Il teatro, quando sa farsi specchio dell’anima, può restituire alla realtà ciò che spesso le sfugge: l’essenza dietro le apparenze, l’umanità dietro i ruoli. È questo il cuore del lavoro “Lu Cràulu – Dal buio dell’infamia al chiarore della luna”, portato in scena dagli studenti del Liceo Classico e Musicale “Giuseppe Palmieri” di Lecce. Un lavoro che attraversa le novelle di Pirandello (‘La tragedia d’un personaggio’, ‘La patente’, ‘Ciàula scopre la luna’), calandole in un contesto ben preciso: il Salento e Marcinelle degli anni ’50.
In questa rappresentazione, il laboratorio teatrale – da anni una solida realtà della scuola – diventa un ponte tra passato e presente, tra l’incomprensione e il riscatto, tra il giudizio e la verità.
Il progetto ha coinvolto circa 40 studenti (tra attori, ballerine, musicisti) di un gruppo interclasse del primo biennio, guidati dalla professoressa Danila Capozza, dal dott. Paolo Stanca e dalla dott.ssa Gina Pennetta. L’idea alla base dello spettacolo non è solo quella di omaggiare Pirandello, ma di dare nuova voce ai suoi personaggi, inserendoli in un tessuto storico e sociale che richiama le difficoltà e le speranze di chi, tra il Sud Italia e l’Europa del dopoguerra, ha cercato un futuro migliore.
Lu Cràulu incarna le contraddizioni di un mondo che misura il valore delle persone attraverso il pregiudizio e la condanna sociale. I ragazzi del laboratorio teatrale hanno lavorato per restituire la dimensione più intima e sofferta di questi personaggi, sottolineando l’attualità dei loro drammi. Il buio della miniera in ‘Ciàula scopre la luna’, ad esempio, diventa metafora dell’isolamento e dell’invisibilità che ancora oggi molti vivono. Ma la luna, con la sua luce, può ancora essere vista. Può ancora portare meraviglia e speranza.
Valore aggiunto del lavoro è la riflessione sulla lingua operata anche in funzione del recupero del dialetto salentino visto come strumento per conoscere e sperimentare un linguaggio che testimonia la storia locale, la tradizione e le radici culturali del Salento.

Prof.ssa Capozza, il laboratorio teatrale del Liceo Palmieri ha una lunga tradizione. Quale valore ha oggi per gli studenti e per la scuola?
Il laboratorio teatrale è un progetto molto ambito nel nostro liceo perché consente di fondere le due anime della scuola, il liceo classico e quello musicale. Grazie alla collaborazione con la prof.ssa Simona Gubello, docente di canto nel nostro liceo musicale, e con la prof.ssa Marisa Palumbo, responsabile del progetto di teatro-danza, abbiamo realizzato un lavoro articolato e ricco. Lavorare fianco a fianco per riuscire a cogliere e interpretare il senso profondo del testo pirandelliano con parole, musica e coreografie consente agli studenti di sperimentare la bellezza di un lavoro di squadra in cui ciascuno impara a mettere i propri talenti a disposizione degli altri. In un momento storico in cui essere adolescenti significa sentirsi al centro del mondo con un semplice click, ma allo stesso tempo poter essere estremamente soli, scoprire l’importanza del gruppo e della collaborazione costituisce un’esperienza estremamente arricchente.
Il Dirigente Scolastico del nostro liceo, dott. Raffaele Lattante, pur riconoscendo e promuovendo il valore della tradizione, è molto attento alle nuove metodologie didattiche. Lavorare sui testi di Pirandello ha consentito di realizzare quel connubio tra teoria e prassi sempre più sollecitato dalle nuove indicazioni ministeriali. Il laboratorio per gli studenti è stata una preziosa occasione per insinuarsi delle pieghe dell’anima di un grande autore della nostra letteratura, per poterne comprendere il messaggio sempre attuale, entrando nei panni e nel cuore dei suoi personaggi.
Dott. Stanca, il progetto si concentra su tre novelle di Pirandello. Cosa ha guidato la scelta di questi testi e come avete lavorato per renderli attuali?

