L‘Istituto di Istruzione Superiore Don Calogero di Vincenti di Corleone presenta “Ficuzza, antica stazione”, testo teatrale ispirato a L’altro figlio”, un’opera che esplora il concetto di partenza e arrivo come metafore di un percorso di vita.
Secondo il progetto, l’antica stazione rappresenta il punto di partenza per chi cerca un futuro migliore e il luogo di arrivo per chi spera di riabbracciare i propri cari. Nonostante le differenze di epoca e di motivazioni, il corto teatrale evidenzia come ancora oggi ogni partenza sia intrisa sia di profonda malinconia e colma di speranza di un ritorno.
Il progetto è stato realizzato da 12 studenti della V sez. A e III sez. B (Istituto Agrario), sotto la guida della docente referente prof.ssa Anna Maria Petruzzelli.

Che cosa vi ha ispirato a scegliere Ficuzza come titolo simbolico della vostra opera?
L’antica stazione di Ficuzza, distante pochi chilometri da Corleone, è stata per anni un punto di partenze e arrivi grazie al treno a scartamento ridotto che dal 1886 al 1954 ha consentito a numerosi centri dell’interno il collegamento con il resto del territorio.
La linea ferroviaria, ormai dismessa, è stata il punto di partenza della nostra opera in un contesto caratterizzato da un forte flusso migratorio verso il nord.
La stazione, con le sue partenze ed arrivi, diventa un luogo carico di malinconia e al contempo di aspettative.

Quali elementi della novella “L’altro figlio” hanno influenzato la vostra interpretazione?
Uno degli elementi della novella pirandelliana che ha maggiormente colpito i ragazzi e ha influenzato l’interpretazione è stato la disperazione di una madre che ha perso i propri figli pur essendo vivi, la malinconia della lontananza accentuata dalla disperazione derivante dall’impossibilità di rimanere in contatto. La comunicazione tramite la scrittura di una lettera, un modo quasi totalmente sconosciuto ai nostri giovani che porta con sé tante emozioni quando ha un riscontro e tanta tristezza se non ha alcun seguito.
In che modo il progetto rispecchia le esperienze personali degli studenti?
Il progetto, che coinvolge ragazzi diversi per provenienza territoriale, sintetizza quelle che sono le esperienze di alcuni, l’arrivo pieno di aspettative nella nostra terra da una parte, e dall’altra l’ambizione di realizzarsi, soprattutto per coloro che si accingono a conseguire il diploma e intraprendere un nuovo percorso che potrebbe portarli lontano da casa con l’incertezza di un futuro carico di aspettative.
Rappresentare Ficuzza, luogo dell’anima per questi ragazzi, attraverso Pirandello significa fare una foto su un passato non ancora lontano e su un futuro tutto da scrivere; un confine lungo il quale si contrappongono il desiderio di lasciare casa per esplorare nuove possibilità e la voglia di rimanere tra gli affetti rassicuranti dei propri luoghi. Il viaggio come metafora della vita in cui attraversare e percorrere anche i sentieri più impervi per giungere al successo e alla realizzazione.


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