Con Liolà, la Scuola San Francisco de Asís di Caracas sceglie di portare in scena il Pirandello più luminoso e vitale, quello che oppone la gioia spontanea alle convenzioni che soffocano.
La commedia diventa una celebrazione della vita, della libertà e dell’autenticità, attraverso un personaggio che non si limita a stare dentro la comunità, ma la mette in crisi semplicemente vivendo.
Con leggerezza e ironia Liolà smaschera le ipocrisie, rompe gli equilibri e fa sì che gli altri personaggi mostrino chi sono davvero. La scena ha un tono allegro e mediterraneo. Mescola recitazione e movimento scenico in una storia che dice che la diversità è una forma di resistenza culturale.
Questo adattamento teatrale non vuole dare risposte certe.

Quando si smette di seguire un copione imposto, l’adattamento teatrale chiede che cosa succede al copione nella vita di chi lo segue.
Il coraggio è la chiave per restare fedeli a sé stessi. Il teatro spinge attori e spettatori a trovare il coraggio di essere davvero fedeli a sé stessi.
Ne parliamo con la dirigente della scuola, la professoressa Vita Maria Di Campo.
-Perché avete scelto Liolà, un Pirandello meno “tragico” ma non meno radicale?
“Abbiamo scelto Liolà perché ci permetteva di portare in scena un Pirandello “ad alta energia”: una commedia che celebra la vita, la gioia spontanea e l’autenticità, ma che allo stesso tempo disinnesca, con ironia, l’ipocrisia sociale e le regole che soffocano. Volevamo un testo che parlasse agli studenti e al presente con immediatezza, mantenendo la radicalità del messaggio: vivere davvero è già un atto di rottura”.
– Quali difficoltà e quali libertà comporta lavorare su un personaggio così carismatico e fuori norma?
“La difficoltà principale è stata “governare” il carisma senza trasformarlo in caricatura: Liolà deve essere magnetico, ma mai compiaciuto. La libertà, invece, è enorme: il personaggio autorizza una recitazione più organica, un contatto diretto col pubblico e una verità scenica che non chiede permesso”.

– Quanto è stato centrale il lavoro sul corpo, sul ritmo e sulla coralità della scena?
“È stato centrale il lavoro del corpo, perché la nostra messa in scena vive di ritmo mediterraneo e di coralità: tamburi, movimento, musica sono parti importanti. Nel testo stesso la piazza è festa, musica e comunità; il corpo diventa drammaturgia.
Inoltre, le coreografie – Tarantella Allegra, Bella Ciuri, Limoni di Sicilia – hanno dato una struttura fisica chiara al racconto e al suo tono vitale”.
– In che modo questo progetto ha inciso sulla crescita personale degli studenti?
“Ha inciso su tre leve: disciplina, identità e relazione. Il lavoro di adattamento e messa in scena hanno richiesto costanza e dedizione nella costruzione dei personaggi e nel lavoro d’assemblaggio, questo ha alzato l’asticella di responsabilità personale e collettiva.
Io ho visto che molti studenti hanno scoperto che stare in scena non è solo una performance. Stare in scena è anche ascolto, è anche presenza, è anche cura dell’altro”.
-Cosa pensate che questo Liolà dica al presente, al di là del contesto siciliano originario?
“Dice una cosa attuale: quando smettiamo di seguire i copioni che ci impongono, non diventa tutto più facile, diventa vero. In un tempo pieno di etichette e di aspettative, Liolà porta sul tavolo la domanda: chi sono io quando nessuno mi guarda? E quanta forza serve per restare fedele a me stesso? Mi sembra una domanda che tutti dovremmo farci”.

Impegnati in questa versione di “Liolà” sono stati ragazze e ragazzi della I e della II liceo, assieme a bambine e bambini della III e IV elementare.
Questi gli interpreti: Dante Diz (Liolá), Valeria Peña (Mita), Sofía Hernández (Zia Croce), Ignacio Durán (Don Neli), Alberto Guevara (Simone), Victoria Torres (Luzia), Mariangel Rappeti (Tuzza), Alessia Diz (Nonna), Samuel Del Giorno (Nipote). Nel Corpo di ballo: Estefanía Olivares, Fabiana Mazuera,Sofía Dávila, Sofía Zeiden, Oriana Rodríguez, Vanessa González, Michel Álvarez, Fabiana Cejas, Mariana Salas, José Durán, Diego Pacheco, Alejandro Caripe, Jean Hajjat, Santiago Morales, , Fabrizio Celiz, Angel Torres, Jose Cáceres, Majd Saad.
Abbiamo chiesto a Dante Diz, il protagonista, cosa significa per lui “essere” Liolà e non semplicemente interpretarlo.
“Significa lasciarmi attraversare dalla gioia di Liolà senza paura. Liolà non finge: Liolà ride quando sente, Liolà canta quando il cuore dice a Liolà di cantare, Liolà abbraccia la vita come una sorella. Liolà mi ha ricordato quello che ci insegnano di San Francesco: la vera libertà non è fare quello che voglio, ma amare quello che faccio con tutto il cuore. In scena non ho recitato una gioia, ho condiviso la gioia”.