Si può dire che la scelta sia avvenuta in maniera naturale. Siamo partiti con la lettura comparata delle due versioni della “Patente”, quella narrativa e quella teatrale, analizzando la differenza tra un linguaggio e l’altro. Quest’indagine ha fornito agli allievi un esempio assai significativo del passaggio dalla scrittura narrativa a quella teatrale. Tutto ciò ha permesso loro di cogliere l’idea che l’autore aveva di “efficacia” di un testo destinato alla recitazione rispetto a quello narrativo, fornendo gli strumenti per passare da un linguaggio all’altro.
La lettura e l’analisi del testo di “Ciàula scopre la luna”, che descrive le difficili condizioni di vita degli zolfatari, ha suscitato l’interesse degli allievi sul fenomeno migratorio postbellico del nostro Paese. Hanno voluto approfondire in modo particolare le condizioni di vita di tanti nostri connazionali, che in virtù dell’accordo bilaterale italo-belga, noto come “uomini contro carbone”, furono costretti ad emigrare in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone anguste e buie di Marcinelle, con il sole dell’Italia nel cuore e la speranza di un futuro migliore per loro e le famiglie.
Il trait d’union tra le due novelle è il protagonista, Lobabbo, che prende i panni prima di Chiarchiaro e poi di Ciaula. Per questa ragione gli studenti gli hanno attribuito il soprannome ‘Lu Craulu’ che in dialetto salentino significa corvo e riecheggia il siciliano Ciaula che significa cornacchia. Il laboratorio è stato, infatti, anche occasione per riflettere sull’importanza e la bellezza del dialetto, inteso come memoria storica di un paese, delle sue tradizioni, della sua cultura popolare.
Da ultimo, la lettura della novella “La tragedia d’un personaggio” ha suggerito agli allievi l’idea di sperimentare e mettere in atto due caratteristiche peculiari del teatro pirandelliano come l’abbattimento della “quarta parete” e il “metateatro”. Pirandello, infatti, diventa uno dei personaggi della rappresentazione che entrando dalla sala del pubblico, la percorre tutta e sale sul palcoscenico interpretando un monologo tratto dal testo iniziale della novella.
Gli studenti hanno proposto un’ambientazione negli anni ’50 tra il Salento e Marcinelle. Perché questa scelta e come ha influito sulla messa in scena?
L’ambientazione dei luoghi, tra il Salento e Marcinelle, e la scelta del periodo, gli anni Cinquanta, come già detto, sono strettamente legati al fenomeno migratorio postbellico che ha riguardato il nostro Paese e soprattutto il Mezzogiorno, tra cui il Salento. Nella loro messa in scena gli allievi hanno cercato di rispettare i gusti del tempo nella scelta dei costumi, disegnati da un’allieva, degli arredi, nello studio dei personaggi, della scenografia – il tribunale, la stazione, la miniera -, dei brani musicali e delle coreografie coerenti con l’azione scenica. Gli allievi hanno voluto approfondire i poteri del giudice istruttore negli anni Cinquanta. Alcune allieve interpretano ruoli maschili: i minatori.

Nei testi pirandelliani si affrontano temi come l’emarginazione, l’incomunicabilità, l’dentità. Quali sono stati gli aspetti più sentiti di ragazzi?
Chiarchiaro e Ciaula sono accomunati dall’essere emarginati ingiustamente, dal non essere realmente compresi e questo ha suscitato la riflessione degli studenti che si sono riconosciuti in loro. A tutti capita, almeno una volta nella vita, di non sentirsi compresi e di essere esclusi. Entrando nell’anima dei protagonisti e degli altri personaggi, sono entrati nella propria stessa anima facendo emergere identità a tratti fragili, ma anche capaci di rivendicare la propria autonomia
Ragazzi, che cosa vi ha colpito di più nell’interpretare questi personaggi? Quali difficoltà e quali emozioni avete vissuto?
La difficoltà maggiore è stata entrare nei panni di personaggi adulti, di professionisti seri e rigorosi in cui sulle prime non riuscivamo a riconoscerci. Emozionante è stato, invece, rivestire il ruolo dei minatori, conoscere la tragedia di Marcinelle e la storia di famiglie costrette a separarsi per la necessità di trovare lavoro. Raccontare le vicende dei minatori ci ha fatto riflettere sulla nostra storia e su quanto siano esagerate e fuori luogo alcune nostre lamentele. Purtroppo, non ci rendiamo conto di quanto siamo privilegiati.
Pensate che il teatro possa ancora essere uno strumento per comprendere meglio la società in cui viviamo?
I sentimenti e i desideri che muovono gli uomini sono gli stessi da sempre. Riconoscerli, analizzarli e interpretarli con i personaggi pirandelliani significa poter comprendere meglio in primo luogo se stessi e poi tutti gli altri. In particolare, il teatro di Pirandello ci aiuta a leggere con atteggiamento critico quanto la società ci impone oggi più che mai. L’omologazione, la necessità di apparire, il fraintendimento che spesso si genera tra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono o vogliono vedere sono temi di grande attualità e il laboratorio teatrale ci ha consentito di condividere riflessioni ed esperienze che ci portano senz’altro a leggere meglio la società in cui viviamo.


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