografia siciliana, un cortometraggio liberamente ispirato alle novelle e ai romanzi dello scrittore agrigentino. Un progetto che non si è limitato a una semplice trasposizione scenica, ma che è stato il frutto di un vero e proprio percorso di studio, scrittura e riflessione, culminato nella realizzazione di un prodotto audiovisivo che ha coinvolto attivamente venti studenti delle classi V I, V B, V H e V A.

Guidati dal professor Calogero Sorce, i ragazzi hanno dapprima approfondito l’opera di Pirandello, poi si sono cimentati nella scrittura di testi ispirati ai suoi temi più emblematici. Successivamente, questi scritti sono stati adattati in sceneggiatura e trasformati in immagini attraverso un lavoro collettivo che ha visto gli studenti impegnati non solo nella recitazione, ma anche nella scelta dei costumi e nella cura della presa diretta.
Il progetto ha preso l’avvio da un’attività di potenziamento promossa dalle prof.ssa Anna Amella e Elisa Sorge, le quali hanno tenuto una serie di lezioni presso le classi IV e V finalizzate all’approfondimento dei personaggi pirandelliani e del pensiero dell’autore, che ha prodotto come esito finale la scrittura di tre racconti ispirati ai protagonisti delle sue opere più importanti.
Dai tre racconti è poi scaturita l’idea di farne una sceneggiatura.
L’esperienza ha permesso di avvicinare Pirandello alle sensibilità contemporanee, mostrando come le sue riflessioni sull’identità, sull’apparenza e sulla condizione umana continuino a essere attuali e universali. Dossografia siciliana è quindi il risultato di un impegno condiviso, in cui gli studenti hanno sperimentato la forza del teatro e del cinema come strumenti di analisi e rappresentazione del mondo.

Prof. Sorce, come è nata l’idea di realizzare un cortometraggio ispirato a Pirandello?
“L’idea è nata dal desiderio di rendere lo studio di Pirandello un’esperienza viva e coinvolgente per gli studenti. Pirandello è un autore straordinariamente attuale, e volevamo dimostrare che i suoi temi—l’identità frammentata, il contrasto tra essere e apparire, la crisi dell’individuo—sono ancora oggi profondamente radicati nella nostra società. Da qui, la scelta di non limitarci a un’analisi teorica, ma di tradurre queste riflessioni in un linguaggio visivo e narrativo che potesse parlare direttamente ai ragazzi”.
Quali sono state le sfide principali nel trasformare i testi degli studenti in una sceneggiatura cinematografica?
“La sfida principale è stata trovare un equilibrio tra fedeltà ai temi pirandelliani e originalità espressiva. I ragazzi hanno scritto testi molto personali, ispirati alle opere di Pirandello ma con una sensibilità contemporanea. Abbiamo dovuto lavorare affinché questi frammenti si intrecciassero in un racconto coeso, mantenendo l’intensità delle idee originarie. Un altro aspetto complesso è stato adattare il linguaggio letterario alla resa cinematografica: la parola scritta e l’immagine parlano in modi diversi, e abbiamo cercato di farle dialogare nel modo più efficace possibile”.

I ragazzi hanno avuto un ruolo attivo non solo nella recitazione, ma anche nella produzione. Come hanno affrontato questo aspetto del progetto?
“Gli studenti si sono dimostrati straordinariamente coinvolti e responsabili. La recitazione è stata solo una parte del loro impegno: hanno curato la scelta dei costumi, la scenografia, la regia e persino la presa diretta del suono. Questo ha richiesto un grande lavoro di squadra e una capacità di adattamento notevole. Alcuni di loro hanno scoperto talenti che non sapevano di avere, mentre altri hanno affinato competenze già presenti. Il progetto è stato un’opportunità per sviluppare creatività, problem-solving e spirito di collaborazione, tutte qualità fondamentali non solo in ambito artistico, ma anche nella vita”.
Quali elementi delle opere di Pirandello avete voluto mettere maggiormente in risalto attraverso il cortometraggio?
“Abbiamo voluto evidenziare il tema dell’identità mutevole e della difficoltà di riconoscersi in un’unica definizione di sé. La frammentazione dell’io, il conflitto tra maschera sociale e interiorità, il contrasto tra ciò che mostriamo e ciò che siamo veramente—questi sono stati i nuclei centrali della nostra narrazione. Inoltre, ci interessava esplorare il concetto di relatività della verità, un tema cruciale in Pirandello: nel cortometraggio, ogni personaggio vede il mondo da una prospettiva diversa, senza che esista un’unica realtà assoluta. In questo modo, Dossografia siciliana è diventato non solo un omaggio a Pirandello, ma anche una riflessione attuale sul nostro rapporto con la realtà e con gli altr”i.
“Per me, la parte più stimolante è stata sicuramente il legame che si è creato tra noi – afferma Elisa Licata -. Questo progetto non è stato solo un lavoro scolastico, ma un’esperienza che ci ha uniti davvero e arricchiti. Passare tanto tempo insieme, confrontarci sulle idee, aiutarci vicendevolmente nelle difficoltà ci ha fatto crescere sia come gruppo che come persone, e ci ha aiutati a conoscerci bene l’un l’altro.
Abbiamo anche capito quanto la cultura possa essere un ponte che collega le persone e di come permetta di vedere le cose con occhi nuovi, occhi diversi.
Il teatro e il cinema rendono la letteratura più viva, più vicina a noi. Recitare e catturare ogni piccolo momento del nostro cortometraggio “Dossografia Siciliana” ci ha fatto entrare dentro la storia in un modo che nessuna lettura da sola avrebbe potuto fare”.
“Sicuramente – dice Angelo Castronovo – si può avviare un’indagine sulla società siciliana partendo dalle opere di Pirandello, che, ovviamente, non è l’unico autore a restituirci un quadro così dettagliato della società siciliana, si pensi a Giovanni Verga o a Luigi Capuana, ma è lo scrittore che, in questo, è più vicino a noi nello spazio e nel tempo. Gli aspetti su cui ci siamo voluti soffermare, in riferimento a opere come La patente, sono: le superstizioni derivanti da false credenze popolari e il peso che le maldicenze possono avere sulla psiche di un individuo in questo caso, Chiarchiaro”.

“Gli elementi che sono stati messi più in risalto – sostiene Giuseppe Castronovo – sono, sicuramente, il concetto pirandelliano di maschera, che percorre tutto il cortometraggio e raggiunge il suo apice nella scena finale, in cui Adriano Meis e Rosario Chiarchiaro scambiano la propria identità”.
“Dopo questa bella esperienza con il Prof. Sorce, che ringraziò per questa possibilità – dichiara Danidel Gallà -, mi porterò dietro la capacità d’improvvisazione e il lavoro di squadra che ha contribuito a creare un clima di compattezza e coesione. L’improvvisazione è stata necessaria perché, avendo pochi strumenti a disposizione, siamo riusciti a finire il progetto in tempi brevissimi: questo mi ha insegnato che anche dal nulla si possono creare cose importanti.
Il lavoro di squadra è stato importante perché abbiamo imparato a cooperare tutti insieme e anche a scendere a compromessi, capacità che reputo importante nella vita e negli studi”.



Pirandello tra ironia e paradosso