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Oggi si parla di… mettere in atto Pirandello

Una normale aula scolastica può diventare teatro?
All’Istituto Superiore Sartori-Rosselli di Lonigo la risposta è sì, e passa attraverso Pirandello.

Con il cortometraggio “Oggi si parla di…”, la classe V IM si misura con il pensiero pirandelliano partendo da “Questa sera si recita a soggetto”, trasformando una lezione di italiano in un’esperienza scenica viva, imprevedibile e partecipata. L’idea nasce da una scelta didattica precisa: non spiegare Pirandello, ma metterlo in atto.

La professoressa introduce i ragazzi a un “debate” apparentemente improvvisato, portando in aula oggetti simbolici e lasciando agli studenti la gestione della scena e della parola. La regia, pur presente, è discreta: ciò che conta è il processo, l’attraversamento del pensiero, l’esperienza del dubbio.

Ne nasce un racconto corale che riflette sulle dinamiche di una classe tecnica alle prese con un autore che parla di identità, ruoli, forme e verità. Lo spaesamento iniziale lascia spazio al gioco, all’ascolto, alla possibilità di “essere” altro da sé, anche solo per un’ora. Ma ogni maschera indossata resta una scelta, e ogni scelta apre una domanda.

Il cortometraggio si chiude con un finale volutamente aperto, che richiama uno dei nuclei centrali di Pirandello: Chi siamo davvero quando nessuno ci guarda? E ancora: Quanta verità c’è nello sguardo degli altri su di noi?

Un lavoro che intreccia scuola e recitazione, e che usa il linguaggio audiovisivo per interrogare non solo Pirandello, ma la condizione stessa dello studente, spesso costretto dentro forme che non sempre permettono una piena espressione di sé.

Ne abbiamo parlato con i docenti referenti del progetto, il professor Nicholas Fattori e la professoressa Elena Mazzanotto.

–Perché avete scelto Questa sera si recita a soggetto come punto di partenza per questo lavoro?

“L’aula di scuola rappresenta un terreno fertile, fucina di cultura e creatività, ed il soggetto di quest’opera ha permesso di esprimere perfettamente questo binomio arricchito da un tocco di ingenua spontaneità dato dagli studenti, figurata nell’improvvisazione data dagli attori ribelli”.

–Quanto è stato importante lasciare agli studenti una libertà reale di azione e di parola, anche a costo dell’imprevisto?

“È stato importante perché, aldilà di quanto preventivato dal docente, gli studenti sono stati in grado di creare nuove direzioni di sviluppo dell’argomento trattato. L’idea di non sapere cosa aspettarsi ha dato una spinta importante agli studenti, che sono riusciti a lasciarsi andare nonostante il contesto scolastico”.

–In che modo il linguaggio del cortometraggio ha ampliato o trasformato la riflessione su Pirandello rispetto a una lezione tradizionale?

“Il linguaggio filmico ha permesso di toccare con mano le importanti riflessioni pirandelliane, che sono in tutti noi e in ogni momento della nostra vita. Realizzare una sceneggiatura e poter scegliere le inquadrature ha permesso agli studenti di studiare approfonditamente ed in modo coinvolgente l’autore e le sue opere”.

–Questo progetto ha cambiato, anche solo in parte, il modo di stare in classe degli studenti?

“Decisamente si, ha reso l’aula un palcoscenico di realtà in cui esprimere meglio se stessi”.

–Quanto è pedagogicamente “utile” lo spaesamento, soprattutto in una classe a indirizzo meccanico?

“Dal punto di vista pedagogico lo spaesamento è utile in quanto costringe a soluzioni creative, anche da chi tende a seguire un protocollo definito. È stato piacevolmente sorprendente vedere come dei ragazzi di estrazione tecnica si siano prodigati nell’impegno di un lavoro sicuramente al di fuori della loro quotidianità”.

-Se doveste sintetizzare in una parola ciò che questo lavoro ha restituito agli studenti, quale sarebbe?

“Esperienza”.

Sono una ventina i ragazzi coinvolti e sono alcuni, con la guida dei due insegnanti, sono indicati come autori del copione: Davide Montemezzo, Andrea Michelotto, Elia Roveda, Daniel Soldà, Nicolò Muraro, Tobias Lekocaj, Hatim Librahimi, Alby Poppachan, Cristian Guiotto.

Per tutti, come detto, è stata un’esperienza che li ha incuriositi ed entusiasmati, facendo scoprire loro delle capacità che non credevano di possedere.

– Ragazzi, che cosa avete provato quando vi è stato chiesto di partecipare a una lezione così diversa dal solito?

“L’idea è nata dal prof. Fattori, grande appassionato di cinema. Inizialmente siamo stati sorpresi in quanto la prima parte del progetto ha dovuto prevedere uno studio approfondito dell’autore e delle sue opere, che possono inizialmente essere difficili da interpretare. L’idea di trasportare le nozioni apprese in teatro all’interno dell’usuale aula scolastica è stata una prima volta decisamente riuscita e che, nonostante gli importanti aspetti culturali, ha donato sicurezza in sé e rafforzamento del gruppo classe”.

–Indossare una “maschera” vi ha aiutato a dire cose che normalmente non direste?

“Si, ma nel nostro caso, dove c’è un gruppo classe già affiatato, ha contribuito a rafforzare le relazioni interne. I ruoli sono stati scelti spontaneamente, ognuno guidato dalle proprie inclinazioni e personalità”.

–Vi siete sentiti più voi stessi o più lontani da voi stessi durante il lavoro?

“Decisamente ci siamo sentiti più noi stessi -non lo nascondiamo – con grande sorpresa iniziale anche per noi”.

–C’è una scena o un momento del cortometraggio che vi rappresenta particolarmente?

“I dialoghi nell’interazione iniziale con la docente sono stati completamente ispirati dal nostro rapporto abituale con la prof.ssa Mazzanotto, nostra docente di Italiano e Storia”.

–Pirandello vi sembrava distante prima di questo progetto? È cambiato qualcosa?

“Si, inizialmente Pirandello non è stato semplice da conoscere ed interpretare, analizzandolo con profondità abbiamo riscontrato una grande attualità e verità nelle sue opere, motivo per la quale si è rivelato molto entusiasmante e naturale fare un cortometraggio nonostante non fossimo veri attori”.

–Secondo voi, a scuola o altrove, nella vita di tutti i giorni, indossiamo tutti una maschera? E se sì, perché?

“È difficile stabilire se la nostra immagine sociale coincida con la nostra identità, in quanto anche la necessità di mentire esprime la nostra verità. E molto spesso nella vita di tutti i giorni si dicono bugie. Ma ogni nostra situazione di vita prevede, a volte inconsapevolmente, l’utilizzo di una maschera”.

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