–Qual è la parte più difficile nel dare corpo a un personaggio così libero e così insolito?
“Capire che la libertà non è disordine. All’inizio credevo che Liolà facesse “quello che gli pareva”, ma ho scoperto che la sua forza sta nel vivere senza maschere. Come San Francesco, che era libero ma sempre attento agli altri: abbracciava il lebbroso, cantava al sole, ma anche ascoltava in silenzio chi aveva bisogno. Liolà mi ha insegnato che essere autentici richiede più responsabilità, non meno”.
–In quali momenti hai sentito che Liolà ti somigliava di più, e in quali di meno?
“Quando gioco con i miei fratelli più piccoli nel cortile di casa, creo storie senza guardare l’orologio e mi sento proprio come Liolà. Ho capito che ci sono momenti di gioia intensa e momenti di calma profonda: come San Francesco che, dopo aver cantato con gli uccelli, si ritirava a pregare. Per me, osservare questi ritmi mi aiuta a crescere. La vita ha bisogno di questi due ritmi. Riconoscere questi due ritmi è segno di maturità”.

– Pensi che tutti possano permettersi la libertà di Liolà?
“A me sembra che tutti abbiamo bisogno di un po’ di libertà, sempre pensando al rispetto del prossimo, perché la vera libertà è scegliere per sè senza imporsi sugli altri”
–Che cosa hai scoperto di te stesso attraverso questo ruolo?
Che posso essere gioioso senza perdere il rispetto, e responsabile senza perdere la spontaneità. Prima pensavo che crescere volesse dire diventare sempre seri. Ma San Francesco — e ora Liolà — mi hanno mostrato che la maturità è saper ridere con il cuore e saper ascoltare in silenzio. Questa è la libertà che desidero coltivare ogni giorno”.

Altrettanto saggi sono gli altri studenti ai quali abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande.
– Ragazzi, che effetto fa stare in scena accanto a un personaggio che rompe continuamente le regole?
“All’inizio noi eravamo un po’ confusi, come se il terreno si muovesse sotto i nostri piedi. A poco a poco noi abbiamo capito che Liolà non rompe le regole per capriccio: Liolà rompe le maschere. Liolà ci ha insegnato che nella comunità noi possiamo essere diversi e restare uniti”.
–Liolà vi è sembrato più destabilizzante o liberatorio?
“Liberatorio. Ha ricordato che l’autenticità è un dono, non un pericolo. La vita ci mette spesso alla prova. Ma noi non abbiamo mai perso la gioia di condividere, di abbracciarci, di cantare insieme. Liolà soffre, ma sceglie di vivere con il cuore aperto. Questo è un modo di essere francescano, anche se non lo sappiamo”.

–Quale personaggio sentite più vicino alla vostra esperienza e perché?
“Ho interpretato una donna del paese – afferma una delle interpreti -. All’inizio la donna giudica Liolà. Alla fine la donna ammira Liolà. Questa donna mi ricorda mia nonna. Mia nonna dice sempre “studiate, rispettate, fate il vostro dovere”. Ma mia nonna è anche la prima ad accendere la musica e a ballare in famiglia. Mia nonna ci mostra che responsabilità e gioia non sono nemiche. Responsabilità e gioia si abbracciano quando c’è l’amore”.
-Pensate che la spontaneità possa essere una forma di responsabilità, oltre che di libertà?
“Sì! Quando sei spontaneo con il cuore pulito, come San Francesco che parlava agli uccelli, dimostri fedeltà a te stesso. Noi sentiamo così: la fedeltà a se stessi è il primo passo per la fedeltà agli altri. La spontaneità falsa cerca l’attenzione; la spontaneità autentica, come la spontaneità di Liolà , invita gli altri a sentirsi liberi”.
–Se questo spettacolo fosse una parola, quale sarebbe?
“VITA. Liolà fa l’impossibile: vivere senza paura, amando ogni istante”.



Oggi si parla di… mettere in atto Pirandello