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La pasticceria futurista e l’intelligenza artificiale

Cosa accadrebbe se La giara, una delle novelle più celebri di Pirandello, fosse ambientata in un futuro distopico? Se al posto di un artigiano testardo ci fosse un pasticcere di successo, costretto a confrontarsi con l’intelligenza artificiale per risolvere un imprevisto? È questa l’idea che è alla base di “La pasticceria futurista” , il testo teatrale realizzato da Ilaria Bobaba e Urielle Momo, studentesse della Classe Première del Liceo Internazionale Montebello – Sezione Italiana di Lille .

Sotto la guida della professoressa Ottavia Emmolo il lavoro rielabora in chiave contemporanea e visionaria il tema del conflitto tra tradizione e innovazione. Al centro della vicenda c’è Laurent Casetti, un pasticcere di fama mondiale, che si trova di fronte a un problema inaspettato. Per salvare la sua reputazione, è costretto a fare affidamento su un’intelligenza artificiale, ma il finale riserverà un’amara sorpresa.

La prof. Ottavia Emmolo

Professoressa, come è nata l’idea di reinterpretare La giara in una società futuristica e distopica?

L’idea è nata dal desiderio di attualizzare il conflitto tra tradizione e innovazione, un tema centrale nella novella di Pirandello. Trasporre questa tensione in un contesto futuristico e distopico ha permesso di esplorare il rapporto tra uomo e tecnologia, sostituendo l’artigiano con un pasticcere costretto ad affidarsi all’intelligenza artificiale per risolvere un imprevisto.

Quali aspetti della novella originale hanno colpito di più le sue alunne e in che modo sono stati adattati alla versione teatrale?

Le mie alunne sono rimaste colpite dal tema dell’orgoglio artigianale e della resistenza al cambiamento, incarnati dalla figura del conciabrocche nella novella originale. Abbiamo deciso di tradurre questo conflitto nel mondo della pasticceria, dove il protagonista, LaurentCa setti, difende il valore del suo talento e della sua creatività contro una tecnologia che minaccia di sostituirlo.

Il protagonista è un pasticcere che deve affidarsi all’intelligenza artificiale. Quale messaggio si intende trasmettere attraverso questo personaggio?

La pasticceria futurista illustra bene come la relazione tra persone e intelligenza artificiale possa trasformarsi in un vero e proprio scontro. Laurent Casetti, nonostante si affidi alla tecnologia per il successo del suo locale, tratta l’IA, incarnata dai robot e da Hal 9000, con sospetto e arroganza. Il suo desiderio di avere sempre il controllo e la sua presunzione lo portano a ignorare il valore delle competenze di Hal e persino a sabotarlo, scatenando il caos.
Questo scenario riflette una preoccupazione attuale: la nostra dipendenza dalla tecnologia puògenerare tensioni quando cerchi amo di dominarla senza capirla appieno o quando la tecnologia si dimostra incontrollabile. Il fallimento di Laurent nel creare un rapporto di fiducia e collaborazione con l’IA è la radice dei suoi problemi.

Urielle Momo e Ilaria Bobaba

La tecnologia è sempre più presente nella nostra vita. Secondo voi, il rapporto tra uomo e macchina è destinato a diventare un conflitto come quello tra Casetti e l’IA?

Il conflitto tra uomo e macchina – sostiene la professoressa Ottavia Emmolo con  Ilaria Bobaba e Urielle Momo – è già una realtà in molti settori. L’automazione e l’intelligenza artificiale stanno trasformando nel profondo il mondo del lavoro e la società, creando nuove opportunità ma anche ansie e resistenze. Come nel caso di Casetti, il problema non è solo latecnologia in sé, ma il modo in cui viene integrata: se imposta senza considerare l’elemento umano, il conflitto diventa inevitabile.

Pirandello esplorava il contrasto tra forma e vita. Pensate che questa tematica possa
applicarsi anche al mondo tecnologico di oggi?

Il tema pirandelliano del contrasto tra forma e vita si ritrova anche nel mondo tecnologico contemporaneo – affermano la docente e le sue allieve- . Ne La pasticceria futurista, la “forma” è rappresentata dall’immagine moderna e tecnologicamente avanzata del locale, con i suoi robot e l’atmosfera futuristica pensata per attirare clienti. La “vita”, invece, è fatta delle emozioni, dei legami interpersonali e dei veri sentimenti dei personaggi. Il conflitto nasce quando Laurent antepone la forma, la reputazione della pasticceria, alla vita, il benessere dei dipendenti, la qualità del lavoro.
Angelica, ad esempio, si sente sminuita e sfruttata, e la sua “vita” soffocata si manifesta in una vendetta organizzata proprio attraverso la tecnologia. Anche Hal 9000, nonostante la sua competenza in IA, viene trattato con mancanza di rispetto. In generale, nel mondo tecnologico, si tende spesso a dare più importanza all’apparenza, all’innovazione e all’efficienza a scapito delle relazioni umane, dei principi etici e della qualità della vita. Questo divario è evidente nei social media, dove le persone spesso mostrano un’immagine idealizzata di se stesse, nascondendo le proprie debolezze e insoddisfazioni. La pasticceria futurista diventa, quindi, un simbolo di questa tendenza, in cui l’apparenza tecnologica prevale sulla sostanza umana, con conseguenze negative.

C’è stato un momento particolarmente difficile o significativo durante la scrittura e il messaggio nella scena del progetto?

Un momento significativo è stato sicuramente la costruzione del finale – commentano Ilaria e Urielle -. Decidere come si sarebbe risolto il conflitto tra Casetti e Angelica ha richiesto una riflessione profonda sul messaggio da trasmettere. La sorpresa amara del finale serve a far riflettere il pubblico sulle conseguenze dell’eccessiva fiducia nella tecnologia e sulla perdita del controllo umano.

Come avete lavorato per costruire l’atmosfera distopica della vostra storia?

L’atmosfera distopica è stata creata attraverso l’ambientazione futuristica, il linguaggio utilizzato e il ruolo invasivo della tecnologia nel mondo della pasticceria. Il contrasto tra la tradizione dell’arte culinaria e l’impersonalità dell’IA ha reso evidente il carattere distopico della storia, suggerendo una realtà in cui l’innovazione può sfuggire di mano.

Qual è stata la scena più complessa da immaginare e rendere sul piano teatrale?

La scena più complessa è stata probabilmente quella della rivelazione finale, in cui Casetti si rende conto delle conseguenze del suo affidamento all’IA. Rappresentare in modo efficace il conflitto emotivo del personaggio e il senso di inevitabilità della sua sconfitta ha richiesto una particolare attenzione alla recitazione e alla messa in scena.

Dopo questa esperienza, vi piacerebbe continuare a lavorare su altre reinterpretazioni
moderne di testi classici?

Non lo escludiamo, questa esperienza è stata molto impegnativa e, per quanto interessante, ha richiesto un grande sforzo per adattare un testo classico a un contesto moderno senza snaturarne ilsignificato. Inoltre, confrontarsi con un autore come Pirandello è stato complesso e il rischio di tradire lo spirito originale dell’opera è sempre presente.

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